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Percorsi tra Bulli, Carcere e Comunità - Vincenzo Andraous
 

 

 

1- Percorsi e ricorsi storici: il negazionismo
2- Risposta di Mauro Manno ad Adriana Chiaia. Ovvero dell'elasticità
3- Replica a Mauro Manno. Ovvero dell'unilateralità
4- Replica di Mauro Manno ad Adriana Chiaia
5- Breve nota finale di Adriana Chiaia

 

Replica di Mauro Manno ad Adriana Chiaia

RISPOSTA n° 2 ALLA COMPAGNA  ADRIANA CHIAIA

Non ho problemi a chiamare ‘compagna’ la signora Adriana Chiaia. Lei desidera che io le riconosca la sua lunga militanza di comunista di cui va fiera, evidentemente. E’ un suo diritto e non sarò io a negarglielo. Se ho usato il termine ‘signora’ non è certo con intento offensivo e provocatorio. Non mi considero più ‘compagno’ di nessuno, né d’altronde più bravo di nessuno. Sono un po’ recalcitrante, è vero, ad usare questo termine perché da tempo mi sono prefissato lo scopo di unire contro l’imperialismo quanta più gente possibile di varia provenienza, razza e colore, tendenza e scuole di pensiero. Per questo mi definisco militante antimperialista e sono consapevole del rischio di essere considerato un “compagno di strada” da coloro che dedicano tutti i loro sforzi allo scopo finale della rivoluzione proletaria, magari trascurando di operare oggi contro il nemico incombente. Per me, essere chiamato ‘signor Manno’ va benissimo, è senz’altro meglio di «negazionista» o «sostenitore dei negazionisti» che con i tempi che corrono equivale, non dico nella testa di Chiaia ma nella stampa e nell’ideologia dominante, ad ‘antisemita’ o ‘nazista’ e sottende, sempre secondo il pensiero dominante del nostro tempo (che è ebraico/sionista, checché ne dica la Chiaia), la volontà di sterminio nei confronti degli ebrei. La Chiaia dovrebbe essere più cauta quando lancia certe accuse. Ella sa benissimo come queste accuse vengono recepite. Con gioia e giubilo dai sionisti e dai nostri politici tanto proni e pronti a fare leggi liberticide che il sionismo richiede (e non per difendere la ‘memoria’ o altre baggianate! la Chiaia stia sicura su questo). Con preoccupazione da parte della maggior parte delle persone, anche quelle oneste, che a sentire questo termine si schierano col pensiero dominante. Io invece non nego nulla, io chiedo che si approfondisca tutto. La ricerca storica non può fermarsi. Non ci sono altarini che non si possono scoprire. Sono convinto (mi sto ripetendo) che da ulteriori ricerche e approfondimenti sulla seconda guerra mondiale l’umanità non potrà che giovarsi. Quando dico umanità, non intendo una cosa neutra, intendo proprio l’umanità sofferente, gli oppressi, gli assetati di giustizia, gli uomini di buona volontà, coloro che odiano la guerra e l’imperialismo.

Qualcuno potrebbe dire: ma se difendi la libertà di parola di Faurisson è ovvio che corri il rischio di essere bollato come ‘negazionista’? Te la sei cercata tu! Certo non mi aspettavo altro dai sionisti o dai pennivendoli a loro asserviti. Da una persona, invece, che lotta contro il capitalismo e tutti gli imperialismi mi sarei aspettato maggiore discernimento e cautela. Difenderò sempre la libertà di parola di chi si esprime contro il pensiero dominante, e quindi anche quella di Faurisson. Ribadisco che gli scritti revisionisti di Faurisson non possono essere annullati con la legge borghese e la prigione. Egli ha diritto ad esprimersi. La sua posizione è di rottura rispetto al soffocante e liberticida pensiero dominante. Inoltre, i tre punti dei suoi lavori che ho sottolineato nel mio scritto precedente (mancanza di ordini scritti da Hitler riguardanti lo sterminio, nessuna prova certa sulle camere a gas, non fondamento della cifra ‘intoccabile’ dei 6 milioni di vittime) restano valide.1 Secondo me non si vuole aprire il dibattito su questi ed altri punti perché si vuole fare del giudeicidio, non un fatto storico, ma una religione intoccabile con la quale ricattare l’Occidente. Non solo per giustificare Israele. Il sionismo non teme Faurisson perché lo considera lo storico che proverà senza l’ombra di dubbio che il giudeicidio non è mai avvenuto. Il sionismo non teme cioè che ci sia la possibilità che la storia archivi il giudeicidio come un fatto inventato. Non si vuole aprire il dibattito perché si teme che da esso vengano riesumati scheletri accuratamente nascosti, e sono tanti. Non solo la collaborazione dei sionisti col nazismo e col fascismo e il loro rifiuto di dare un’opportunità di salvezza agli ebrei tramite l’emigrazione verso paesi diversi dalla Palestina. A questo riguardo il seguente paradosso che io noto brevemente nel mio opuscolo e che andrebbe ulteriormente indagato: Dal 1934 al 1939 i sionisti di fatto compravano, con l’accordo economico dell’Ha’avara, gli ebrei tedeschi che accettavano di emigrare in Palestina (quando essi ancora non rischiavano la vita), mentre nel 1942 (quando il pericolo di morte era imminente) gli stessi sionisti fecero di tutto per sabotare (e ci riuscirono) la vendita da parte tedesca degli ebrei europei agli alleati (La natura del sionismo, p. 103). La Chiaia ha riflettuto sulla portata di questo punto? I nazisti nel 1941 proposero la vendita di tutta la merce ebraica tedesca per 250 dollari a capo (a condizione che non andassero in Palestina ma in America e nelle colonie britanniche). Gli alleati, aizzati dai sionisti, non accettarono. Essi per parte loro non volevano immigrati ebraici. Cosa restava agli ebrei dopo il gran rifiuto? La morte.

Riapriamo il dibattito su questo punto e si scoprirà che almeno la metà delle colpe del giudeicidio ricade sugli americani, sui britannici e sui sionisti. La Triplice Intesa Imperialista di oggi!

La versione post bellica di sionisti e alleati può crollare se solo si tira uno dei fili dell’ordito. Basta che si accerti che le vittime non furono i 6 intoccabili milioni e allora si aprirà una richiesta di spiegazioni del tipo: ma allora perché avete insistito tanto e proibito con leggi che si discutesse questo punto? E cosa c’è di altro? Ecc.

Temo che i lettori si stanchino di questo dibattito sul cosiddetto negazionismo e io stesso sono stato a lungo incerto, proprio per questa ragione, se rispondere alla seconda lettera di Adriana Chiaia. Lo faccio solo per approfondire il dibattito sul sionismo oggi.

Mi dispiace ribadire i contenuti del mio opuscolo (fra poco però menerò un fendente tutto nuovo e sorprendente) ma la Chiaia sbaglia quando dice che sfondo “porte aperte”. La porta che apro era chiusa, serrata, era tabù, almeno in Italia. E, lo dico in tutta modestia, gli studi che cita Chiaia (Lannutti, Valabrega, Said, Gaja) non affrontano affatto i due temi che io affronto nel mio opuscolo: l’uso dell’antisemitismo (su cui aggiungerò delle novità tra poco) e la storia vergognosa della collaborazione dei sionisti con il fascismo, il nazismo e gli antisemiti, fino alle loro responsabilità nel giudeicidio. Non è nei loro scritti che ho trovato materiale sulla natura del sionismo e sulla sua concezione dello stato. Naturalmente, chapeau! per questi valorosi e preziosi ricercatori che prima di me (certo non pretendo di essere il primo, né il migliore e spero soprattutto di non essere l’ultimo) hanno affrontato l’argomento Medio Oriente, Palestina e Israele. Perché trascinarmi in questa polemica? Tuttavia sono fiero (ognuno ha il diritto di esserlo per qualche motivo) di aver contribuito ad aprire una porta che era chiusa (in Italia, ripeto). La Chiaia ha fatto bene a smascherare l’uso ipocrita del giorno della memoria. Ma è la punta dell’iceberg e la memoria non viene usata solo per stendere un velo impietoso di silenzio sulle altre vittime (i sovietici, il 24% della popolazione polacca, gli zingari, i partigiani, ecc). In questo senso il giorno della memoria è diventato anche il giorno della dimenticanza.

Tutta la retorica della memoria, è stata (e viene ancora) usata, insieme ai film di Hollywood, i libri di testo nelle scuole, i giornali, i documentari televisivi, l’opera di molti storici compiacenti, i giornalisti servili, per il DOMINIO POLITICO, ECONOMICO E MILITARE SUL MONDO da parte di quella che ho appena chiamato la Triplice Intesa Imperialista di oggi. Secondo la Chiaia io attaccherei esclusivamente quello che lei chiama (lei, non io) l’ «imperialismo sionista». Sarei unilaterale per questo mentre lei invece combatte tutti gli imperialismi. Se io combattessi solo l’ «imperialismo sionista» sarei effettivamente unilaterale. E invece non è così. Io combatto l’imperialismo. Non ho mai parlato d’altronde di ‘imperialismo sionista’, è un termine che la Chiaia mi attribuisce. Ho invece parlato di un rapporto tra USA e sionismo come di un rapporto tra servo e padrone.

La Triplice Intesa Imperialista e il servo-padrone

Si dà infatti il caso che tra le varie forze imperialiste oggi ve n’è una che domina sulle altre. E’ la più pericolosa, il nemico principale. E’sostanzialmente costituito dalle potenze capitalistiche monopolistiche anglosassoni e dal sionismo. Prima di tutto gli Stati Uniti, poi la Gran Bretagna e la sua appendice australiana che fungono da valletti o cagnolini, anche il Canada a volte si accoda. Infine, last but not least c’è il sionismo. Dico il sionismo e non Israele. Credo che USA e sionismo costituiscano il nocciolo duro  di questa alleanza. Gran Bretagna e Australia potrebbero anche staccarsi e forse ri-aggregarsi con quelli che sono i paesi imperialisti straccioni europei o altri o restare per conto loro. I paesi europei sono alleati e concorrenti  degli USA, in forma unitaria o singolarmente. Da alleati, i paesi europei fanno spesso la parte degli amici ‘saggi’ che se protestano con gli Usa è per spiegare al caporione che talvolta esagera.  Il più delle volte, chinano il capo. Poi c’è anche l’imperialismo giapponese che sta tirando la testa fuori dal sacco e anche l’imperialismo russo. Io li combatto tutti. Ma oggi Usa-Gran Bretagna e sionismo sono ben uniti e costituiscono il nemico principale dell’umanità.  All’interno di questa Triplice Intesa Imperialista vi è però quello che ho definito il nocciolo duro, l’hard core della triplice. Un binomio dal militarismo e dall’aggressività virulenti, che con le sue aggressioni e guerre causa centinaia di migliaia di morti ogni anno. Senza contare lo sfruttamento economico a cui i suoi finanzieri e capitalisti sottomettono i lavoratori e i popoli del mondo. Nella Triplice Intesa Imperialista è nata la svolta ultra-liberista che poi è stata imposta al resto del mondo.  Paesi capitalisti o imperialisti straccioni l’hanno accolta favorevolmente perché garantiva possibilità di più brutale sfruttamento. I paesi del terzo mondo sono stati costretti ad accettarla. Sfruttare le contraddizione tra la Triplice Intesa Imperialista e gli altri paesi imperialisti è importante ma è soprattutto importante sostenere la lotta di chi si oppone direttamente alle sue mire, i palestinesi, i libanesi, gli iracheni e i popoli e nazioni, come l’Iran, il Venezuela o Cuba, i quali vanno stringendo i legami tra di loro. Anche nei nostri paesi è importante la lotta contro questo mostro. E’ ovvio che solo con la lotta e l’argomentazione si riuscirà a fare in modo che i paesi come l’Italia non si allineino sempre con USA e sionismo. Per esempio, se la mobilitazione popolare riuscisse a costringere il governo a ritirare le truppe dall’Afghanistan, ciò costituirebbe una notevole vittoria. Lo stesso vale per la base di Vicenza. Se con la lotta si riuscisse a evitare l’ampliamento della base americana, sarebbe un’ottima cosa. Una crisi dell’alleanza atlantica e un maggiore isolamento di USA-sionismo aiuterebbe la lotta dei popoli. Queste sono ovvietà e le ribadisco solo per mostrare quanto ingiusta è l’accusa di unilateralismo. Ho sentito altre volte questo tipo di argomentazioni. Quando si profferisce questa specie di accusa, cioè di combattere esclusivamente l’«imperialismo sionista», si fa solo un piacere al sionismo, che calunnia i suoi critici rimproverandoli di prendersela solo con Israele e gli ebrei, per ‘antisemitismo’ naturalmente. Ancora una volta la Chiaia (per timore di apparire ‘revisionista’ o peggio ‘antisemita’?) presta il fianco. Deve essere ben chiaro che chiunque osi mettere in dubbio il pensiero dominante, chiunque osi attaccare la Triplice Intesa Imperialista e accennare minimamente al ruolo e al posto del sionismo in essa sarà accusato di ‘antisemitismo’, è inevitabile. Io non ho paura e voglio affrontare il toro per le corna. Chi si oppone alla Triplice Intesa Imperialista sarà chiamato nuovo Hitler, nazista, sterminazionista, islamofascista, antisemita. I paesi che non saranno decisi e pronti nell’attaccare i nemici della Triplice Intesa Imperialista saranno accusati di appeasement, di essere favorevoli a una nuova Monaco (1938), cioè di essere favorevoli a una politica di concessioni e non di guerra anche nucleare verso i nuovi ‘nazisti’. Come si fa a non vedere che tutte queste accuse sono in perfetto accordo, perfino nella terminologia, con l’interpretazione dominante della Seconda Guerra Mondiale e la religione dell’olocausto?

Veniamo ora ai rapporti tra USA e sionismo, il nocciolo duro della Triplice Intesa Imperialista. Nella precedente lettera (mi si scusi la ripetizione) scrivevo:

Per i sionisti, “servire” non vuol dire fare esattamente quello che dicono i serviti  padroni. Il sionismo ha un suo piano proprio e lo persegue usando il potere che serve. La potenza “servita” è transitoria, il progetto sionista resta. È un servo-padrone (avrebbe detto Goldoni oggi) e non un semplice servo come può esserlo un qualunque regime arabo filoamericano o le dittature sudamericane degli anni Sessanta e Settanta. Anche il padrone americano non é semplicemente un padrone, è diventato a sua volta un servitore visto che è giunto a fare guerre per conto di Israele (Iraq e forse Iran). Come può essere ciò? Come può il sionismo servire le potenze imperiali e nello stesso tempo servirsi di esse?

Per questo c’è la lobby ebraica o, meglio, le lobby ebraiche. Il sionismo è molto, molto di più dell’occupazione della Palestina e della pulizia etnica dei palestinesi. Sionismo e lobby ebraiche sono due aspetti della stessa medaglia. Insieme hanno elaborato la religione dell’olocausto e lo specifico discorso sionista che abbiamo sopra delineato; l’una e l’altro sono strumentali sia al sionismo, sia a quella che è oggi la potenza imperiale su cui esso si è incrostato: l’imperialismo americano.

Insomma oggi chi determina la politica guerrafondaia e aggressiva in Medio Oriente? E la lobby ebraica, sono i neoconservatori sionisti. Lo dice anche George Soros, che di sionismo se ne intende.

In un suo articolo recentemente pubblicato,2Soros lamenta che

“l’attuale politica dell’amministrazione Bush non viene nemmeno dibattuta negli Stati Uniti. Mentre altre zone calde del mondo sono argomento di libera discussione, la critica delle nostre politiche verso Israele viene messa assolutamente a tacere”.

La causa delle scelte politiche sbagliate dell’amministrazione Bush e del soffocamento del dibattito sulla politica americana in Medio Oriente

“si trova nella dilagante influenza dell’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), che influisce fortemente su entrambi i partiti Democratico e Repubblicano. La missione dell’AIPAC è di assicurare il sostegno americano a Israele ma negli anni recenti si è spinto  oltre ogni limite. Si è alleato strettamente con i Neoconservatori ed è stato un entusiastico sostenitore dell’invasione dell’Iraq. Ha esercitato attivamente la sua attività di lobbying per ottenere la conferma di John Bolton quale ambasciatore USA alle Nazioni Unite. Continua ad opporsi ad ogni dialogo con un governo palestinese che abbia al suo interno Hamas. Ancora più di recente, è stato tra i gruppi di pressione che sono riusciti a imporre alla direzione del partito Democratico di lasciar cadere la condizione che il Presidente ottenga la preventiva approvazione del Congresso per poter attaccare l’Iran”.

Non c’è solo l’AIPAC che strongly affects sia il Partito Democratico che quello Repubblicano, vi sono altre organizzazioni sioniste come il JINSA, l’ADL, ecc, comunque quella di Soros mi pare un’affermazione che la dice lunga sul peso della lobby in America. Una lobby che “influisce fortemente” sui due unici partiti americani non è cosa da nulla nella cosiddetta democrazia statunitense. Quando poi Soros afferma che l’AIPAC si è closely allied con i neoconservatori, non dice tutta la verità. Non si tratta di ‘alleanza stretta’ ma semmai di diretta emanazione, nel senso che i neoconservatori sono l’AIPAC e la lobby ebraica/sionista oggi. I neoconservatori sono quasi tutti ebrei e prima di andare al governo con Bush operavano nei vari centri di “studi” strategici filo-israeliani da sempre finanziati e diretti dall’AIPAC. Quanto all’invasione dell’Iraq, l’AIPAC non l’ha solo sostenuta entusiasticamente ma l’ha progettata. Basta andarsi a rileggere il famoso documento intitolato “A Clean Break” (un taglio netto) scritto da Netanyahu e da David Wurmser. Tutti sappiamo chi è Netanyahu e conosciamo il suo legame con i neoconservatori USA e i cristiano-sionisti del Bible Belt; su David Wurmser se ne sa un po’ meno, allora basta ricordare che dopo essere passato per vari think tanks dell’AIPAC, dopo aver fatto il suo lavoro al Project for New American Century (PNAC) accanto a Netanyahu appunto, e al fianco di Cheney e Rumsfeld, è approdato quale primo stratega (per il Medio Oriente) nel gruppo dei collaboratori del vicepresidente degli Stati Uniti. Il PNAC è anch’esso una creazione della lobby e ha avuto, fin dalla sua nascita negli anni ’90, il compito di attrarre al suo interno quanti più politici conservatori americani (non ebrei) possibile per portarli sulla linea della destra israeliana di Netanyahu e Sharon. L’operazione è riuscita perfettamente perché oggi nell’ala politica conservatrice americana vi sono due linee contrapposte, quella sionista che è dominante e quella generalmente denominata “realista”. Gli estensori del documento “The Israel Lobby”, M&W, e il comitato bipartisan Baker-Hamilton sono i principali rappresentanti dei conservatori “realisti” e stanno cercando di porre rimedio alla catastrofica politica propugnata dai neoconservatori, dall’AIPAC, da Israele e applicata, coi risultati che conosciamo, dall’attuale presidente G.W. Bush.

Il documento “A Clean Break” fu elaborato nel 1996 e proponeva già allora l’invasione dell’Iraq e tutta la strategia del Grande Medio Oriente.

Un’altra ammissione interessante di Soros è quella che attribuisce all’AIPAC le pressioni sulla dirigenza del partito Democratico perché fosse concessa al presidente la possibilità di attaccare l’Iran senza ottenere prima l’approvazione del Congresso. Ammissione di una certa gravità. L’iniziativa è partita effettivamente dall’AIPAC ed ha avuto successo. In quanto poi agli altri “gruppi di pressione” che avrebbero sostenuto questa stessa posizione, Soros non ne cita nessuno, e io personalmente non ne conosco e sfido chiunque a nominarne qualcuno.

Soros alza anche per noi il velo che copre (ma non nasconde affatto) la principale tattica della lobby che l’ha portata a dominare il Congresso. Afferma:

“La lobby pro-israeliana è stata straordinariamente vittoriosa nel sopprimere ogni critica. Se i politici sfidano il suo potere lo fanno a loro rischio e pericolo a causa dell’abilità della lobby di influenzare le contribuzioni politiche (si tratta dei denari della lobby, ndt). Quando Howard Dean chiese nel 2004 una politica più equilibrata nei confronti di Israele, le possibilità di una sua nomina (contro Kerry, ndt) furono grandemente danneggiate (…). Gli accademici trovano sbarrate le possibili vie di una promozione e gli esperti dei Think Tanks si vedono ritirare i finanziamenti quando vanno oltre la linea stabilita. In seguito alle sue critiche della politica repressiva israeliana in Cisgiordania, l’ex-presidente Jimmy Carter ha subito la perdita di alcuni  finanziatori del suo centro (…) Penso che oggi sia cominciato in questo paese un processo assolutamente necessario di riesame della politica americana nel Medio Oriente; ma questo processo non può fare molta strada finché l’AIPAC conserverà una potente influenza (powerful influence) sia nel partito Democratico che su quello Repubblicano. Alcuni dirigenti del partito Democratico hanno promesso che si daranno da fare per un cambio di direzione ma non possono mantenere questa promessa finché non saranno in grado di resistere agli ordini (dictates) dell’AIPAC”.

Soros sta dicendo che la lobby ebraica, con i suoi denari e la sua pressione ideologica, controlla il sistema politico americano. Io dico che in questo modo il servo è diventato padrone.

Secondo me, USA-sionismo troveranno la loro morte in Medio Oriente e l’ora non è lontana. Sento a volte il mio lato cinico rallegrarsi del dominio sionista sugli Stati Uniti. Dopo tutto la stupidità imperialista americana ha portato Washington a fidarsi della lobby ebraica, di Israele, degli ebrei neoconservatori e del sionismo in generale e conseguentemente si è lasciato invischiare in guerre mediorientali che stanno causando la sua crisi, compreso la crisi economica. Gli Usa devono perdere la guerra in Iraq e la stanno perdendo. Il mio cinismo però mi spinge a pensare che sarebbe bene che questa guerra (o eventualmente altre) inchiodi (o inchiodino) i GIs nei deserti arabi e nel Golfo Persico. Un lento dissanguamento della bestia è un bene per l’umanità. Poi penso che gli iracheni, i palestinesi, i libanesi stanno pagando un prezzo troppo alto. Vorrei che anche in Occidente si partecipasse alla lotta e si sollevassero i popoli del Medio Oriente dal pesante tributo di sangue che stanno versando. Per questo considero mio compito principale unire quante più persone possibile nell’opposizione alla Triplice Intesa Imperialista e alle sue guerre. Ma ci vuole chiarezza e nessuna sottovalutazione del sionismo, di quell’elemento cioè che nel binomio, nel nocciolo duro della Triplice, resta sempre nell’ombra.

A chi ritiene che gli USA, appoggiando Israele, stiano solo perseguendo i loro scopi strategici in Medio Oriente, risponde Tony Karon, un ebreo antisionista, che scrive :

“La politica americana verso Israele e i suoi vicini è grottescamente a favore non solo di Israele, ma addirittura dei suoi impulsi più auto-distruttivi. Per questo è una politica pericolosa per gli interessi degli Stati Uniti (…). Lo squilibrio a favore di Israele è mantenuto e protetto sostanzialmente dagli sforzi lobbistici di una vasta struttura politica pro-israeliana”

E ancora:

“L’argomento secondo il quale la scomparsa di Israele non danneggerebbe sostanzialmente gli interessi nazionali degli Stati Uniti è un argomento del tutto legittimo in un contesto realistico, privo di emozioni: Israele non salvaguarda alcun interesse vitale degli Stati Uniti ma rappresenta più un pericolo che un vantaggio se si guardano le cose con una ampia visione strategica del Medio Oriente. Coloro che sostengono che Israele è un vantaggio per gli Stati Uniti riescono a indicare a sostegno della loro posizione soltanto alcuni vantaggi tattici, per esempio, i servizi di intelligence israeliani riescono a infiltrare meglio i gruppi radicali di quanto riescono a fare gli americani. Non c’è dubbio. Ma sul piano strategico questi vantaggi vengono annullati dal fatto che, appoggiando incondizionatamente Israele e il suo regime di occupazione dei Palestinesi, gli Stati Uniti rendono virtualmente impossibile per qualsiasi dirigente arabo di associarsi fino in fondo e apertamente con gli obiettivi americani”.3

Cito Karon, dopo Soros, non solo perché sono ebrei e quindi non possono essere definiti ‘antisemiti’ ma perché essi mi aiutano a sottolineare come oggi a condurre la danza della coppia hard core Stati Uniti-sionismo, sia proprio il sionismo, per quanto paradossale ciò possa sembrare a qualcuno. E’ proprio così, l’America domina economicamente e militarmente il mondo ma il suo governo e le sue istituzioni statali sono dominate dal sionismo, suo alleato, servo-padrone.

Ancora sull’«antisemitismo» (ma questa volta, cose nuove)

 La maggior parte degli ebrei di oggi non sono semiti e non discendono da Abramo, Isacco e Giacobbe. Non è un altro paradosso, ma è la verità storica (anche questa taciuta dai sionisti).4 Arthur Koestler, ebreo ‘marxista’ a parole ma sionista di fatto, scrive che vi erano

“numerosi insediamenti cazari nel tardo Medioevo in Crimea, in Ucraina, in Ungheria, in Polonia e in Lituania” e afferma che oggi “emerge il quadro più ampio di una migrazione di tribù e di comunità cazare verso quei paesi dell’Europa orientale – in particolare la Russia e la Polonia – nei quali vennero a trovarsi all’alba dell’evo moderno le più cospicue concentrazioni di ebrei. Ciò ha indotto numerosi storici a formulare l’ipotesi che una buona parte se non la maggioranza degli ebrei orientali del mondo intero, siano di origine cazara e non semitica”.5

Gli ebrei di origine cazara non sono altro che gli Askenaziti. La parola indica gli ebrei orientali ma proviene dal termine biblico Askenaz, col quale si indicavano le regioni del Caucaso. I cazari, una volta convertitisi all’ebraismo, l’adottarono come nuovo nome.

Quando usa il termine ‘ipotesi’ e parla di ‘buona parte se non maggioranza’ degli ebrei orientali,  Koestler manifesta una prudenza tutta ebraica. La scoperta dell’origine degli askenaziti è infatti sconvolgente e gravida di conseguenze. In realtà non è più una ‘ipotesi’ ma un fatto storico accertato e riconosciuto e non da ‘numerosi storici’ ma da tutti quelli che si sono occupati della questione, compresi storici ebrei. Infine è certo che ben più di ‘buona parte’ degli ebrei moderni siano di origine cazara. Si deve parlare della stragrande maggioranza come fa l’Enciclopedia delle Religioni della Garzanti (2000), la quale fornisce le seguenti cifre: Askenaziti: 15 milioni; Sefarditi: 700.000. Un sefardita per ogni 22 askenaziti.6 Koestler, d’altronde, fornisce la stessa stima (per gli anni Sessanta): 11 milioni gli askenaziti e 500 000 i sefarditi. Sempre un sefardita per ogni 22 askenaziti.7  La prudenza di Koestler è la stessa di quella dei dirigenti e intellettuali sionisti attuali. Egli nota infatti come anche l’edizione del 1973 dell’Encyclopaedia Judaica “affronti in una sezione a parte l’argomento degli «ebrei cazari dopo la caduta del regno» e che questa sezione sia […] scritta con il chiaro intento di evitare traumi ai lettori (ebrei, ndt) che credono nel dogma della stirpe eletta”.

L’Encyclopaedia Juidaica riporta:

“I caraiti [setta tradizionalista ebraica] di lingua turca che si trovano in Crimea, in Polonia e altrove hanno affermato di essere imparentati con i cazari, e ciò trova forse conferma anche nelle testimonianze tratte dal folklore e dall’antropologia, oltre che dal linguaggio. Sembra esistere un considerevole numero di prove che attestano la presenza costante in Europa di discendenti di cazari”.8

Si dice e non si dice, anzi … non si vorrebbe dire! Si dichiara che i caraiti ‘hanno affermato’, che ‘forse’ le loro affermazioni trovano conferma, poi si parla di numerose , anzi ‘considerevoli prove’. L’imbarazzo è grande e si capisce perché. Ammettere che la stragrande maggioranza degli ebrei attuali, gli askenaziti appunto, è di origine turco/tartara e non semitica, che provenga dalle steppe della Russia meridionale e dell’Ucraina e non dalla Palestina, è un brutto rospo da ingoiare per chi rivendica la terra dei palestinesi come propria. Il sionismo, tra l’altro, è nato e si è sviluppato nell’Europa dell’Est, “in Crimea, in Ucraina, in Ungheria, in Polonia e in Lituania”, proprio presso i discendenti dei cazari. Essi dovrebbero rivendicare semmai le steppe dell’Asia, sempre che si voglia far valere l’assurda idea che si possa rivendicare oggi una terra dove i propri antenati hanno vissuto qualche migliaio di anni fa e poi sono emigrati o si sono assimilati o si sono dispersi.

Uno dei più radicali sostenitori della provenienza cazara degli ebrei è il professore di storia ebraica medievale all’Università di Tel Aviv, A.N. Poliak, autore del libro Cazaria, pubblicato in ebraico nel 1944 e ristampato nel 1951, nel quale egli scrive che i fatti richiedono

“un nuovo tipo di impostazione sia del problema relativo ai rapporti tra l’ebraismo cazaro e le altre comunità, sia nel considerare fino a che punto si possa ritenere questo ebraismo [cazaro]  il nucleo del grande insediamento ebraico nell’Europa Orientale […] I discendenti di questo insediamento – quelli che rimasero dov’erano, quelli che emigrarono negli Stati Uniti o in altri paesi, e quelli che sono andati in Israele – costituiscono oggi la grande maggioranza degli ebrei di tutto il mondo”.9

Poliak si pronuncia decisamente a favore del carattere cazaro del grande insediamento ebraico in Europa Orientale da cui provengono gli ebrei americani e quelli d’Israele (complessivamente il 95% degli ebrei di oggi), e riunisce un mucchio di prove al riguardo. Il suo libro è la dinamite che fa saltare in aria la mitologia sionista, alla quale prestano fede gli ingenui goyim. Poliak è categorico: gli ebrei “che sono andati in Israele” sono i “discendenti” del “grande insediamento ebraico dell’Europa Orientale” cioè dei cazari. I loro antenati non sono mai stati in Palestina e prima di convertirsi all’ebraismo, intorno al 740 d.C., seguivano una forma di religione sciamanica. Quando apparvero nella storia, nel V secolo dopo Cristo, erano riuniti in tribù nomadi. Infatti il nome, cazari, “deriva dalla radice turca gaz «errare», e vuol dire appunto «nomade»”.10 La  loro lingua originaria era “un dialetto ciuvascio derivato dal turco, che sopravvive ancora nella repubblica sovietica autonoma dei ciuvasci”.11 Il linguista Paul Wexler ha dimostrato che la lingua moderna degli askenaziti, lo yiddish, che ha una base lessicale tedesca, si è formata in seguito a una lenta sostituzione dei termini originari con termini tedeschi (ri-lessificazione). La lingua cazara medievale parlata dagli ebrei al tempo delle loro emigrazioni verso l’Ucraina, la Polonia, la Lettonia e l’Ungheria (XI-XIV sec.), oggi scomparsa, era fatta di antichi termini turchi, slavi, ungheresi ecc.12

Con quale diritto quindi gli askenaziti e i sionisti rivendicano la Palestina? Secondo il loro stesso ragionamento essa appartiene ai semiti e quindi ai palestinesi che sono veri semiti e discendenti dei cananei e dei filistei e … degli ebrei palestinesi assimilati.

Ma la scoperta dell’origine turco/tartara degli askenaziti ha un’altra paradossale importantissima conseguenza.

Sempre secondo Koestler il fatto che gli antenati degli askenaziti “non provengono dal Giordano ma dal Volga, non da Canaan ma dal Caucaso, ritenuto un tempo la culla della razza ariana;” e quindi che “dal punto di vista genetico sarebbero … più strettamente legati alle tribù degli unni, degli uiguri e dei magiari (ungheresi) che al seme di Abramo, Isacco e Giacobbe” significa che “il termine «antisemitismo» diverrebbe privo di significato, basato su un malinteso condiviso sia dai carnefici sia dalle vittime. A mano a mano che emerge lentamente dal passato, la vicenda dell’impero cazaro va somigliando sempre più a una farsa, la più crudele che la storia abbia mai inscenato”.13

La farsa crudele della storia è naturalmente il giudeicidio nazista. I discendenti dei cazari, più ariani che semiti, proclamandosi “popolo eletto” del seme di Abramo, hanno subito sofferenze enormi per “un malinteso condiviso” con i loro persecutori. Un malinteso determinato dalla confusione tra caratteristiche genetiche e religione. E’ chiaro che questa vicenda distrugge un altro mito ebraico di oggi: quello dell’eterno ‘antisemitismo’ che li perseguiterebbe. Il 95% degli ebrei di oggi, gli askenaziti, che non sono semiti, continuano a proclamarsi tali e nella storia hanno accettato di subire le persecuzioni antisemite invece di operare per definire una volta per tutte la loro appartenenza ai popoli dell’Est ed operare per la propria integrazione tra di essi. L’idea di appartenere al popolo di Abramo, nel senso genetico-razziale, idea ormai bollata come falsa e ridicola dalla storia, impedisce agli ebrei di de-etnicizzare, per così dire, la loro religione ed integrarsi tra i popoli con i quali hanno tanto a lungo vissuto. Potenza del convincimento ideologico! Malgrado la sofferenza e le persecuzioni, gli ebrei continuano su questa strada e tra di loro i sionisti che giustificano il progetto politico del “ritorno” a Sion e dell’espulsione dei palestinesi dalla Palestina proprio con l’antisemitismo, lo fanno con un antisemitismo “privo di significato”, come dice lo stesso Koestler, e frutto di un “malinteso” e cosa ancora più grave, “condiviso” con i loro “carnefici”. Questo combacia perfettamente con la tesi centrale del capitolo sull’antisemitismo del mio opuscolo. I sionisti, per convincere gli ebrei a seguirli nella loro follia colonialista, cercano di utilizzare l’antisemitismo (e questo malinteso antisemitismo) invece di combatterlo o denunciarlo come falso. Tutto ciò basterebbe per far dubitare la gente onesta della pretesa superiore intelligenza del “popolo eletto”.

Ma c’è di più. Oggi Israele e i sionisti, seguiti dalla quasi totalità della comunità ebraica mondiale e dai goyim “filoebraici” accusano gli arabi e i palestinesi di opporsi a Israele per odio razziale, cioè per «antisemitismo». Convincere l’Occidente di questa balorda idea è lo scopo specifico dell’intenso lavoro di tanti pubblicisti sionisti e in particolare del MEMRI (Middle East Media Research Institute).14 Se c’è odio da parte araba e palestinese contro Israele (e non contro gli ebrei in generale) è solo perché questo stato ha occupato la Palestina espellendone i suoi abitanti. Di solito gli arabi e gli amici dei palestinesi rispondono che questa accusa è ridicola dal momento che gli arabi sono semiti e che accusarli di «antisemitismo» non ha senso. Essi ricordano che, nella storia, il mondo arabo ha sempre accolto gli ebrei dopo la loro espulsione dalla penisola iberica. Prima della nascita dello stato ebraico, nel mondo arabo/islamico non ci sono stati problemi con gli ebrei (contrariamente a quanto avveniva in Europa). Tutto vero, ma bisogna mettere in risalto che essendo gli ebrei al 95% non semiti, il paradigma va rovesciato. Sono proprio gli askenaziti, falsi discendenti di Abramo, che si dimostrano i veri antisemiti di oggi nel loro odio verso i palestinesi e gli arabi il cui semitismo non può essere contestato.

Il vero e autentico antisemitismo di oggi è l’odio verso l’arabo, il nordafricano, l’islamico. I veri antisemiti sono coloro che negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Francia e nel nostro paese perseguitano, disprezzano aggrediscono gli emigrati provenienti dal mondo arabo oppure i cittadini americani, inglesi, francesi e italiani di origine semitica.

Coloro che militano per la giustizia e contro il razzismo in Occidente devono cambiare la loro tradizionale visione dell’antisemitismo, per farla corrispondere alla realtà dei fatti e della storia. Devono liberare la loro mente di una visione basata su un “malinteso” di cui sono in parte responsabili gli stessi ebrei, avendolo nel passato condiviso con i loro carnefici e che oggi continuano a mantenere in vita per giustificare il sionismo e Israele.

La grande visione umanistica, fondata sui risultati della ricerca storica, che deve animare ugualmente coloro che lottano per i valori dell’uguaglianza, della giustizia sociale, della solidarietà (quella che era una volta la “sinistra”) e gli uomini di buona volontà che sono impegnati per la fratellanza tra gli uomini perché tutti figli dello stesso Dio (i cristiani veri), ci invita a rigettare ogni forma di antisemitismo contro i popoli semitici, gli arabi e a condannare i più antisemiti di tutti: gli askenaziti.

Per quanto riguarda gli askenaziti, la stessa grande visione umanistica ci invita a rivolgere loro parole di ragionevolezza affinché respingano il “malinteso” che condividono con i loro persecutori e cessino di voler essere le vittime di un antisemitismo che non li concerne. Essendo i discendenti, non del “popolo eletto”, ma di molto meno sacre tribù nomadi turco/tartare respingano l’idea balorda, razzista e nociva (soprattutto per loro) di essere il “popolo eletto”. Respingano soprattutto il sionismo. Questo rappresenterebbe l’uscita dalla loro condizione di “eccezionalità” e “superiorità” dove religione e etnia coincidono. Sarebbe il rientro nei ranghi della normalità umana dell’assimilazione, della vita comune, del rigetto di ogni tipo di pregiudizio razziale o etnico.

Sull’autentico antisemitismo, quello contro gli arabi e gli islamici, oggi la Triplice Intesa Imperialista, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e i sionisti, stanno conducendo in Medio Oriente una politica di guerra e di sterminio. In nome della lotta e dell’impegno antirazzista, per amore della pace e dell’amicizia tra i popoli, bisogna fermarli. Questo è il compito impellente che ci aspetta.

Due parole su Sarkozy

Adriana Chiaia dice che non le interessa se Sarkozy sia ebreo o meno. Anche qui, credo che si dimostri vittima dell’idea sionista che chi identifica un ebreo per ebreo è un ‘antisemita’. Io sono uno che lo fa ma con una piccola aggiunta. Di solito, parlando di un ebreo che si oppone al sionismo uso i termini “ebreo antisionista” o “anti-israeliano”. Sono ben contento di farlo perché apprezzo molto gli ebrei antisionisti e li considero coraggiosi combattenti per la pace e la giustizia. Quando invece parlo di “ebreo sionista” o “neoconservatore” sto parlando di un nemico dell’umanità, di un difensore dell’ingiustizia verso i palestinesi, di un guerrafondaio. Nel mio modo di vedere, “ebreo neoconservatore” è peggio di “ebreo sionista”. Vi sono dei sionisti per così dire di “sinistra”, i quali credono però in tutta la mitologia ebraico/sionista, la storiella del “popolo eletto”, la storiella dell’essere l’ “eterna vittima dell’antisemitismo”, la discendenza da Abramo e la provenienza dalla Palestina. Sono questi miti che li spingono ad appoggiare Israele a costo di lacerare (talvolta) la propria coscienza morale. “Ebreo neoconservatore” o “ebreo neoconservatore sionista” è l’ebreo che si identifica totalmente in Sharon, che non ha mai scrupoli di coscienza, che gode nel massacrare (quando può) gli arabi perchè li considera spazzatura umana o “racaille”.

Siccome però a me gli scrupoli di coscienza dell’ebreo di “sinistra” interessano molto poco e invece vedo che, in ultima analisi, sionisti di “destra” o di “sinistra” si ritrovano sempre insieme nella difesa di Israele e del suo razzismo, ritengo che non ci sia molta differenza tra i due tipi di sionisti.15

La storia del sionismo “socialista” e di quello di “destra” è una storia di complementarietà, non di conflitto. Le divergenze sono state sempre tattiche mai strategiche. Lascio agli ingenui goy farsi ingannare dal un sionismo e di recriminare l’altro.

Il primo congresso mondiale sionista (Basilea, 29 agosto 1897, esattamente 110 anni fa) approva le seguenti decisioni:

1) incoraggiamento sistematico della colonizzazione della Palestina.

2) l’organizzazione e la federazione di tutto il giudaismo mondiale dei vari paesi mediante società locali e federazioni generali nei limiti consentiti dalle leggi.

3) il rafforzamento della coscienza nazionale del popolo ebraico.

4) iniziative volte a ottenere dai governi il consenso per perseguire i fini del sionismo.

Lasciamo per un attimo il punto 1 che è chiaro e limpido e analizziamo i punti 2,3,4. Cosa significano? Vogliono dire che gli ebrei dei vari paesi non appartengono a quei paesi, non sono una minoranza nazionale ma un popolo diverso che vuole organizzarsi in un’unica struttura mondiale con federazioni e società locali nei vari paesi. Le varie società locali e federazioni lavorano per perseguire i fini del sionismo. In ogni paese i sionisti lavorano per il sionismo e (oggi) per Israele. Se un sionista giunge al governo del paese in cui vive, cosa è tenuto a fare? Cosa farà? Perseguirà “i fini del sionismo” ! Alla faccia dei goyim che lo hanno votato. Se l’ebraismo fosse una religione non ci sarebbe niente di male per un suo adepto a perseguire i fini di questa religione. Ma il sionismo è riuscito a pervertire la religione ebraica in una struttura mondiale che opera, sopra le nazioni, gli stati, ecc, per i suoi fini, che sono politici, che non hanno nulla di religioso ma hanno molto a che fare col potere e col denaro nel mondo. All’inizio della sua storia, il sionismo, fu condannato come pericoloso e sovversivo dalla maggior parte degli ebrei, in particolare dai rabbini ortodossi. Nel mio opuscolo riporto alcune citazioni di religiosi che condannarono il sionismo perché dava ragione alle accuse degli antisemiti nei confronti degli ebrei, che cioè erano un popolo diverso e operavano per i loro interessi e non per quelli della nazione in cui vivevano.16

Dopo la fondazione dello stato ebraico e ancor più dopo la vittoria del 1967 in cui Israele schiacciò gli eserciti arabi, il sionismo è diventato il credo politico (in diverse forme, e con diverse accentuazioni) della stragrande maggioranza degli ebrei del mondo. Sono rimaste piccole sacche di resistenza antisionista: gli ebrei religiosi di Naturei Karta e gli ebrei laici che si pronunciano a favore di uno stato unico e democratico per ebrei e palestinesi.

Cosa c’entra tutto ciò con l’ebreo neoconservatore Sarkozy?

Questo personaggio non è certo un sostenitore di uno stato unico e democratico in Palestina. E’ un sostenitore accanito di Israele, un sionista della prima ora, un anti-arabo (antisemita) e un anti-islamico. Non mi meraviglio che come ministro degli interni francese abbia “definito «feccia, spazzatura» i giovani immigrati di seconda generazione dei quartieri ghetto parigini (le banlieues), in rivolta per le loro condizioni di povertà ed emarginazione”. Come la stessa Chiaia ci ricorda. I giovani immigrati sono in gran parte nordafricani.

Secondo la Chiaia, oggi, Sarkozy manifesta “una certa indipendenza della Francia dall’Unione Europea”.  Cito l’intera frase: “In quanto alla sua politica estera, il recente successo diplomatico con la Libia di Gheddafi (non esattamente un paese filo-israeliano), ottenuto mediante lo scambio della libertà per le infermiere bulgare contro la fornitura di tecnologie nucleari (naturalmente buone e a scopo pacifico, mentre sono cattivissime e foriere di guerra atomica quelle dell’Iran), dimostra una certa indipendenza della Francia dall’Unione Europea”.

Qui la Chiaia prende una cantonata di calibro. Secondo me ciò avviene sempre per la sua sottovalutazione del sionismo. La Libia di Gheddafi era fino a poco tempo fa, per la Triplice Intesa Imperialista e per l’Occidente, uno stato canaglia. La Libia è l’unico paese arabo che si pronuncia per uno Stato unico e democratico in Palestina, contro la strategia perdente dei “due stati”. Il paese, accusato, secondo me ingiustamente (la riapertura del processo Lokerbye sembra provarlo), di un attentato ad un aereo della Pan Am, è stato prima bombardato con bombe vere e proprie, poi con i germi di una malattia degli ovini che ha quasi distrutto i suoi allevamenti, infine è stato sottoposto a severe sanzioni che hanno danneggiato la sua economia. Recentemente Gheddafi ha ceduto. E’ venuto a patti con gli Stati Uniti e con la Gran Bretagna. Ha dovuto rinunciare alle sue ricerche nucleari (ha chiesto in cambio e ottenuto l’uso dell’energia nucleare civile), ha dovuto mettere sotto il controllo della Triplice i suoi programmi difensivi. E’ stato così riaccolto nella “comunità internazionale”. La vendita di armi (antiquate) e di energia nucleare civile da parte della Francia prova esattamente quello che ho affermato nel mio scritto precedente. Queste due cose sono in perfetta conformità con l’ “accordo” che la Triplice Intesa ha imposto a Gheddafi. L’Inghilterra ha già venduto armi alla Libia, poco prima della faccenda delle infermiere bulgare. Ora è il turno della Francia. Perché ora e non prima, quando alla presidenza francese vi era l’infido Chirac? Adesso la Triplice si fida pienamente dell’ebreo conservatore Sarkozy; egli ha portato la Francia sotto l’influenza sionista e merita un premio. Può vendere lui armi e energia nucleare all’ex stato canaglia, anche perché la Casa Bianca non può farlo direttamente. Vi sono riserve da parte dell’Aipac sulla vendita di armi ai paesi arabi. C’è una legge americana che rende difficile l’esportazione di combustibile nucleare a paesi terzi. I problemi con il contratto (di esportazione di energia atomica) firmato da Bush con l’India e  le riserve del Congresso stanno a provarlo.

Allora ecco che un amico fidato giunge all’Eliseo e ti risolve il problema. Sono certo che l’askenazita Sarkozy si adopererà nel controllo dell’uso libico dell’energia nucleare per conto della Triplice; eserciterà anche la sua supervisione sull’acquisto di armi da parte del ministero della difesa di Tripoli. Finché c’era Chirac una cosa del genere non sarebbe successa. La Triplice non voleva premiare Chirac e la sua politica estera. Se Chirac difendeva gli interessi della Francia (oh pardon, dei capitalisti francesi), Sarkozy difende gli interessi del sionismo anche se gli industriali francesi dell’energia nucleare e degli armamenti fanno i loro buoni affari. Questo meraviglia qualcuno? I sionisti sanno unire il loro interesse generale agli interessi specifici degli altri paesi, d’altronde se non facessero così non riuscirebbero a imporre il loro potere.

“Come la mettiamo con le previsioni di Manno?” si chiede a Chiaia. La mettiamo bene, rispondo. Rispetto a Sarkozy, a mio modesto avviso, è più dignitosa una politica francese che non entra nei calcoli del sionismo. Non è il socialismo ma è meglio della situazione attuale. I legami col sionismo sono il boa constrictor che prima o poi ti stringe alla gola e ti soffoca, sono la serpe velenosa che scaldi in petto e prima o poi ti morde. Sarkozy è l’agente del sionismo in Francia. I francesi, che hanno saputo rigettare il trattato ultraliberista dell’Unione Europea, oggi sono caduti dalla padella nella brace. Vedrete che Sarkozy adesso opererà per l’ingresso della Turchia nell’Unione (una richiesta della Triplice e il primo passo per l’ingresso di Israele), adotterà una visione “europeista” annacquata, all’inglese e in particolare alla Blair, come torna comodo alla Triplice e ai finanzieri di New York. Il nuovo presidente è già impegnato nella costituzione di una sottostruttura economica euro-mediterranea (gli arabi non entreranno mai nell’Unione), dove Israele la farà da padrone e potrà anche allargare i suoi commerci nel mercato nordafricano e mediorientale dove oggi si fanno pochi affari. Non ci vuole molto a capire, basterebbe riflettere sulla natura del sionismo e leggersi i discorsi tenuti da Sarkozy a Herzlya (Israele) prima della sua elezione. Basterebbe vedere i documenti prodotti dalla lobby pro-israeliana presso il parlamento europeo, di recente fondazione.17

Io sono contrario a questo tipo di allargamento dell’Unione. Sono naturalmente favorevole alla liberazione assoluta e totale di tutti i popoli europei da tutte le forme di oppressione ideologia, politica ed economica. Al più presto possibile. Ma nel frattempo ci vogliamo opporre ai piani sionisti e della Triplice? Cosa diciamo a chi al comunismo non è interessato? Vogliamo cercare di contrastare almeno il nemico principale oggi e ora costruendo un fronte contro di esso? Cosa proponiamo al posto di un’Europa asservita al sionismo? Diciamo che l’Europa è capitalista e che vorremmo un’Europa socialista e niente altro? Io oggi mi accontenterei di vedere l’Europa operare per la costituzione in Palestina di uno stato unico e democratico per ebrei e palestinesi. DOPO la nascita di questo stato, proporrei la sua adesione a pari titolo nell’Unione Europea assieme a tutti gli altri paesi rivieraschi del Mediterraneo. Sarebbe una sconfitta cocente della Triplice e un grande passo in avanti sulla via di un mondo più giusto. In questa lotta c’è posto per chi si propone lo scopo finale del socialismo.

In Italia, Andreotti è Craxi, che io non santifico, si sono opposti in parte e timidamente al dominio sionista e allo strapotere americano. Oggi Berlusconi, Fini, Prodi, D’Alema, Rutelli e Fassino (per nominarne solo alcuni) si comportano in altro modo. Col sionismo e gli USA sono dei pavidi. Cedono alla Triplice Intesa Imperialista, si inchinano alla religione dell’olocausto e piangono (oltretutto lacrime ipocrite) ai film hollywoodiani sull’olocausto, pagano tributo a Israele e al sionismo, si lasciano dire quello che i dirigenti israeliani vogliano che dicano (è successo a Prodi durante la visita di Olmert in Italia). E il nostro presidente sente il bisogno di chiamare ‘antisemiti’ gli antisionisti. Non è dignitoso. A questi politici ma soprattutto a chi li vota indico un’alternativa di maggiore dignità.

E con questo credo di aver risposto alla polemica sul “futuro di dignità del nostro paese.”

Non risponderò invece ad altre lettere di Adriana Chiaia, per non annoiare i lettori e perché credo che queste polemiche, che non sono stato io ad iniziare, nuocciono alla causa per cui mi batto. Sono disponibile invece ad un dibattito diretto e in pubblico sull’imperialismo, sul sionismo, sulla lobby ebraica in America e altrove in ogni momento e in ogni luogo con la Chiaia e con chiunque altro.

 

1 Faccio notare che questi tre punti non sono stati negati nemmeno da storici di sinistra come Losurdo e Orsi i quali a Teramo hanno dato loro spiegazioni ma non li hanno potuti confutare. Per le camere a gas hanno parlato di altre ‘testimonianze’ (come la Chiaia d’altronde) ma quanto a proporre prove irrefutabili, niente da fare. Anzi, essi hanno decisamente escluso che il numero delle vittime del giuicidio possa raggiungere la cifra dei 6 milioni.

2 George Soros, On Israel, America and AIPAC, www.nybooks.com/articles/20030#fnr4 .

4 I sionisti non “negano”, non fanno “revisionismo”; semplicemente tacciono su tutti gli aspetti impresentabili della loro storia. Creano dei bellissimi miti ad usum stultorum Goyiorum. Se qualcuno ficca il naso nei loro scheletri o nei loro panni sporchi e tira fuori la verità, cercano di annientarlo accusandolo subito di «antisemitismo» anche se si tratta di un ebreo, come è successo a Finkelstein e a Ilan Pappe.

5 Arthur Koestler, La tredicesima tribù, UTET, Torino, 2003, p. 7.

6 Le Garzatine, Religioni, Milano, 2000,alla voce Giudaismo, pp. 326-7.

7 Ibidem, p. 146.

8 Ibidem, p. 8

9 Citato in A. Koestler, Op. Cit., p. 8.

10 Ibidem, p. 12.

11 Ibidem, p. 12. La repubblica sovietica dei ciuvasci, oggi non è più sovietica, ovviamente. Ricordiamo inoltre che i turchi si stabilirono in quella che è oggi chiamata Turchia, ma che allora era Impero Bizantino, nel XIII secolo.

12 Paul Wexler, Khazars, “What Yiddish teachs us about the role of the Khazars in the Ashkenazic ethnogenesis”, vedi: http://www.israelshamir.net/Contributors/Contributor17.htm

13 Ibidem, p. 8.

14 Sul MEMRI e la lobby ebraica in generale vedi il mio intervento Lobby ebraica, dopo Soros, un tabù infranto? alla conferenza La storia imbavagliata, Atti del Convegno dell’Università di Teramo 17-19 aprile 2007. Prezzo del volume di 390 pagine, € 20. Pubblicato da GRUPPO 21&33.

15 Non metto in dubbio la sincerità delle convinzioni dei primi sionisti di sinistra, i seguaci di Ber Borochov, che credevano ingenuamente che si potesse essere sionisti e rivoluzionari ad un tempo. Furono ben presto emarginati e la loro ingenuità ha solo contribuito a edificare l’attuale Israele, che di socialismo non ha proprio niente.

16 La natura del sionismo, pp. 22-23, pp. 27-28.

17 Vedi: Ynetnews.com, 30 giugno 2006, / European Jewish Press (EJP)  11 settembre 2006, / All Headline news, 6 settembre 2006 e inoltre: http://insider.washingtontimes.com/articles/normal.php?StoryID=2006071, http://electronicintifada.net/v2/article3600.shtmlhttp://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3268868,00.html

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