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    Predefinito I martiri spagnoli non erano in guerra con nessuno?

    La beatificazione dei martiri spagnoli è un invito alla riconciliazione

    Afferma monsignor Carlos López, Vescovo di Salamanca


    SALAMANCA, mercoledì, 24 ottobre 2007 (ZENIT.org).- La beatificazione dei 498 martiri spagnoli che avrà luogo domenica prossima, 28 ottobre, è un invito alla riconciliazione e alla pace, ha affermato il Vescovo di Salamanca, monsignor Carlos López.

    Tra i martiri, che hanno dato la vita durante la persecuzione religiosa degli anni 1934, 1936 e 1937, 15 erano originari della provincia di Salamanca: 12 della diocesi di Salamanca stessa e 3 di quella di Ciudad Rodrigo.

    “I martiri non erano in guerra con nessuno e sono morti dando testimonianza di amore e perdono nei confronti di quanti li privavano della vita per il semplice fatto di essere cattolici”, ha affermato monsignor López, secondo quanto riferito in una nota dalla sua diocesi.

    Beatificandoli, “la Chiesa non vuole accusare nessuno, ma presentarli ai credenti di oggi come modelli di fedeltà e alla società spagnola attuale come invito alla riconciliazione e alla pace attraverso l’amore e il perdono senza limiti”.

    Quanto all’idea che l’evento possa riaprire vecchie ferite, il Vescovo ha affermato che “per sua natura” la beatificazione “favorisce la riconciliazione e la cura delle ferite, mostrando che i martiri non le hanno mai avute aperte nel proprio cuore”.

    “La Chiesa coltiva solo la memoria dell’amore e della pace”, ha dichiarato.

    Il Vescovo ha quindi ricordato gli eventi organizzati a Salamanca per l’occasione: “un pellegrinaggio diocesano, presieduto dal Vescovo, per prendere parte alla celebrazione della beatificazione” e “una solenne Eucaristia di azione di grazie nella Cattedrale”.

    Il pellegrinaggio avrà luogo, in aereo e autobus, dal 26 ottobre al 2 novembre. Gli iscritti sono già una cinquantina.

    Fonte: Zenit, 24.10.2007

  2. #2

  3. #3
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    I beati martiri spagnoli erano in guerra sì, contro le legioni di Satana, in quel contesto storico incarnato dal governo laicista e massone spagnolo.
    Questa è la verità. Purtroppo il linguaggio politically correct elimina questo dato per non dispiacere agli eredi di quel governo, oggi, al potere: cioè l'esecutivo Zapatero, che ricalca nella sostanza molti delle politiche anticristiane poste in essere negli anni '30.
    Eliminandosi questa verità non si comprende e si sminuisce lo stesso loro martirio e le ragioni della loro ferma ed eroica opposizione.
    Qui, il governo repubblicano socialista di Manuel Azaña Y Díaz proclamò che “da oggi la Spagna non è più cristiana”, mirando a “laicizzare” lo Stato. La nuova costituzione vanificava ogni potere della Chiesa, la religione cattolica era ridotta al rango d’associazione, senza sostegno finanziario da parte statale, senza scuole, esposta agli espropri; con il decreto 24 gennaio 1932 era dichiarata l’estinzione della compagnia di Gesù e se ne confiscavano i beni; era introdotto, nel 1932, il divorzio e il matrimonio civile ed abolito il reato di bestemmia; circa seimila religiosi furono massacrati. Pio XI reagì duramente con l’enciclica “Dilectissima Nobis” del 3 giugno 1933.

  4. #4
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    PIO XI

    LETTERA ENCICLICA
    DILECTISSIMA NOBIS

    SULL'OPPRESSIONE DELLA CHIESA IN SPAGNA


    Agli Eminentissimi Padri
    Cardinale Francesco Vidal e Barraquer, Arcivescovo di Tarragona,
    Cardinale Eustachio Ilundain e Esteban, Arcivescovo di Hispalis,
    ed agli altri Reverendi Padri
    Arcivescovi e Vescovi,
    e a tutto il clero e al popolo di Spagna.

    Venerabili Fratelli e diletti Figli, salute e Apostolica Benedizione.

    La nobile Nazione Spagnola Ci fu sempre sommamente cara per le sue insigni benemerenze verso la fede cattolica e la civiltà cristiana, per la tradizionale ardentissima devozione a questa Sede Apostolica e per le sue grandi istituzioni ed opere di apostolato, essendo madre feconda di Santi, di Missionari e di Fondatori d’incliti Ordini religiosi, vanto e sostegno della Chiesa di Dio.

    E appunto perché la gloria della Spagna è così intimamente connessa con la religione cattolica, Noi ci sentiamo doppiamente afflitti nell’assistere ai deplorevoli tentativi che da tempo si vanno ripetendo per togliere alla diletta Nazione, con la fede tradizionale, i più bei titoli di civile grandezza. Non mancammo — come il Nostro cuore paterno Ci dettava — di far spesse volte presente agli attuali governanti di Spagna quanto era falsa la via che essi seguivano e di ricordar loro come non è col ferire l’anima del popolo nei suoi più profondi e cari sentimenti che si può raggiungere quella concordia di spiriti la quale è indispensabile per la prosperità di una Nazione.

    Ciò facemmo per mezzo del Nostro Rappresentante tutte le volte che si affacciava il pericolo di qualche nuova legge lesiva dei sacrosanti diritti di Dio e delle anime. Né mancammo di far giungere anche pubblicamente la Nostra paterna parola ai diletti figli del clero e del laicato di Spagna perché sapessero che il Nostro cuore era a loro più vicino nei momenti del dolore. Ma ora non possiamo non levare nuovamente la voce contro la legge, testé approvata, « intorno alle confessioni e Congregazioni religiose », costituendo essa una nuova e più grave offesa non solo alla religione e alla Chiesa, ma anche a quegli asseriti princìpi di libertà civile sui quali dichiara basarsi il nuovo Regime Spagnolo

    Né si creda che la Nostra parola sia ispirata da sentimenti di avversione alla nuova forma di governo o agli altri cambiamenti prettamente politici avvenuti recentemente in Spagna. È a tutti noto, infatti, che la Chiesa Cattolica, per nulla legata ad una forma di governo piuttosto che ad un’altra, purché restino salvi i diritti di Dio e della coscienza cristiana, non trova difficoltà ad accordarsi con le varie civili istituzioni, siano esse monarchiche o repubblicane, aristocratiche o democratiche.

    Ne sono prova manifesta, per non parlare che di fatti recenti, i numerosi « Concordati » e accordi stipulati in questi ultimi anni e le relazioni diplomatiche annodate dalla Sede Apostolica con diversi Stati, nei quali, dopo l’ultima grande guerra, a governi monarchici sono subentrati governi repubblicani.

    Né queste nuove Repubbliche hanno mai avuto a soffrire nelle loro istituzioni e nelle loro giuste aspirazioni verso la grandezza ed il benessere nazionale per effetto dei loro amichevoli rapporti con questa Sede Apostolica od a causa della loro disposizione a concludere, con spirito di reciproca fiducia, sulle materie che interessano la Chiesa e lo Stato, convenzioni corrispondenti alle mutate condizioni dei tempi.

    Anzi, possiamo con sicurezza affermare che da queste fiduciose intese con la Chiesa gli Stati stessi hanno tratto notevoli vantaggi. Infatti, è comunemente risaputo come al dilagare del disordine sociale non si opponga diga più valida della Chiesa, la quale, educatrice massima dei popoli, ha sempre saputo unire in accordo fecondo il principio della legittima libertà con quello dell’autorità, le esigenze della giustizia col bene della pace.

    Tutto ciò non ignorava il Governo della nuova Repubblica di Spagna, il quale, anzi, era a conoscenza delle buone disposizioni Nostre e dell’Episcopato Spagnolo di concorrere a mantenere l’ordine e la tranquillità sociale.

    E con Noi e con l’Episcopato fu concorde l’immensa moltitudine, non solamente del clero secolare e regolare, ma altresì del laicato cattolico, ossia della grande maggioranza del popolo spagnolo; il quale, nonostante le personali opinioni, nonostante le provocazioni e le vessazioni degli avversari della Chiesa, si tenne lontano dalle violenze e dalle rappresaglie, nella tranquilla soggezione al potere costituito, senza dar luogo a disordini e molto meno a guerre civili. Né ad altra causa certamente, che a questa disciplina e soggezione, ispirata dall’insegnamento e dallo spirito cattolico, si potrebbe attribuire con maggiore diritto quanto si è potuto mantenere di quella pace e tranquillità pubblica che le turbolenze dei partiti e le passioni dei rivoluzionari lavoravano a sovvertire, sospingendo la Nazione verso l’abisso dell’anarchia.

    Ci ha quindi recato somma meraviglia e vivo cordoglio l’apprendere che da taluni, quasi per giustificare gli iniqui procedimenti contro la Chiesa, se ne adducesse pubblicamente la necessità di difendere la nuova Repubblica.Da quanto abbiamo esposto appare così evidente l’insussistenza del motivo addotto, da poterne concludere che la lotta mossa alla Chiesa nella Spagna, più che a incomprensione della fede cattolica e delle sue benefiche istituzioni, si debba imputare all’odio che « contro il Signore e il suo Cristo » nutrono sette sovvertitrici di ogni ordine religioso e sociale, come purtroppo vediamo avvenire nel Messico e nella Russia.

    Ma, tornando alla deplorevole « legge intorno alle confessioni e congregazioni religiose », abbiamo constatato con vivo rammarico che in essa fin dal principio viene apertamente dichiarato che lo Stato non ha religione ufficiale, riaffermando così quella separazione dello Stato dalla Chiesa che fu purtroppo sancita nella nuova Costituzione Spagnola.

    Non ci indugiamo qui a ripetere quale gravissimo errore sia l’affermare lecita e buona la separazione in se stessa, specialmente in una Nazione che nella quasi totalità è cattolica. La separazione, chi bene addentro la consideri, non è che una funesta conseguenza (come tante volte dichiarammo, specialmente nell’Enciclica Quas primas) del laicismo, ossia dell’apostasia dell’odierna società che pretende estraniarsi da Dio e quindi dalla Chiesa. Ma se per qualsiasi popolo, oltre che empia, è assurda la pretesa di voler escluso dalla vita pubblica Iddio Creatore e provvido Reggitore della stessa società, in modo particolare ripugna una tale esclusione di Dio e della Chiesa dalla vita della Nazione Spagnola, nella quale la Chiesa ebbe sempre e meritamente la parte più importante e più beneficamente attiva nelle leggi, nelle scuole e in tutte le altre private e pubbliche istituzioni.

    Se un tale attentato torna a danno irreparabile della coscienza cristiana del paese (della gioventù specialmente, che si vuole educare senza religione, e della famiglia profanata nei suoi più sacri princìpi) non minore è il danno che ricade sulla stessa autorità civile, la quale, perduto l’appoggio che la raccomanda e la sostiene presso le coscienze dei popoli, vale a dire, venuta meno la persuasione della sua origine, dipendenza e sanzione divina, viene a perdere insieme la sua più grande forza di obbligazione e il più alto titolo di osservanza e di rispetto.

    Che questi danni conseguano inevitabilmente dal regime di separazione, viene attestato dalle non poche Nazioni che, dopo averlo introdotto nei loro ordinamenti, ben presto compresero la necessità di rimediare all’errore, sia modificando, almeno nella loro interpretazione ed applicazione, le leggi persecutrici della Chiesa, sia procurando, malgrado la separazione, di venire ad una pacifica coesistenza e cooperazione con la Chiesa.

    I nuovi legislatori Spagnoli, invece, noncuranti di queste lezioni della storia, vollero una forma di separazione ostile alla fede professata dalla stragrande maggioranza dei cittadini, una separazione tanto più penosa ed ingiusta, in quanto viene deliberata in nome della libertà stessa che si promette e si assicura a tutti indistintamente. Si è voluto così assoggettare la Chiesa e i suoi ministri a misure di eccezione, che tentano di metterla alla mercé del potere civile.

    Infatti, in forza della « Costituzione » e delle successive leggi emanate, mentre tutte le opinioni, anche le più erronee, hanno largo campo di manifestarsi, la sola religione cattolica, che è quella della quasi totalità dei cittadini, vede odiosamente vigilato l’insegnamento, inceppate le scuole e le altre sue istituzioni tanto benemerite della scienza e della cultura spagnola. Lo stesso esercizio del culto cattolico, anche nelle sue più essenziali e più tradizionali manifestazioni, non va esente da limitazioni, come l’assistenza religiosa negli istituti dipendenti dallo Stato; le stesse processioni religiose, le quali vengono sottoposte a speciali facoltà da concedersi dal Governo e a clausole e restrizioni, e perfino l’amministrazione dei sacramenti ai moribondi e le esequie ai defunti.

    Più manifesta ancora è la contraddizione per quanto riguarda la proprietà. La « Costituzione » riconosce a tutti i cittadini la legittima facoltà di possedere, e, come è proprio di tutte le legislazioni nei paesi civili, garantisce e tutela l’esercizio di così importante diritto derivante dalla stessa natura. Eppure anche su questo punto si è voluta creare una eccezione ai danni della Chiesa Cattolica, spogliandola con palese ingiustizia di tutti i suoi beni. Non si è avuto riguardo alla volontà degli oblatori; non si è tenuto conto del fine spirituale e santo, cui quei beni erano destinati; non si sono voluti in alcun modo rispettare diritti da lungo tempo acquisiti e fondati su indiscutibili titoli giuridici. Tutti gli edifici, vescovadi, case canoniche, seminari, monasteri, non sono più riconosciuti come libera proprietà della Chiesa Cattolica, ma sono dichiarati — con parole che malamente celano la natura dell’usurpazione — proprietà pubblica e nazionale. Anzi, mentre tali edifici — legittima proprietà dei varii enti ecclesiastici — vengono dalla legge lasciati in solo uso alla Chiesa Cattolica ed ai suoi ministri perché siano adibiti secondo il loro fine di culto, si giunge però a stabilire che gli edifici medesimi debbono essere sottomessi ai tributi inerenti all’uso degli immobili, costringendo così la Chiesa Cattolica a pagare tributi su ciò che violentemente le è stato tolto. In tal modo il potere civile ha preparato la via per rendere impossibile alla Chiesa Cattolica anche l’uso precario dei suoi beni; infatti, essa, spogliata di tutto, privata di ogni sussidio, inceppata in tutte le sue attività, come potrà pagare i tributi imposti?

    Né si dica che per il futuro la legge lascia alla Chiesa Cattolica una certa facoltà di possedere, almeno a titolo di proprietà privata, perché anche un così ridotto riconoscimento è reso poi quasi nullo dal principio, subito dopo enunziato, che tali beni « potranno soltanto essere conservati nella quantità necessaria per il servizio religioso ».

    In tal modo si costringe la Chiesa a sottoporre all’esame del potere civile le sue necessità per il compimento della sua divina missione, e si erige lo Stato a giudice assoluto di quanto occorre per funzioni meramente spirituali. È quindi da temersi che un tal giudizio sarà consono agli intenti laicizzatori della legge e dei suoi autori.

    E l’usurpazione non si è arrestata agli immobili. Anche i beni mobili — con particolarissima enumerazione elencati, perché nulla sfuggisse — ossia anche i paramenti, le immagini, i quadri, i vasi, le gioie e simili oggetti destinati espressamente e permanentemente al culto cattolico, al suo splendore e alle necessità che hanno diretta relazione con esso, sono stati dichiarati pubblica proprietà.

    E mentre si nega alla Chiesa il diritto di liberamente disporre di ciò che è suo, perché legittimamente acquistato o da pii fedeli ad essa donato, allo Stato e solamente ad esso si attribuisce il potere di disporre per un altro fine, e senza limitazione alcuna, di oggetti sacri, anche di quelli con speciale consacrazione sottratti ad ogni uso profano, escludendo perfino ogni dovere dello Stato di corrispondere, in tale deprecato caso, qualsiasi compenso alla Chiesa.

    Né tutto ciò è stato sufficiente ad appagare le mire antireligiose degli attuali legislatori. Neppure i templi sono stati risparmiati; i templi, splendore di arte, monumenti esimii di una storia gloriosa, decoro e vanto della Nazione Spagnola; i templi, casa di Dio e di orazione, su cui sempre aveva goduto il pieno diritto di proprietà la Chiesa Cattolica, la quale — magnifico titolo di particolare benemerenza — li aveva sempre conservati, abbelliti, adornati con cura amorosa. Anche i templi — non pochi dei quali distrusse (e nuovamente lo deploriamo) l’empia mania incendiaria — sono stati dichiarati proprietà della Nazione e sottoposti al controllo delle autorità civili, che oggi guidano, senza alcun rispetto verso il sentimento religioso del popolo di Spagna, le pubbliche sorti.

    È dunque ben triste, Venerabili Fratelli e diletti Figli, la condizione creata alla Chiesa Cattolica presso di voi. Il Clero già è stato privato, con gesto totalmente contrario all’indole generosa del cavalleresco popolo spagnolo, dei suoi assegni, violando un impegno preso con un patto concordatario e ledendo la più stretta giustizia, perché lo Stato, che aveva fissato gli assegni, non l’aveva fatto per concessione gratuita ma a titolo di indennità per i beni già sottratti alla Chiesa.

    Anche le Congregazioni Religiose sono ora in modo inumano colpite dalla infausta legge. Si è gettato su di esse l’ingiurioso sospetto che possano esercitare un’attività politica pericolosa per la sicurezza dello Stato, stimolando così le passioni ad esse ostili con ogni sorta di denunce e di persecuzioni: aperta e facile via per giungere a più gravi provvedimenti.

    Esse sono sottoposte a tali e tante relazioni, registrazioni ed ispezioni, che costituiscono moleste forme di fiscale oppressione. Infine, dopo averle private del diritto di insegnare e di esercitare qualsiasi altra attività da cui trarre onesto sostentamento, sono state sottomesse alle leggi tributarie, pur sapendo che, private di tutto, non potranno soddisfare al pagamento delle imposte: altra coperta maniera di rendere loro impossibile l’esistenza.

    Ma con simili disposizioni si viene a colpire, in verità, non i religiosi soltanto, bensì il popolo Spagnolo, rendendo impossibili quelle grandi opere di carità e beneficenza a favore dei poveri, che hanno sempre formato una gloria magnifica delle Congregazioni Religiose e della Spagna Cattolica.

    Tuttavia, nelle penose strettezze a cui si trova ridotto nella Spagna il Clero secolare e regolare, Ci conforta il pensiero che il generoso popolo Spagnolo, anche nella presente crisi economica, saprà degnamente riparare a così dolorosa situazione, rendendo meno disagevole ai sacerdoti la povertà vera che li colpisce, affinché possano con rinnovate energie provvedere al culto divino e al ministero pastorale.

    Ma se ci addolora questa grave ingiustizia, Noi, e con Noi Voi, Venerabili Fratelli e diletti Figli, sentiamo anche più vivamente l’offesa recata alla Divina Maestà. Non fu forse espressione di animo profondamente ostile a Dio e alla Religione Cattolica l’aver sciolto quegli Ordini Religiosi che fanno voto di ubbidienza ad autorità differente da quella legittima dello Stato?

    In questo modo si volle togliere di mezzo la Compagnia di Gesù, che può ben gloriarsi di essere uno dei più saldi sostegni della Cattedra di Pietro, con la speranza forse di potere poi, con minore difficoltà, abbattere in un prossimo avvenire la fede e la morale cattolica nel cuore della Nazione Spagnola, che diede alla Chiesa la grande e gloriosa figura di Ignazio di Loyola. Ma con ciò si volle colpire in pieno — come già altra volta pubblicamente dichiarammo — la stessa Autorità Suprema della Chiesa Cattolica. Non si osò, è vero, nominare esplicitamente la persona del Romano Pontefice; di fatto però si definì autorità estranea alla Nazione Spagnola quella del Vicario di Gesù Cristo: quasi che l’autorità del Pontefice, conferitagli dal Divino Redentore, possa dirsi estranea a qualsivoglia parte del mondo; quasi che il riconoscimento dell’autorità divina di Gesù Cristo possa impedire o menomare il riconoscimento delle legittime autorità umane, oppure il potere spirituale e soprannaturale sia in contrasto con quello dello Stato. Nessun contrasto può sussistere, se non per la malizia di coloro, i quali lo desiderano e lo vogliono, perché sanno che senza il Pastore le pecorelle andrebbero smarrite e più facilmente diverrebbero preda dei falsi pastori.

    Se l’offesa voluta infliggere all’autorità del Romano Pontefice ferì profondamente il Nostro cuore paterno, nemmeno un istante dubitammo che essa potesse, anche minimamente, scuotere la tradizionale devozione del popolo Spagnolo alla Cattedra di Pietro. Anzi, come hanno sempre insegnato l’esperienza e la storia fino a questi ultimi anni, quanto maggiormente i nemici della Chiesa cercano di allontanare i popoli dal Vicario di Cristo, tanto più affettuosamente questi — per provvidenziale disposizione di Dio, che dal male sa trarre il bene — a lui si stringono, proclamando che da lui solo s’irradia quella luce che illumina la via ottenebrata da tanti perturbamenti, da lui solo, come da Cristo, risuonano le « parole di vita eterna »[1].

    Né si appagarono di aver tanto infierito contro la grande e benemerita Compagnia di Gesù, ma hanno voluto con una recente legge dare un altro gravissimo colpo a tutti gli Ordini e Congregazioni Religiose proibendo ad essi l’insegnamento. Si è compiuta così un’opera di deplorevole ingratitudine e di palese ingiustizia. Perché, infatti, la libertà — che a tutti è accordata — di poter esercitare l’insegnamento vien tolta ad una classe di cittadini, rei soltanto di avere abbracciato una vita di rinuncia e di perfezione ? Si vorrà forse dire che l’essere religiosi, cioè l’aver tutto lasciato e sacrificato per dedicarsi proprio all’insegnamento e all’educazione della gioventù come ad una missione di apostolato, costituisca un titolo di incapacità o di inferiorità all’insegnamento medesimo? Eppure l’esperienza sta a dimostrare con quanta cura e con quanta competenza i Religiosi abbiano sempre compiuto il loro dovere, quali magnifici risultati per l’istruzione dell’intelletto, nonché per l’educazione del cuore, abbiano coronato il loro paziente lavoro. Lo comprova luminosamente il numero di persone veramente insigni in tutti i campi delle umane scienze ed insieme esemplarmente cattoliche uscite dalle scuole dei Religiosi; lo dimostra il grande incremento che nella Spagna tali scuole hanno fortunatamente raggiunto, nonché la consolante affluenza degli studenti. Lo conferma infine la fiducia di cui godevano presso i genitori, i quali, avendo da Dio ricevuto il diritto ed il dovere di educare i propri figliuoli, hanno pure la sacrosanta libertà di scegliere coloro che nell’opera educativa debbono efficacemente coadiuvarli.

    Ma neppure nei riguardi degli Ordini e delle Congregazioni Religiose è bastato loro questo gravissimo atto. Si sono altresì conculcati indiscutibili diritti di proprietà, si è violata apertamente la libera volontà dei fondatori e dei benefattori per impossessarsi degli edifici al fine di creare scuole laiche, cioè senza Dio, proprio dove i generosi oblatori avevano disposto che fosse impartita una educazione schiettamente cattolica.

    Da tutto ciò appare purtroppo chiaro lo scopo che si intende raggiungere con simili disposizioni, quello cioè di educare le nuove generazioni ad uno spirito di indifferenza religiosa, se non di anticlericalismo, strappare dalle anime dei giovani i tradizionali sentimenti cattolici così profondamente radicati nel popolo di Spagna. Si vuol così laicizzare tutto l’insegnamento finora ispirato alla religione ed alla morale cristiana.

    Di fronte a una legge tanto lesiva dei diritti e delle libertà ecclesiastiche, diritti che dobbiamo difendere e conservare integri, crediamo preciso dovere del Nostro Apostolico ministero di riprovarla e condannarla. Noi quindi protestiamo solennemente e con tutte le nostre forze contro la legge stessa, dichiarando che essa non potrà essere mai invocata contro i diritti imprescrittibili della Chiesa.

    E vogliamo qui riaffermare la Nostra viva fiducia che i Nostri diletti figli della Spagna, compresi della ingiustizia e del danno di tali provvedimenti, si varranno di tutti i mezzi legittimi che per diritto di natura e per disposizione di legge restano in loro potere, in modo da indurre gli stessi legislatori a riformare disposizioni così contrarie ai diritti di ogni cittadino e così ostili alla Chiesa, sostituendole con altre conciliabili con la coscienza cattolica. Intanto però Noi, con tutto l’animo e il cuore di Padre e di Pastore, esortiamo vivamente i Vescovi, i Sacerdoti e tutti coloro che in qualche modo intendono dedicarsi all’educazione della gioventù, a promuovere più intensamente con tutte le forze e con ogni mezzo l’insegnamento religioso e la pratica della vita cristiana. E ciò è tanto più necessario in quanto la nuova legislazione spagnola, con la deleteria introduzione del divorzio, osa profanare il santuario della famiglia, ponendo così — con la tentata dissoluzione della società domestica — i germi delle più dolorose rovine per il civile consorzio.

    Dinanzi alla minaccia di così enormi danni raccomandiamo nuovamente e vivamente ai cattolici tutti di Spagna che, messi da parte lamenti e recriminazioni, subordinando anzi al bene comune della patria e della religione ogni altro ideale, tutti si uniscano disciplinati per la difesa della fede e per allontanare i pericoli che minacciano lo stesso civile consorzio.

    In modo speciale invitiamo tutti i fedeli ad unirsi nell’Azione Cattolica tante volte da Noi raccomandata; essa, pur non costituendo un partito, anzi dovendo porsi al di fuori e al di sopra di tutti i partiti politici, servirà a formare la coscienza dei cattolici, illuminandola e corroborandola nella difesa della fede contro ogni insidia.

    Ed ora, Venerabili Fratelli e Figli dilettissimi, non sapremmo come meglio concludere questa Nostra lettera, se non ripetendovi che, più che negli aiuti degli uomini, dobbiamo aver fiducia nell’indefettibile assistenza promessa da Dio alla sua Chiesa e nell’immensa bontà del Signore verso coloro che lo amano. Perciò, considerando quanto è avvenuto presso di voi, e addolorati sopra ogni altra cosa per le gravi offese che sono state fatte alla Divina Maestà, con le numerose violazioni dei suoi sacrosanti diritti e con tante trasgressioni delle sue leggi, Noi rivolgiamo al cielo fervide preghiere, domandando a Dio il perdono per le offese a Lui recate. Egli, che tutto può, illumini le menti, raddrizzi le volontà, volga i cuori dei governanti a migliori consigli. A noi arride serena fiducia che la voce supplichevole di tanti buoni figli uniti a Noi nelle preghiera, soprattutto in questo Anno Santo della Redenzione, sarà benignamente accolta dalla clemenza del Padre celeste.

    In tale fiducia, anche per propiziare su voi, Venerabili Fratelli e Diletti Figli, e su tutta la Nazione Spagnola, a Noi tanta cara, l’abbondanza dei celesti favori, vi impartiamo con tutta l’effusione dell’animo l’Apostolica Benedizione.

    Dato a Roma, presso San Pietro, il 3 giugno 1933, duodecimo del Nostro Pontificato.

    PIUS PP.XI
    -------------------------------------------------------------------------
    NOTE

    [1] Cfr. Ioan., VI, 69.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Augustinus Visualizza Messaggio
    La beatificazione dei martiri spagnoli è un invito alla riconciliazione

    Afferma monsignor Carlos López, Vescovo di Salamanca


    SALAMANCA, mercoledì, 24 ottobre 2007 (ZENIT.org).- La beatificazione dei 498 martiri spagnoli che avrà luogo domenica prossima, 28 ottobre, è un invito alla riconciliazione e alla pace, ha affermato il Vescovo di Salamanca, monsignor Carlos López.

    Tra i martiri, che hanno dato la vita durante la persecuzione religiosa degli anni 1934, 1936 e 1937, 15 erano originari della provincia di Salamanca: 12 della diocesi di Salamanca stessa e 3 di quella di Ciudad Rodrigo.

    “I martiri non erano in guerra con nessuno e sono morti dando testimonianza di amore e perdono nei confronti di quanti li privavano della vita per il semplice fatto di essere cattolici”, ha affermato monsignor López, secondo quanto riferito in una nota dalla sua diocesi.

    Beatificandoli, “la Chiesa non vuole accusare nessuno, ma presentarli ai credenti di oggi come modelli di fedeltà e alla società spagnola attuale come invito alla riconciliazione e alla pace attraverso l’amore e il perdono senza limiti”.

    Quanto all’idea che l’evento possa riaprire vecchie ferite, il Vescovo ha affermato che “per sua natura” la beatificazione “favorisce la riconciliazione e la cura delle ferite, mostrando che i martiri non le hanno mai avute aperte nel proprio cuore”.

    “La Chiesa coltiva solo la memoria dell’amore e della pace”, ha dichiarato.

    Il Vescovo ha quindi ricordato gli eventi organizzati a Salamanca per l’occasione: “un pellegrinaggio diocesano, presieduto dal Vescovo, per prendere parte alla celebrazione della beatificazione” e “una solenne Eucaristia di azione di grazie nella Cattedrale”.

    Il pellegrinaggio avrà luogo, in aereo e autobus, dal 26 ottobre al 2 novembre. Gli iscritti sono già una cinquantina.
    Peace and love! Do the love not the war! Famose na canna ora...
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    Beatificazione a Roma di 498 martiri della persecuzione religiosa spagnola

    Annunciata per l’autunno prossimo


    MADRID, lunedì, 30 aprile 2007 (ZENIT.org).- Nell’autunno prossimo verranno beatificati a Roma 498 fedeli delle molte migliaia che diedero la propria vita per amore di Gesù Cristo in Spagna durante la persecuzione religiosa avutasi negli anni Trenta del XX secolo con la Guerra Civile.

    L’annuncio è contenuto in un Messaggio intitolato “Voi siete la luce del mondo (Mt 5,14)”, approvato dall’episcopato spagnolo e pubblicato il 27 aprile al termine della celebrazione a Madrid della sua LXXXIX Assemblea Plenaria.

    Come spiegano i presuli spagnoli nel documento, la beatificazione “contribuirà a far sì che non si dimentichi il grande segno di speranza che costituisce la testimonianza dei martiri”.

    “Tra quelli del XX secolo in Spagna, 479 sono stati beatificati un undici cerimonie a partire dal 1987, e 11 di loro sono già santi”, ricordano.

    Questi 498 martiri hanno dato la vita, in vari luoghi della Spagna, negli anni 1934, 1936 e 1937.

    Fra di essi figurano i Vescovi di Cuenca e di Ciudad Real, vari sacerdoti secolari, numerosi religiosi e religiose, seminaristi e laici, giovani, sposati, uomini e donne.

    Quasi cinquecento riuniti in un’unica celebrazione e, come nelle occasioni precedenti, “ogni caso è stato studiato in sé con la massima attenzione nel corso degli anni”, spiegano i Vescovi spagnoli.

    I presuli ritengono che la beatificazione rappresenti “un momento di grazia per la Chiesa che peregrina in Spagna e per tutta la società”, come “nuovo stimolo per il rinnovamento della vita cristiana” soprattutto “in questi momenti in cui, mentre si diffonde la mentalità laicista, la riconciliazione sembra minacciata nella nostra società”.

    ”I martiri, che sono morti perdonando, sono il migliore incoraggiamento per tutti noi affinché promuoviamo lo spirito di riconciliazione”, sottolineano i membri della Conferenza Episcopale Spagnola.

    “I martiri sono al di sopra delle tragiche circostanze che li hanno portati alla morte – rimarcano –. Con la loro beatificazione si cerca, in primo luogo, di glorificare Dio con la fede che vince il mondo”.

    Tutti hanno in comune il fatto di essere stati “uomini e donne di fede e preghiera, concentrati particolarmente sull’Eucaristia e sulla devozione alla Santissima Vergine”; “erano apostoli e sono stati coraggiosi quando hanno dovuto confessare la propria condizione di credenti; disponibili a confortare e sostenere i propri compagni di prigionia; hanno rifiutato le proposte che significavano sminuire o rinunciare alla propria identità cristiana”.

    I futuri beati “sono stati forti quando erano maltrattati e torturati – ricorda l’episcopato spagnolo –; hanno perdonato i loro assassini e hanno pregato per loro; nel momento del sacrificio, hanno mostrato serenità e profonda pace, hanno lodato Dio e hanno proclamato Cristo unico Signore”.

    [Le biografie e le fotografie dei prossimi beati, così come il loro rapporto con le diocesi attuali, si possono consultare sul libro “Quiénes son y de dónde vienen. 498 mártires del siglo XX en España” (Edice, Madrid 2007)]

    Fonte: Zenit, 30.4.2007

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    Predefinito Un altro messaggio "riconciliante"

    La beatificazione dei martiri spagnoli, messaggio di riconciliazione

    Spiega il Cardinale Antonio Mª Rouco Varela


    MADRID, venerdì, 19 ottobre 2007 (ZENIT.org).- Il Cardinale di Madrid, Antonio Mª Rouco Varela, ha presieduto questo martedì nella cattedrale dell’Almudena un’Eucaristia di preparazione alla prossima beatificazione di 176 martiri della diocesi di Madrid.

    Secondo quanto ricorda nella sua cronaca l'agenzia di notizie “IVICON”, questo gruppo di religiosi e religiose martiri fa parte dei 498 che verranno beatificati a Roma il 28 ottobre prossimo.

    Quelli della diocesi di Madrid appartenevano alle adoratrici, agli agostiniani, ai domenicani, ai marinisti, ai maristi e ai salesiani.

    Alla Messa erano presenti numerosi membri di queste famiglie religiose, inclusi i provinciali e un folto gruppo di sacerdoti che hanno concelebrato con il Cardinale Rouco.

    Durante l’omelia, il porporato ha spiegato che “dei 498 martiri che saranno beatificati, 176 appartenevano alla diocesi di Madrid, anche se solo 3 di loro erano originari di Madrid”; tutti gli altri lavoravano in città nelle loro comunità religiose.

    L’Arcivescovo della capitale spagnola ha sottolineato che la prossima beatificazione è un “simbolo d’amore” e ha ricordato, come dato significativo, quanto fossero giovani i martiri: circa 60 avevano tra i 17 e i 30 anni.

    Antonio Mª Rouco ha segnalato che tutti loro “si erano consacrati”, e questo li ha portati a “vivere il mandato della carità fino alla fine”. In loro, “il martirio fu la conseguenza finale di tutta una vita” di consacrazione come religiosi e religiose.

    “Li hanno uccisi perché confessavano il nome di Cristo” e “hanno dato la propria vita volontariamente, liberamente”, ha osservato. Per questo, assomigliano al Salvatore.

    In un altro passaggio dell’omelia, l'Arcivescovo di Madrid ha auspicato che tutta la diocesi possa ottenere tre frutti da questa prossima beatificazione: “la santità, la testimonianza esplicita e la riconciliazione”.

    Il Cardinale ha poi rimarcato che questi martiri sono morti per Cristo, donando la vita per amore e senza colpa alcuna. Perciò la beatificazione del 28 ottobre prossimo porterà “solo parole di riconciliazione”, ha commentato.

    Al termine dell’Eucaristia, monsignor Rouco Varela ha spiegato che i martiri della diocesi di Madrid appartenevano a congregazioni religiose dedite all’educazione e ha incoraggiato a presentare la figura di questi testimoni della fede “senza apologetica, raccontando semplicemente la loro storia”.

    Fonte: Zenit, 19.10.2007

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    Quasi 500 nuovi martiri spagnoli per la beatificazione più numerosa della storia

    Il 28 ottobre prossimo, in piazza San Pietro


    ROMA, lunedì, 8 ottobre 2007 (ZENIT.org).- Il 28 ottobre prossimo, la Chiesa celebrerà la beatificazione più numerosa della storia elevando alla gloria degli altari quasi cinquecento martiri della persecuzione religiosa che ha avuto luogo in Spagna negli anni Trenta del secolo scorso.

    Lo ha affermato venerdì pomeriggio padre Juan Antonio Martínez Camino, Segretario generale della Conferenza Episcopale Spagnola, in un atto accademico tenutosi in vista di questa beatificazione nell’Aula Magna del Pontificio Istituto Agostiniano, situato nei pressi del Vaticano.

    Il Cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, presiederà quel giorno, in piazza San Pietro in Vaticano, la beatificazione dei 498 martiri del XX secolo in Spagna.

    “Non erano mai stati beatificati tanti servi di Dio in un’unica cerimonia – ha spiegato il portavoce della Conferenza Episcopale –: è la più numerosa della storia”.

    “Dal punto di vista organizzativo, è la prima volta che varie e numerose cause (23), iniziate e portate avanti dalle rispettive postulazioni, sono accolte al servizio offerto dall’Ufficio per le Cause dei Santi, creato dalla Conferenza Episcopale Spagnola, in dialogo con la Congregazione per le Cause dei Santi, per incoraggiare, accompagnare e coordinare il lavoro delle parti, rispettando sempre le competenze di queste ultime”.

    “Dal punto di vista pastorale – ha aggiunto –, praticamente tutte le diocesi spagnole, per ragioni di nascita, vita apostolica o martirio dei nuovi beati, si vedono beneficiate da questa grande festa della fede e della santità”.

    Il Segretario della Conferenza Episcopale ha spiegato che “una beatificazione così numerosa non è stata preparata per coltivare alcuna megalomania. La cerimonia e la festa saranno grandi perché grande è la pagina della storia della Chiesa in Spagna che in esse si riflette”.

    “Sono molti i casi di martirio già riconosciuti dalla Chiesa per questo periodo degli anni Trenta del secolo scorso – ha rivelato –. Con questi nuovi beati si avvicinano già ai mille (per l’esattezza 977, tra cui 11 santi)”.

    “E sono molti i casi suscettibili di essere riconosciuti in futuro – ha proseguito padre Martínez Camino –. Di circa 2.000 sono già avviati i processi. Ed è prevedibile che si continuino a proporre molti altri casi fino ad avvicinarsi, forse, alla decina di migliaia”.

    “La persecuzione religiosa degli anni Trenta del XX secolo ha caratteristiche proprie in Spagna, ma non è un caso isolato né originale spagnolo. Si inserisce nella grande persecuzione subita dai cristiani di tutte le confessioni nel XX secolo nel mondo e, in particolare, in Europa”, ha chiarito.

    “La Chiesa non cerca colpevoli quando beatifica i suoi martiri. Cerca solo la gloria di Dio e il bene degli uomini. Cerca di promuovere la causa di Gesù Cristo, che è la causa dell’essere umano”.

    All’atto accademico è intervenuto monsignor Vicente Cárcel Ortí, studioso della Storia della Chiesa in Spagna, che ha spiegato come la persecuzione religiosa degli anni 1934 e 1936-39 sia stata l’aspetto più negativo della Seconda Repubblica Spagnola. Una pagina buia della storia che si è voluto occultare mescolandolo, confondendolo o giustificandolo con la Guerra Civile, quando in realtà è iniziato due anni prima.

    Papa Pio XI, nell’enciclica “Dilectissima nobis” (3 giugno 1933), denunciò davanti al mondo la situazione di autentica persecuzione religiosa che viveva la Chiesa in Spagna, ha ricordato lo storico.

    “E’ stata la più grande conosciuta nella storia della Spagna, e forse in tutta la storia della Chiesa cattolica. Ci sono stati circa 10.000 martiri per motivi religiosi”, ha osservato.

    Fonte: Zenit, 8.10.2007

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    Martiri della persecuzione religiosa in Spagna, non “della Guerra Civile”

    Pubblicazione di un dossier informativo della Conferenza Episcopale Spagnola


    MADRID, mercoledì, 13 giugno 2007 (ZENIT.org).- I 498 futuri beati della Chiesa cattolica non sono “martiri della Guerra Civile” spagnola, ma “martiri della persecuzione religiosa”, ha specificato il recente dossier informativo dell’Ufficio per le Cause dei Santi e dell’Ufficio Informazioni della Conferenza Episcopale Spagnola.

    Il documento – disponibile all'indirizzo www.conferenciaepiscopal.es – sottolinea il senso di questa celebrazione, che avrà luogo a Roma il 28 ottobre prossimo, con il titolo “Beatificazione di 498 martiri del XX secolo in Spagna”.

    Il rapporto spiega che si contano “molte migliaia di persone che hanno dato la vita per amore di Gesù Cristo in Spagna durante la persecuzione religiosa degli anni Trenta del secolo scorso”. Un secolo “in cui si sono visti perseguitati anche molti altri cristiani in varie parti del mondo”.

    Si ricorda che Giovanni Paolo II diceva che alla fine del secondo millennio la Chiesa era tornata ad essere Chiesa di martiri.

    Tra i futuri beati figurano due Vescovi, 24 sacerdoti diocesani, 462 membri di Istituti di Vita Consacrata (religiosi), un diacono, un suddiacono, un seminarista e sette laici.

    Come sintetizzato nel dossier, in questo nutrito gruppo ci sono due martiri della persecuzione religiosa che ha avuto luogo in Spagna nell’ottobre 1934; 489 hanno subito il martirio nel 1936 e sette nel 1937.

    “Non diciamo, quindi, ‘martiri della Guerra Civile’, il che non è esatto a livello cronologico e tecnico”, sottolinea il documento.

    “Le guerre hanno ‘caduti’ da entrambe le parti. Le repressioni politiche hanno ‘vittime’, dell’uno o dell’altro schieramento. Solo le persecuzioni religiose hanno ‘martiri’ – spiega –, dell’una o dell’altra ideologia, dell’una o dell’altra preferenza – o appartenenza – politica o anche di diverse confessioni religiose”.

    La maggior parte dei martiri è costituita da spagnoli, ma ce ne sono anche 5 nati in Francia – dei Fratelli de La Salle –, un domenicano e un carmelitano in Messico e un agostiniano a Cuba.

    Per gruppi – dai più numerosi ai più esigui –, al momento del martirio avevano tra i 20 e i 30 anni di età 145 futuri beati; molti erano ancora studenti. Tra i 40 e i 50 anni d'età compaiono 107 martiri; 97 avevano tra i 30 e i 40 anni, 72 tra i 50 e i 60.

    Agli estremi ci sono 18 giovanissimi tra i 16 e i 19 anni, 41 martiri tra i 60 e i 70 e 15 tra i 70 e i 78. Di tre non si conosce la data di nascita.

    “Un’ora di grazia”: è il significato, secondo il documento della Conferenza Episcopale Spagnola, di questa beatificazione che verrà celebrata.

    “Contribuirà a far sì che non si dimentichi il ‘grande segno di speranza’ che rappresenta la testimonianza dei martiri”, perché “sono proprio le loro testimonianze a diventare un nuovo stimolo per il rinnovamento della vita cristiana”, sottolinea.

    “L’immensa riserva di testimonianza di fede viva e di perdono eroico che è stata accumulata in tutti loro non smetterà di dare frutti di giustizia e di pace – afferma –. I martiri, che sono morti perdonando, sono il migliore incoraggiamento perché tutti promuoviamo lo spirito di riconciliazione”.

    Fonte: Zenit, 13.6.2007

  10. #10
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    Pur di non scontentare i figli spirituali dei persecutori dell'epoca, vale a dire gli odierni socialisti al potere in Spagna, si arriva - da parte dei vescovi iberici - ad "edulcorare" la storia ed ad affermare che essi morirono nel corso della Guerra civile. Certo, non erano semplici caduti: per questo, infatti, non rileva tanto le modalità in se della morte cruenta, ma le ragioni, in quanto uccisioni compiute in odium fidei.

 

 
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