GLOBALIZZAZIONE E POLITICA
Di Gianfranco Cordì, dottorando di ricerca, Università
degli studi di Catania
Il capitalismo.
Il sistema economico che caratterizza il periodo precedente il
secolo XIX° è fondato sul rapporto - personale e concreto
- fra le parti che sono protagoniste della singola negoziazione.
Questo sistema economico viene generalmente definito come economia
diretta.Per tutto il periodo in questione, riguardo ai modi della
produzione, la costante è quella della produzione di tipo
artigianale. Con l'epoca moderna ( a livello filosofico e scientifico
) accade che il razionalismo prende il posto della tradizione. Sul
piano politico: la Rivoluzione Francese impone quasi dappertutto
il trionfo del modo di governo liberale-borghese. E' appunto la
borghesia quella nuova classe sociale di cui gli avvenimenti del
1789 hanno favorito l'ascesa. Da quel momento in poi la società
non risulta più rigidamente divisa in due strati: da una
parte i signori, la nobiltà, i ceti privilegiati e gli artigiani,
dall'altra la massa del popolo, i contadini, i merciai ed i poveri.
Adesso la classe borghese comincia a estendere il suo potere e la
sua influenza anche ai ceti superiori. L'agricoltura, parallelamente,
si libera dai suoi rapporti feudali. Una massa sempre crescente
di coloro che un tempo erano semplici coltivatori ( coloni e piccoli
affittuari ) si trasforma ora in salariati. Costoro non verranno
più collegati in maniera schematica al possesso fondiario
( ed all' autosufficienza economica ) ma saranno visti sempre di
più come disponibili ad intraprendere anche attività
extragricole. Il possesso non verrà più ad essere
identificato con la terrà tout court; anche il denaro diventa
un bene ambito. Nello stesso momento, è dal secolo XVIII°
che l'Inghilterra, come nazione, ha un ruolo preminente nell'ambito
del commercio coloniale. Il 1780 è approssimativamente l'anno
in cui questa congiuntura muta in modo radicale. Sinteticamente,
il cambiamento più notevole ( quello che segnerà più
profondamente il successivo XIX° sec. ) si verifica ad un alto
livello di generalità. Una parte considerevole di tutta la
vita economica del tempo si sposta verso l'orbita della cosiddetta
economia di mercato. Il rapporto fra le parti, protagoniste di una
contrattazione, è adesso impersonale. Il denaro ( valore
di scambio ) sostituisce definitivamente la proprietà fondiaria
quale simbolo immediato del valore sociale. L'impresa artigiana
perde il suo predominio per essere sostituita dalla fabbrica. L'
economia diretta non è più il sistema economico che
caratterizza il periodo storico. Interviene ( a mutare, in maniera
irreversibile il corso della storia ) una circostanza particolare
di natura economica. A causa dell'aumento della domanda ( situazione
che ha avuto inizio già nel XVIII° sec. ) e dell'ulteriore
intensificarsi dei commerci si verifica una crescita dei costi di
produzione. Ecco che diventa necessario effettuare un aumento della
stessa produzione. In sostanza: il mercato è in espansione.
Per rendere più duttile il lavoro ( più rapido e migliore
) è necessario escogitare degli accorgimenti ( di natura
tecnologica ) che allarghino la forza della produzione. All'inizio
del XIX° sec., in Inghilterra è, perciò, introdotta
sul mercato tutta una serie di macchine nuove. L'avvio del processo
si verifica nell'industria cotoniera. L'aumento della domanda dei
manufatti di cotone ( nella maggior parte dei casi provenienti,
fino a quel momento, dall'India ) stimola gli industriali inglesi
a sostituire le merci indiane con le proprie. L'asse della produzione
si sposta così in Europa. A causa dei decreti di recinzione
delle terre pubbliche, i contadini vengono espulsi dalle campagne.
Si rende disponibile una elevata riserva di manodopera che può
essere impiegata utilmente nella produzione tessile in espansione.
Queste due sono le condizioni che Karl Marx individua come tipiche
della cosiddetta " accumulazione originaria del capitale ".
Sta per nascere l'industria moderna.
Nel 1733 John Kay inventa la " spoletta volante ". I telai
raddoppiano la capacità produttiva e soddisfano, così,
la crescita della domanda. L'industria cotoniera comincia a meccanizzarsi.
Nello stesso tempo, grazie all'invenzione di Thomas Newcomen, si
introduce il vapore come forza motrice al posto dell'energia idraulica.
Nella siderurgia, il carbone vegetale è sostituito dal carbon
coke ( carbon fossile ). Aumenta la produzione di ferro greggio
negli altoforni. La funzione propulsiva della vita economica non
è più nella filatura e nella tessitura; il nuovo baricentro
saranno metallurgia ed industria meccanica. Tutta l'attività
produttiva si concentra adesso nelle fabbriche. Il XIX° sec.
vede l' ingresso, nella scena sociale, di una figura professionale
del tutto nuova: l'imprenditore.
Per lo più proveniente dalle file della borghesia, esso ha
particolari capacità personali e una forte predisposizione
al rischio; la sua specifica azione è la sostituzione ( scientifica
) del lavoro col capitale. I primi " capitani d'industria "
staranno al timone della neonata fabbrica moderna. In una seconda
fase del processo all'imprenditore ( figura concreta di uomo in
carne ed ossa ) si sostituiranno gli impersonali trusts e cartelli
di imprese. Saranno i finanzieri che, allora, assumeranno su se
il ruolo che era stato dei " capitani d'industria " degli
inizi. La conquista borghese dell'economia porterà una conseguenza
ovvia. L'abbattimento del sistema feudale di produzione trasforma
i contadini in " liberi venditori della propria forza lavoro
" ( coloni, mezzadri e piccoli proprietari ).
Fa il suo ingresso così nella storia una classe sociale del
tutto inedita. Rovescio esatto di quella medaglia che effigia sul
lato davanti il " capitano d'industria" è, da questo
momento in poi, la classe proletaria. L'insieme di tutti questi
fattori, considerati dal punto di vista della storia economica,
si concentra su un punto.
Dalla somma di queste circostanze storiche e ambientali nasce, adesso,
un sistema economico nuovo. Esso sarà un sistema economico
animato dal principio acquisitivo, dal razionalismo economico e
filosofico e dall'industrialismo. Avocherà, inoltre, a se
un'economia di tipo libero e la proprietà privata dei mezzi
di produzione. Sarà basato su una rigida struttura di tipo
aristocratico ( imprenditore da una parte, proletario dall'altra
) e su un organizzazione professionale aperta che produrrà
per il mercato all'interno di aziende sociali impiegando una tecnica
che è scientifica, rivoluzionaria e inorganica. Max Weber
dirà che tale sistema economico trova la sua origine in uno
specifico fatto culturale: l'etica espressa dalle prime confessioni
protestanti. Da Martin Lutero in poi, una morale di tipo ascetico
ha prescritto la ricerca del guadagno quale comportamento consigliabile
e preferibile nella società. Nel XIX° sec, si sviluppa
quindi in maniera definitiva il sistema economico del capitalismo.
Werner Sombart lo definirà come " un'organizzazione
economica di scambio, in cui collaborano, uniti dal mercato, due
diversi gruppi di popolazione, i proprietari dei mezzi di produzione,
che contemporaneamente hanno la direzione e costituiscono i soggetti
economici, e i lavoratori nullatenenti ( come oggetti economici
) , e che è dominata dal principio del profitto e dal razionalismo
economico" . Il totale dei beni assume ora l'aspetto di merci;
il valore di scambio ( il denaro ) si sovrappone al vecchio valore
d'uso ( dell'economia artigiana ); inizia un processo di progressiva
spersonalizzazione nei rapporti fra i singoli contraenti: un'insieme
di norme, ordinamenti, convenzioni e accordi regolano, adesso, i
rapporti fra le parti. Il ritmo della vita è scandito dall'ingresso
di marchingegni di tipo meccanico nella produzione. La razionalità
ed il contratto ( caratteristiche tipiche della classe borghese
) sostituiscono tutti quegli scambi che erano fondati sui valori
del passato ( il cosiddetto tradizionalismo ) nonché la bonaria
" stretta di mano " dell' economia diretta. La forza che
determina tutto quanto è la potenza del danaro. La società
si divide, ora, in maniera diversa che nel passato. Ai due estremi
stanno adesso borghesi e proletari; la dialettica fra queste due
classi realizzerà tutte le dinamiche del sistema. La realtà
sociale nascente è costituita da disparità marcate.
La ricchezza, che non è più qualcosa di visibile (
come la proprietà fondiaria dell'economia feudale ), sarà
regolata, nel suo flusso, da meccanismi che tenderanno a trascendere
i singoli esseri viventi. Il potere diventa invisibile, volatile,
sfuggente. Il capitalismo reca con se una tendenza che gli è
subito propria: esso tende a espandersi. E' nella sua natura il
volere superare la separazione che c'è fra le varie regioni
del mondo. Le economie dei paesi più lontani vengono ora
incluse in un solo sistema economico globale attraverso la creazione
di una rete internazionale di scambi e comunicazioni e di un rapporto
organico fra le varie attività dei centri della produzione
più distanti fra loro; e ciò accade in misura molto
maggiore di quanto avveniva in passato. Si realizzerà presto
una caratteristica non facilmente eliminabile del capitalismo: lo
" sviluppo ineguale " dei vari paesi sui quali esso vige.
Le funzioni e le possibilità dei diversi settori della produzione
sono spesso differenziate fra loro sia sotto l'aspetto del tipo
di produzione sia sotto l'aspetto del grado di industrializzazione.
Allo sviluppo dei mezzi di comunicazione si legherà, quindi,
la fase successiva dell'industrializzazione. Un ampliamento della
rete di strade carrozzabili, dei canali navigabili e delle vie fluviali
darà la stura al processo. Inaugurate dall'americano Robert
Fulton fanno il loro ingresso le prime navi a vapore. Nel 1807,
Fulton, a bordo di un battello, risale il corso del fiume Hudson.
E' grazie ai nuovi mezzi di comunicazione che verrà coperto
un sempre più accresciuto bisogno di materie prime per le
fabbriche nonché l'assicurazione dei beni alimentari per
i centri urbani ( in cui si edificano le prime " zone industriali
" ) ed, infine, i prodotti industriali avranno sempre più
larghi sbocchi di mercato.
Dall'Inghilterra del XIX° sec., il capitalismo nascente si
prepara così ad invadere il mondo. La ricerca del guadagno,
del profitto, dell'interesse sta per travolgere ogni altra modalità
di comportamento sociale. Nell'economia e nella società del
XIX° sec. fa così il suo ingresso la stessa razionalità
che Cartesio e Newton avevano inaugurato due secoli prima. Sarà
destinata a ridisegnare completamente l'intero perimetro dell'agire
umano. La società comincia a definirsi come un mondo di cifre,
di rendiconti, di " partite doppie " in cui regnano incontrastate
uniformità, necessità e unitarietà. Nuove virtù
borghesi, del tutto conseguenti a questo stato di cose, troneggiano:
parsimonia, la diligenza, la serietà. Dapprima la scienza
moderna, inaugurata da Galileo, aveva liberato le due dimensioni
dello spazio e del tempo da tutte quelle incrostazioni di tipo religioso
e mistico in cui erano cadute nel Medio Evo, la tecnica, poi, aveva
accorciato gli spazi effettivi ed impresso un nuovo ritmo al tempo
del lavoro umano. Ancora nel periodo dell'inizio dell'epoca moderna,
la proprietà cui ciascuno aspirava era qualcosa di spaziale
( la terra ). Col capitalismo e l'ingresso del mondo del denaro
nelle dinamiche sociali, quel qualcosa di spaziale si fa ogni giorno
più effimero. spazio scompare ed il corso della vita media
subisce una progressiva accelerazione.
Si attribuisce adesso un valore quasi assoluto alla sola dimensione
temporale. Il tempo è quello che conta e trionfa. "
Time is money " è la massima che si fa strada fra la
gente. Il valore del tempo viene eguagliato a quello del denaro:
chi ha più tempo da impiegare nella produzione possiede anche
più danaro. Nessuno sembra più avere voglia e tempo
per perdere tempo.
La vita intera diventa il campo aperto per un'acquisizione quotidiana
e costante.
Da adesso in poi, il XIX° sec. sarà una specie di ingranaggio
collettivo nel quale ruoli, strategie e desideri sono orientati
tutti alla continua ricerca dell'utile. In ogni campo saranno determinanti
attivismo, potere e interesse.
Quella che notoriamente è caratterizzata da questi stimoli
è la sfera vitale dell'individuo. Essa adesso si espande.
La vita intera si approssima ora ad uno scopo materiale.
Il viaggio di Colombo, che inaugura l'epoca moderna, fa giungere
adesso in un luogo dove l'esistenza singola dell'uomo ha un senso
particolare: porsi criticamente di fronte a cose e persone ai fini
di trarne il maggiore vantaggio possibile. La speculazione, la scienza,
la tecnica, il sistema economico dei moderni non faranno che dedurre
( consciamente o inconsciamente ) ogni più estrema conseguenza
da ciò.
Il materiale delle scatole.
All'interno del globo in cui vivono ed agiscono gli uomini ( coi
loro bisogni, le loro idee, le loro capacità e le loro iniziative
) la politica, come ogni scienza al servizio dell'essere umano,
occupa uno spazio preciso.
Com'è noto, la politica è la scienza che regola i
rapporti di ogni uomo con i suoi simili considerati nel contesto
delle società che essi ( volta a volta ) tendono ad instaurare.
A seconda dei diversi sistemi politici dominanti nei vari casi,
tale spazio può assumere una conformazione di tipo differente.
Secondo la ormai classica suddivisione aristotelica dei modelli
politici vi sono tre modi distinti nei quali può essere declinato
il potere politico a seconda dei casi: monarchia, aristocrazia e
politia . Lo spazio della politica, dunque, tenendo per ferma tale
ripartizione, assume le seguenti caratteristiche: è occupato
da una sola entità politica nella forma della monarchia,
è suddiviso fra alcune delle entità politiche presenti
( i " pochi "dice Aristotele ) in società nell'
aristocrazia ed, infine, è rappresentato da molte entità
politiche ( la " massa" ) nella forma della politia. Ora,
il sistema politico che domina in Europa dal XVI° sec. è
quello dello stato assoluto. Si tratta di una forma di monarchia
nella quale tutto il potere è nelle mani del sovrano il quale
è il solo rappresentante di quello stato di fronte al complesso
dei cittadini e degli altri stati. " L'Etat cet moi ",
la celebre affermazione di Luigi XIV° di Francia, sintetizza
perfettamente il concetto che è alla base di questo modello
politico. Siamo quindi alla presenza di un sistema in cui il complesso
dello spazio politico è occupato da una sola entità
( monarchia ). La Rivoluzione Francese del 1789 fa subire un serio
contraccolpo al concetto di stato assoluto. Le rivendicazioni del
Terzo Stato fanno entrare sulla scena i prodromi di un processo
che sarà destinato, nei secoli a venire, ai più grandi
sviluppi. Nell'alfabeto politico ed istituzionale di ogni stato
e delle future nazioni nascenti entreranno, infatti, da allora i
principi del liberalismo di stampo classico. Per quello che concerne
le tecniche di governo, il linguaggio della politica e la società,
considerata nel suo insieme, a causa della Rivoluzione Francese
accade un'altra circostanza che sarà destinata ad avere ampie
ripercussioni. Questa circostanza storica, a prima vista, potrebbe
sembrare non proprio centrale e persino irrilevante all'interno
dell'economia complessiva degli avvenimenti in questione.
All'Assemblea nazionale costituente del 1789 i fautori di un forte
potere monarchico presero tutti posto alla destra del presidente
mentre i rappresentanti delle correnti più avanzate, antimonarchiche
e democratiche sedettero alla sua sinistra.
Gli storici politici ma anche quelli della società, del costume
e della cultura furono concordi nel ritenere quella circostanza
come paradigmatica per la storia dell'umanità.
Da quella circostanza del tutto casuale, infatti, si fa derivare
la nascita di due entità politiche nuove. Esse prenderanno
il nome da tale suddivisione spaziale e saranno, rispettivamente,
la destra e la sinistra.
Lo spazio della politica subisce ora una mutazione. Viene secato
in due parti. Una linea orizzontale separa due entità ( le
quali, prese assieme, impegnano la totalità della politica
). Da una parte di questa linea c'è la destra, dall'altra
la sinistra. Il filosofo torinese Norberto Bobbio, nel 1994, ha
pubblicato un agile volumetto dal titolo Destra e sinistra per l'editore
Donzelli. In quel libretto, Bobbio affrontava la questione di quale
fosse il nucleo originario che distingue destra e sinistra.
Bobbio parte considerando le due entità della destra e della
sinistra come dei " tipi ideali " . Ovvero non come due
nuclei sistematici stabiliti una volta per tutte ( col consenso
della maggioranza degli studiosi ) e neppure come delle formazioni
storicamente date ( o da darsi ) che si avvicendino e si affianchino
lungo il corso degli avvenimenti umani. Una volta fatto ciò,
Bobbio nel capitolo IV dal titolo Alla ricerca di un criterio di
distinzione, offre un criterio terminologico per definire le due
parti. Egli afferma: " il criterio più frequentemente
adottato per distinguere la destra dalla sinistra è il diverso
atteggiamento che gli uomini viventi in società assumono
di fronte all'ideale dell'eguaglianza , che è, insieme a
quello della libertà e a quello della pace, uno dei fini
ultimi che si propongono di raggiungere e per i quali sono disposti
a battersi ". Ora, dunque, il concetto di uguaglianza è
un concetto relativo e non assoluto: si è uguali sempre rispetto
a qualcosa e mai singolarmente ( come, ad esempio, si è liberi
). Lungo il corso della loro storia, gli esseri umani si sono imbattuti
in un concetto che hanno chiamato " uguaglianza " e si
sono accorti che esso poteva rappresentare uno dei fondamenti del
vivere civile in ogni tempo e luogo.
Se vengono presi per se stessi o in rapporto alla totalità
della natura o dei loro simili gli uomini possono essere sia "
uguali " che " disuguali " ( in qualcosa ).
Sarà definibile come destra quel particolare programma politico
che, partendo dal dato di fatto che gli uomini cono sia uguali che
disuguali, giudica più importante ai fini della pacifica
convivenza privilegiare ciò che fa si che essi siano diversi
rispetto a ciò che li rende uguali. Del pari, partendo sempre
dalla constatazione di fondo che gli uomini sono tanto uguali che
disuguali, la politica della sinistra è quella che mette
in evidenza in misura maggiore e ritiene più rilevante ciò
che li accomuna piuttosto che ciò che li separa. E fin qui
Bobbio. Ma l'uguaglianza, in se un qualcosa di sociale. Nel momento
in cui gli esseri umani fra loro si accorgono di essere " uguali
" in una cosa e prendono atto di questa situazione come di
una possibilità d'arricchimento, essi, politicamente, saranno
portati ad attribuire un valore positivo al principio di uguaglianza.
L'esatto opposto succede quando essi si rendono conto di essere
" uguali " in alcune cose ma vedono come ad un ostacolo
ai loro fini. Naturalmente, in senso generale, " uguali "
e " diseguali " si può essere ( o definirsi ) in
numerosi modi e per motivi che sono i più diversi. Lo si
può essere per natura o per cause culturali. Per merito o
per fortuna. Per scelta o per abitudine. La destra e la sinistra
( viste sempre come " tipi ideali " ) trovano la loro
ragion d'essere ( ed i principi ispiratori dei rispettivi programmi
) nella constatazione per la quale esse considereranno, l'una, gli
uomini più disuguali che uguali e l'altra, più uguali
che diseguali. La diade e la frammentazione orizzontale destra-sinistra
esaurisce, così, la totalità dello spazio politico.
Gli uomini, a seconda delle loro idee, aspettative e motivazioni,
aderiranno ad una sola delle due parti. E del pari, al livello della
ordinaria vita sociale, destra e sinistra sono discriminanti. A
fronteggiarsi non sono solo due fazioni politiche, ma due diverse
visioni del mondo, due atteggiamenti culturali e morali, due distinti
immaginari ( individuali o collettivi ). Dal 1789, la destra e la
sinistra costituiscono due luoghi della comune esperienza degli
individui sulla terra; due segni in cui, ogni giorno, ci si imbatte
e su cui si è chiamati a confrontarsi; due riferimenti culturali
certi e diffusi. Queste due entità ci sono state e ci sono,
hanno avuto un significato e ce l'hanno ancora. Costituisce un'esperienza
quotidiana imbattersi in destra e sinistra su titoli di giornali,
manifesti, pubblicità, situazioni, discorsi, scelte e atteggiamenti.
L'astrazione ha individuato un concetto che si fa opera concreta,
effettuale, reale.
E analogamente, l'opera reale conduce, di nuovo, al concetto attraverso
la strada dell'analisi e del ragionamento. Il principio di uguaglianza,
nella fattispecie, risulta essere quel grumo irriducibile ed ineliminabile
che è, allo stesso tempo, storico, ideale ed esistenziale.
Esso identifica la diade destra/sinistra al meglio e con la più
grande autorità . I contrasti di idee, che stanno alla base
della distinzione fra destra e sinistra, portano, volta per volta,
queste due fazioni ad accentuare alcune istanze piuttosto che altre.
Ad esempio: per quel che riguarda i fattori della produzione, la
destra porrà più attenzione sul capitale che sul lavoro
( al contrario, la sinistra ). Nei rapporti fra le istituzioni:
la destra prediligerà il privato piuttosto che il pubblico,
la sinistra, sarà per il pubblico e non per il privato. Sui
rapporti fra le parti di una negoziazione economica: la destra porrà
l'accento in misura maggiore sul confronto, la sinistra, sulla cooperazione.
Per quanto riguarda le relazioni fra le diverse entità economiche:
la destra è a favore della concorrenza, la sinistra: è
per la collaborazione. E ( ancora nell'ordine del solo universo
economico ), posizioni diametralmente opposte destra e sinistra
assumeranno riguardo a centinaia di questioni. Politiche di diverso
tipo esse avranno sui problemi relativi ai gruppi sociali emergenti,
alle richieste pacifiste, ai movimenti ecologisti, alle rivendicazioni
ambientaliste o animaliste, alle necessità fondamentali della
società ( salute, scuola, abitazione ), alla sensibilità
ed amicizia internazionale, alle aree povere, depresse, sottomesse,
al piano culturale sul quale si deve regolare ogni decisione di
natura economica ( assunta da una determinata istituzione o nazione
o paese ), sui diritti dell'uomo, dell'infanzia, della terza età,
dei deboli, ecc. Su queste, come su innumerevoli altre questioni,
destra e sinistra prenderanno le loro rispettive posizioni politiche
( che proporranno in sede di campagna elettorale ) e stabiliranno
le decisioni conseguenti ( una volta che l'una o l'altra avrà
raggiunto incarichi di governo ) in sede istituzionale. E faranno
ciò sempre regolandosi su quel loro grumo irriducibile: il
principio di uguaglianza. Nasceranno, così, politiche di
tipo diverso che avranno fini diversi, programmi diversi e atteggiamenti
diversi. La destra proporrà strategie che terranno più
conto della diversità che dell'uguaglianza. La sinistra sceglierà
la similarità piuttosto che la differenza. Caso per caso
ed in maniere diverse, ovviamente. Le due porzioni dello spazio
politico, destra e sinistra, fondate, come sono, su un concetto
di natura relativa, a loro volta: saranno due porzioni relative.
Estremismi e moderatismi sono sempre possibili per ogni destra e
per ogni sinistra e per ogni ripartizione dello spazio politico
in una destra ed in una sinistra ( ne è un esempio la diffusione
dei movimenti extraparlamentari, che possono essere naturalmente
sia di destra che di sinistra, all'interno delle democrazie parlamentari
di stampo occidentale ). Ed inoltre, i due concetti di destra e
sinistra, oltre che non essere concetti assoluti, non sono neanche
concetti sostantivi ( ontologici ). E neppure sono delle qualità
intrinseche dell'universo politico. Sono solamente due porzioni
di quello spazio ideale che ogni gruppo umano, nel complesso delle
attività che lo coinvolgono, destina alla politica. Quella
che si verifica, in questo caso, è una circostanza precisa.
E' come se fosse che ogni attività di cui sia protagonista
l'uomo ( la politica al pari della scienza, dell'economia, ecc.
) sia schematizzabile in un diagramma. Alla politica ne spetterebbe
uno diviso in due parti ( chiamate: destra e sinistra ). Abbassando
istituzioni, contatti, relazioni, idee, progetti, ecc. di ogni società
in un quadrato, ogni essere umano ed ogni gruppo sociale potrà
ritrovare in esso qualcosa che gli apparterrà. In sostanza,
ciascuno potrà dichiarare di farne o di non farne parte.
E' chiaro che ogni altra attività ( e sfera d'azione ) di
ciascun individuo o gruppo sarà intimamente connessa con
quell'attività e sfera d'azione. Ogni quadrato con ogni quadrato.
Ed ogni quadrato, a sua volta, sarà suddiviso a secondo della
storia delle caratteristiche proprie di quella particolare sfera
d'azione che esso rappresenterà. In una, due o tante porzioni
orizzontali. La somma dei quadrati sarà un diagramma ( ancora
orizzontale ) all'interno del quale ogni spazio raffigura un particolare
momento della storia (anche culturale e morale ) di ciascuno all'interno
di quella società. Ed, insieme, la propria psicologia di
soggetto insieme individuale, sociale oltre che dotato di ragione.
Michele Salvati ha formulato un giudizio storico che può
valere per ogni suddivisone relativa ad ogni quadrato. Salvati,
riferendosi alla partizione dello spazio politico in una destra
ed in una sinistra, afferma che esse: " sono categorie centrali
del " progetto moderno" : la loro gestazione attraversa
tutta l'età moderna e si conclude nell'Illuminismo; il loro
parto e la rivoluzione francese " . In qualità di categorie
centrali, destra e sinistra recano addosso ( dunque ) una loro specifica
autorevolezza. Pure nel malaugurato caso ( ascrivibile a quella
scuola di pensiero facente capo all'apodittica affermazione di Jean
Paul Sartre, il quale definì la destra e la sinistra come
" due scatole vuote ") dell'irrilevanza di questi due
concetti: rimane, egualmente, una considerazione obbiettivamente
ineliminabile. Siano esse del tutto vuote, rimangono pur sempre
delle scatole. Da qualche parte è esistito ( o forse esiste
) qualcosa che le ha costituite. Anzi, è proprio questo qualcosa
ciò che tuttoggi rende esse due nozioni dotate di un senso
proprio ( fondante e condiviso da molti ). Per innumerevoli donne
e per uomini di moltissimi paesi del mondo.
Ma da quel 1789 in cui destra e sinistra sono ( almeno formalmente
) nate, qualcosa è cambiato in maniera definitiva nell'universo
e nel dibattito politico.
Destra e sinistra sono entrate nella storia ed hanno preso, fin
da subito, strade diverse. Anche lo stato assoluto del XVI°
sec., che non era già più lo stesso ai tempi della
Rivoluzione Francese, con il XIX° sec. ( ed il concetto di nazione
arrivato a scompaginare la geografia politica ) divenne un'altra
cosa. Per mutare in un'altra cosa ancora nel XX° sec. Ed arrivare,
così, di nuovo mutato, al tempo presente. Destra e sinistra,
per parte loro, sono mutate come quello stato assoluto del XVI°
sec. L'umanità ha conosciuto fenomeni complessi e proteiformi
( il capitalismo, il socialismo, il comunismo, il fascismo, il nazismo,
due guerre mondiali, la guerra fredda, i due blocchi contrapposti,
ecc. ) da quel fatidico 1789. La destra e la sinistra, in qualche
modo, hanno resistito a tutto questo, anzi sono riuscite ad inglobare
delle istanze volta per volta, e caso per caso, diverse e vitali.
E strada facendo, nel pensiero e nel discorso della gente, sono
diventate due luoghi del patrimonio culturale condiviso. Anche questo
testimonia della loro importanza. Più importante è
la circostanza che, nella storia, uomini e donne hanno intrapreso
carriere politiche, si sono interessati a problemi politici, hanno
amministrato ( e governato ) paesi, città o nazioni sulla
base dei postulati teorici appartenenti ora alla destra ora alla
sinistra. Stati sovrani si sono proclamati di destra o di sinistra.
La storia del pensiero politico moderno è stata interpetrata
da studiosi ( i quali, a seconda dei casi, si sono, o sono stati,
essi stessi dichiarati di destra o di sinistra ) che hanno utilizzato,
sia pure come paragone o metafora, oppure come codice d'accesso
o ancora come semplici strumenti di lavoro, le due categorie di
destra e sinistra. Oggi, non c'è dibattito politico che non
ponga l'accento ( sia pure in modo trasversale ) ai due termini
della diade. E non esiste schema, che si possa fare, riferentesi
alla conformazione politica di qualsivoglia nazione, che non metta
capo, al suo interno, anche ai termini destra e sinistra. ( In Inghilterra:
i conservatori sono più vicini alla destra, i laburisti sono
di sinistra; negli USA: i repubblicani possono essere assimilati
alla destra, i democratici dovrebbero essere di sinistra; ecc. ).
Ma in verità ed in senso più generale, la suddivisione
spaziale della politica è solo un modo abbastanza utile per
constatare che esistono maniere differenti di vedere le cose. Di
interpretare la società da parte della politica. Ciò,
del resto, è invitabile. I problemi sono complessi e coinvolgono
interessi, aspettative e ideologie che variano per come varia la
società. Raggruppare tali interessi in due sole categorie:
è certo un fatto comodo; ma è anche un modo molto
raffinato che l'uomo ha a disposizione per restituire dignità
al proprio pensiero. E per capire meglio ogni problematica che agiti
la collettività. Gli uomini sono più uguali o più
disuguali ? La risposta è: dipende da quale punto di vista
li si consideri. E' giusto questo punto di vista che fa la differenza.
Guardare ai fatti umani da una certa angolazione vuol dire che,
comunque, si è già stabilita un' angolazione. Tale
scelta sarà stata fatta in base a delle motivazioni. Le quali
sono sempre di natura razionale. Se è vero che c'è,
sempre, una base emozionale per ogni scelta e motivazione, è
altresì vero che nessuno fa niente per niente o calcolando
niente. Quantomeno, costi e benefici si porranno sempre davanti
a ciascuno. Esiste un ragionamento logico che porta a far stare
da una tale parte. Nella politica, come nella vita di ogni giorno.
Dalla combinazione degli elementi emozionali e razionali si genera,
in senso lato, ogni scelta. Che attribuisce un punto di vista. Il
quale fa la differenza. Il cerchio è chiuso.
Da un certo punto di vista gli uomini appaiono meno uguali che disuguali.
Da un altro: meno disuguali che uguali.
Questo è un modo di vedere e di argomentare proprio ad ogni
essere umano.
Anche di questo è fatta la distinzione fra destra e sinistra.
( E' il caso in cui alle due parti non fossero stati assegnati storicamente
i nomi che hanno; ma, invece, le si considerasse come due diverse
griglie interpretative della realtà ).
Destra e sinistra, in ogni caso, sono storicamente esistite ed esistono.
Il principio di uguaglianza è il loro grumo irriducibile.
Se oggi queste due scatole sono davvero vuote, ciò sarà
stato dovuto al mutare dei tempi e delle idee, agli inediti problemi
che agitano la mente e il cuore degli uomini, alle diverse condizioni
( oggettive e soggettive ) in cui si è venuta a trovare ,
oggi, la società nel suo complesso.
Ma, in ogni caso, il materiale da cui sono composte queste due scatole
esiste anche oggi.
E tale materiale è quel grumo irriducibile: il principio
di uguaglianza.
Globalizzazione
Le date della storia sono simboli. Nella concreta realtà
di quell'anno, poco o nulla del tutto avvenne nel 476 d.C. quando
Romolo Augustolo, fatto eleggere imperatore da Oreste contro Nepote,
venne deposto dal capo dei barbari Odoacre e mandato a vivere con
una pensione di 6000 solidi nel Castro Luculliano. Furono gli storici,
scrivendo la storia, ad attribuire a quella data la caduta definitiva
dell'Impero Romano d'Occidente. Nella realtà concreta e vivente,
invece, tutto è già in atto da tempo quando si verifica
quella circostanza particolare. Tutto è, in qualche maniera,
già avvenuto. Le date storiche sono soltanto dei mezzi che
gli esseri umani utilizzano per loro convenienza. Degli espedienti
che servono a fissare nella memoria un concetto che deve essere
importante e la cui origine può essere fatta risalire a quel
determinato anno o a quel determinato giorno o a quella particolare
epoca storica. Il 1789 è la data storica della nascita di
destra e sinistra. Naturalmente, il processo che ha portato a quella
suddivisione era già in atto da tempo quando essa è
avvenuta.
Un'altra data simbolica è il 1989. In quell'anno cadeva il
muro di Berlino. Dalla fine della seconda guerra mondiale la capitale
della Germania era stata divisa in due parti. La Repubblica Democratica
Tedesca e la Repubblica Federale Tedesca sorgevano, separate l'una
dall'altra, ai due lati opposti del muro. Tale separazione sanciva
uno stato di fatto che aveva contraddistinto non solo la storia
della nazione tedesca per quarantaquattro anni ma anche quella di
tutta l'Europa e dell'intero Occidente.
Tale stato di fatto consisteva nella frammentazione della politica
planetaria nei due blocchi contrapposti: gli stati del cosiddetto
blocco occidentale ( con a capo gli Stati Uniti d'America ) stavano
da una parte, gli stati del blocco sovietico ( con a capo l'URSS
) erano dall'altra.
Dopo la fine del secondo conflitto mondiale, capitalismo e socialismo
si erano affermate come ideologie contrapposte all'interno dello
scacchiere mondiale. Dall'America alla Repubblica Federale Tedesca
c'era l'Occidente democratico e capitalista, dalla Russia, passando
per i paesi dell'Est fino alla Rdt stava il blocco comunista ( ad
economia pianificata ). Lo stesso termine di capitalismo è
frutto della formulazione teorica di Karl Marx. Il filosofo comunista
lo usò infatti, per la prima volta, in contrapposizione al
termine socialismo. Ma ora il capitalismo ( ed i suoi portati di
natura non solo economica ) giunge alla cultura ed alla storia della
società contemporanea carico di rappresentazioni e valori
che trascendono la primigenia genesi marxista. Fedele alla sua originaria
vocazione di sistema onnincludente e onnipervasivo il capitalismo
arriva, con le sue logiche, a conquistare dopo il 1989 l'intero
Mondo Occidentale. Non solo il suo modus operandi viene imposto,
ma dominano anche le sue strutture concettuali, il suo abito di
pensiero e la sua visione del mondo. Nella visione teorica di Marx,
il socialismo doveva nascere dalle contraddizioni stesse del sistema
capitalistico, ed era destinato a superarlo. Per tutto il periodo
della guerra fredda, invece, quello che accade è che capitalismo
e socialismo si dividono il pianeta in maniera uniforme. Lontano
dall'essere stato sorpassato dal socialismo ( come aveva predetto
Marx ), il capitalismo arriva vivo è vegeto alla caduta del
muro di Berlino. Ed, ora, trionfa su una parte molto consistente
del globo. Ma le date sono solamente simboli. Quel 1989, in cui
cade il Muro di Berlino ( il quale, aveva sancito, a sua volta a
livello simbolico, la divisione nei due blocchi ) è una data
storica anch'essa. Che non sfugge a questa logica. La frammentazione
regolata dal muro non era solo quella fra le due Germanie, più
che altro era quella fra due sistemi economici, due stili di vita,
due forme di pensiero contrapposte. Quel muro separava in realtà
capitalismo e socialismo, ovvero: democrazia e comunismo. Il 1989
sarà dunque il simbolo della fine del comunismo su scala
planetaria. I processi storici della perestrojka e della glasnost
( portati avanti da Michail Gorbaciov, eletto segretario generale
del PCUS nel 1984 ) in Russia servono a mettere in moto dei piloti
automatici che porteranno, di lì a poco, alla capitolazione
del socialismo reale non solo in Russia ma, anche, nei paesi dell'ex
blocco sovietico . Le nazioni dell'Est comunista seguiranno, infatti,
a ruota il paese capofila.
Il capitalismo, rimasto unica ideologia in atto ( ed in virtù
della vocazione espansionistica che gli è propria ) da quel
1989 domina il panorama del mondo intero. Il capitalismo ha trionfato.
Ma, la destra e la sinistra dove sono finite ? E quel capitalismo
che trionfa, che tipo di capitalismo è ? Era proprio inevitabile
questo trionfo ? Il sistema del socialismo reale vigente quasi dappertutto
nei paesi del blocco sovietico aveva cominciato a mostrare, negli
ultimi anni, le sue crepe e le sue disfunzioni.
Il rallentamento dell'economia sovietica ( già dalla fine
degli anni '70) era palese. Anche gli indicatori sociali di base
( il tasso di mortalità, ad esempio ) non miglioravano. Inoltre
vi era, in tutti i paesi del blocco sovietico ( URSS compresa )
un forte potenziale di degenerazione burocratica e di corruzione
( specie nei quadri di partito ). A tutto ciò si aggiungano
tutti quei problemi derivanti dai mutamenti intervenuti nell'economia
mondiale del tempo. Il capitalismo, per parte sua, è mutato
col tempo in maniera distinta. Dal capitano d'industria degli esordi
esso è transitato per i grandi trusts e cartelli del periodo
industriale, per giungere, nel periodo post-guerra fredda, alle
multinazionali. Il capitalismo ha infranto, dunque, tutte quelle
barriere d'ordine economico, sociale e culturale che, un tempo,
avevano diviso le economie dei diversi stati nazionali ( sovrani
dentro il loro territorio ). L'economia di mercato è divenuta,
oggi, la sola forma di economia che governa il mondo .
Le imprese multinazionali sono anche transnazionali; il concetto
di nazione è messo in discussione nel nuovo capitalismo globale
e, forse, superato.
La proprietà fondiaria , che aveva passato il testimone al
danaro ( come unico bene desiderabile ) è, adesso, la merce.
Tramite la pubblicità ed il marketing questa merce ha invaso
il mercato. Essa è la nuova caratteristica che contraddistingue
il possesso. I mezzi di comunicazione di massa hanno raggiunto scala
planetaria. Le distanze ( non solo quelle geografiche ) si sono
accorciate. Stili di vita, comportamenti e desideri tendono ad adeguarsi,
ora, ad uno spazio ogni giorno più ristretto. All'interno
di tale spazio: il business è diventato la regola, una regola
oltre che economica, anche culturale e morale. Lo spazio della proprietà
fondiaria era un tempo accelerato nell'epoca del primo capitalismo.
Esso era il simbolo del possesso e dell'acquisizione. Questo tempo,
adesso, è divenuto un'altra cosa. Centrale, oggi, è
la terza variabile della famosa equazione , e cioè la velocità.
Il mondo che ha visto il trionfo del capitalismo globale è
un mondo che digita, che chatta, che si connette, che riceve e invia
informazioni. E' un mondo che è sempre presente. Che non
ha più limiti di spazio ed in cui il tempo è il tempo
reale dell'ingresso di un file in una banca dati. E' un mondo che
accede alle reti, è un mondo che corre . Oggi, possiede di
più colui che più può accedere alle reti globali
degli scambi internazionali.
Per parte sua, anche la vecchia classe proletaria ha, nel frattempo,
assunto un volto nuovo. Un tempo il criterio generale per fare (
o meno ) parte di essa era il possesso ( o meno ) di due braccia
per lavorare. Adesso, invece, si fa strada sempre più la
competenza come fattore discriminante.
Nel mondo iper-specializzato del capitalismo planetario è
la tecnica ad occupare il posto di vera psicologia dell'azione (
sia essa individuale o collettiva ). E si tratta di una tecnica
che si sviluppa prevalentemente in elettronica, informatica e cibernetica.
Solamente l'elevato possesso delle nozioni tecniche relative a queste
discipline garantisce l'accesso all'elite dei controllori dell'economia
globale. Pur sembrando uno, il pianeta, dunque, si trova oggi ancora
diviso in due. Ma lo è in un modo nuovo. Infatti, un terzo
del totale dei suoi abitanti ha in mano le redini della ricchezza
complessiva, i rimanenti due terzi vivono alla giornata, spesse
volte, un'esistenza di pura sopravvivenza. In sostanza: il capitalismo
ha trionfato cristallizzando le economie di tutto il mondo intorno
al libero mercato. Ogni barriera dovuta a circostanze o ad ostacoli
di natura geografica è stata abbattuta. La storia comincia
a segnare il passo, presa per com'è nel vortice della velocità.
Ma, nonostante ciò, il mondo non è diventato più
vivibile o più umano. Adesso, semplicemente: nel mondo reso
più corto e stretto dalle telecomunicazioni globali, il danaro
dirige e regola ogni accadimento attraverso una rete quasi inestricabile
di relazioni, rapporti, contatti e connessioni che fanno assumere
all'intero edificio dell'economia i connotati della fluidità,
della leggerezza e della liquidità. Il danaro, nel libero
mercato, si fa possibilità di accesso in un meccanismo sempre
più immateriale in cui il soggetto economico ambisce a beni
e servizi che non vede, spendendo cifre di cui non possiede l'equivalente
in possesso. Da un progetto militare del Pentagono si sviluppa su
tutto il pianeta Internet, la rete delle reti. Può essere
vista come il simbolo di tutto il processo. La new economy, tipica
della società dell'accesso, inaugura una nuova, inedita,
fase del capitalismo high-teach. Nuove industrie globali ( del divertimento,
dello spettacolo, del turismo ) invadono il pianeta con l'intento
di offrire beni e servizi che riescano a soddisfare, da parte del
cliente, anche il singolo piacere momentaneo, la sensazione, l'emozione
. La fine delle ideologie ha portato con se la scomparsa di valori
e ideali forti in cui, giusto o sbagliato che fosse, era possibile
credere. La vita è diventata terreno di conquista dell'effimero.
Essere egoisticamente felici, adesso, è una questione di
sopravvivenza. Il mercato ( che dovrebbe essere globale solo economicamente
) entra, invece, nei progetti di vita degli uomini. Grazie all'ingegneria
genetica ed alle bio-tecnologie viene commercializzata la stessa
vita umana. Ogni valore è fornito dalla rilevanza ( principalmente
economica ) delle esperienze individuali di ciascuno. Si vive per
consumare in fretta e tutto. Anche i rapporti umani si adeguano
a ciò. Il capitalismo high-teach trionfante stende dietro
se, come una coltre indistinta, una massiccia dose di utilitarismo
e di cinismo collettivo. L' imperativo categorico è bruciare
in fretta ogni esperienza e merce possibile per certificare il proprio
solitario stare al mondo. La sostituzione, avvenuta in maniera pressocché
definitiva, del lavoro umano con quello delle macchine ( perfezionate
dai progressi dell'elettronica e della cibernetica ), le nuove conquiste
ottenute nel campo dei mezzi di comunicazione di massa, i nuovi
musts del mercato globale ( in ordine sparso: centri commerciali,
leasing, carte di credito, griffe, design, joint-venture, franchising,
industria culturale, ecc. ) ed i mutati equilibri a livello internazionale
tra stati e nazioni, tutto ciò ha contribuito a sferrare
un colpo, da alcuni giudicato definitivo, a molte dei concetti cardine
su cui , fino a questo momento, si era strutturata la società
umana.
" Quel secolo breve che va dal 1914 alla fine dell'Unione Sovietica
" ha visto non solo la fine del comunismo ma anche quella delle
ideologie e, per qualche studioso, quella della stessa storia .
Ma con la fine del millennio l'elenco delle fini sembra essersi
allungato. Jeremy Rifkin ha predetto, ad esempio, la fine del lavoro
. E c'è stato, anche, chi si è spinto a parlare di
una fine del governo e della stessa politica . In sostanza è
accaduto che la fine della separazione fra le due Germanie ed i
processi politici tuttora in corso nell'est europeo hanno fatto
si che tramontasse, per sempre, l'ideologia comunista. Questa fine,
ed il fatto ormai certo che il capitalismo sia oggi, su scala planetaria,
l'unico sistema economico vigente hanno fatto maturare negli animi
la conclusione che , ( anche per via delle nuove istanze teoriche
e sociali che si sono fatte largo ) fosse finito il tempo del pensiero
ideologico. Tale tempo, però, aveva caratterizzato in qualche
modo il corso totale della storia fino a quel momento. Per cui si
è ipotizzato che a finire sia stata anche la stessa storia
dell'uomo. Inoltre, a causa di recentissime istanze di natura economica
e tecnica, si sono manifestati alcuni problemi specifici nelle società
del periodo post- guerra fredda. La tecnologia diffuso nelle case
il computer e gli altri apparecchi dell'elettronica, della telefonia
e delle telecomunicazioni. La rete delle connessioni si è
estesa dappertutto. Lo spazio è stato sorpassato e doppiato.
Inedite realtà globali e transnazionali ( come Internet,
ad esempio ) sono state create ed hanno reso obsolete le vecchie
tecniche di governo. Sono sorti dei nuovi problemi di controllo
delle reti. I governi ( che, per definizione, sviluppano la propria
sfera d'azione sempre all'interno di un singolo stato ) non sono,
in qualche misura, più stati in grado di governare all'interno
dei loro confini nazionali. La fine del governo è da intendersi
in questo senso. Questa fine ha portato qualche studioso a teorizzare
e prevedere una sua conseguenza. La fine della stessa politica.
Se c'è una determinata realtà sociale che non può
più essere controllata, nel suo divenire, coi tradizionali
mezzi politici, ciò vuole dire che tali mezzi non corrispondono
più agli scopi per i quali furono costruiti. Ma detti scopi
erano, appunto, le regole che gestivano tutto il sistema. Dunque:
la politica è finita. La globalizzazzione , col suo avvento,
sembra aver fatto piazza pulita di moltissime cose . Per metafora:
è come se nella terra, ridotta ormai a deserto, si innalzasse
solamente in denaro in mucchi sempre più alti, intorno a
tutto quanto ed a tutti quanti. L'estensione del mercato a tutto
il globo, con i suoi regolamenti e il suo modello culturale, ha
costretto ad una riformulazione di obiettivi e aspettative. La vita
quotidiana, e la psiche, di ogni uomo ne è stata influenzata.
Comportamenti, preferenze, gusti ed atteggiamenti sociali cominciano
a dipendere, sempre di più, dalla globalizzazione. Anche
in questo caso, il capitalismo si mostra con la sua faccia più
aggressiva. Gli uomini, ora, pensano, ragionano e provano emozioni
secondo dinamiche economiche o, comunque, privilegiando la soddisfazione
di aspettative, attese e interessi. La nuova società della
produzione di massa ( il fordismo ), con i meccanismi del marketing
e della pubblicità che le sono propri, permea di se l'agire
dell'homo aeconomicus. La stessa sfera culturale ( editoria, cinema,
teatro, intrattenimento, divertimento, ecc.) diventa un' industria
; il capitalismo invade settori che fino a poco tempo prima non
gli appartenevano. La logica del usa e getta si fa strada sul piano
dei riferimenti socio-antropologici. Ogni contratto e contatto (
di natura non solo economica ) che veda impegnato l'uomo tende ad
adeguarsi. La tecnica si declina nella telefonia mobile, nel fax,
nei satelliti televisivi e nelle televisioni via cavo. E soprattutto
nel personal computer ( pc ) . E' l'era del bit, dell' hardwere,
dello scanner e del modem. La forma dei rapporti umani e del commercio
globale si sviluppa nel ciberspazio. Ma, adesso che la stessa politica
sembra doversi destreggiare fra mille difficoltà ( che ne
mettono in forse anche la sua esistenza ) che ne è stato
di destra e sinistra ?
Dalla fine della seconda guerra mondiale e per gli anni della guerra
fredda, l'esistenza e la distinzione di queste due categorie non
fu mai messa in discussione. Anzi, la destra trovava il suo alloggio
da una parte determinata del pianeta e la sinistra, per così
dire, da un'altra.
Il fatto storico dell'esistenza delle ideologie e dei due blocchi
contrapposti rendeva persiono ozioso chiedersi, allora, cosa fossero
la destra e la sinistra.
Inoltre, queste due categorie facevano ordinariamente parte del
kit ( non solo dialettico ) di ogni uomo politico che appartenesse
ad una delle due parti in causa.
E ad ogni nazione.
Chiaramente i tempi erano del tutto cambiati rispetto al 1789 quando
destra e sinistra hanno visto, per la prima volta, la luce.
Così erano del tutto cambiati anche gli obiettivi politici,
i programmi e le rivendicazioni che, destra e sinistra, sostenevano
rispetto alle questioni del momento.
Dopo il 1989, destra e sinistra si sono trovate di fronte a degli
inevitabili problemi di ridefinizione e di riorganizazione. Quasi
ovunque, la globalizzazione cominciava a tessere le sue reti ora
elettroniche, ora digitali, ora virtuali.
La destra e la sinistra sono, così, arrivate all'appuntamento
con la globalizzazione sempre con il principio di uguaglianza come
grumo irriducibile della loro distinzione.
Quel principio di uguaglianza, la cui diversa interpretazione le
divide, è rimasto immutato perché a rimanere immutato
è stata il diverso modo che gli uomini hanno mantenuto nel
porsi criticamente di fronte alla società. Ciò vale
tuttora; anche nell'epoca della fine delle ideologie.
Problemi, vittorie, sconfitte e speranze esistono ancora: per tutti
gli uomini e per tutte le società. Delle risposte ( di destra
o di sinistra ) possono, tuttora, essere delle buone risposte.
Indubitabile, inoltre, è che, ancora oggi, esistono governi
che dichiaratamente dicono di fare parte di una destra o di una
sinistra.
Inconsci collettivi, culture condivise, articoli di giornali, discorsi
di gente comune, gli studi di specialisti del settore ed ogni altro
elemento che formi la radice ambientale e sociologica dell'immaginario
collettivo sono, tuttora, pieni di citazioni, rimandi e vere e proprie
asserzioni ( a volte scevre da alcun dubbio ) che mettono capo alle
due categorie di destra e sinistra.
In qualche maniera, la distinzione sembra sopravvivere anche oggi.
Certamente, essa è in attesa di una nuova formulazione.
Ora, l'essere giunto a circolare su di una scala globale non ha
tolto al capitalismo quella che era la sua natura: la ricerca del
profitto.
Esiteranno, perciò, degli uomini per i quali tale ricerca
del profitto è qualcosa di positivo, ed altri che diranno
che è una cosa da non fare.
Destra e sinistra esisterebbero, così, anche solo in base
a questo !
Gli uomini, poi, saranno sempre o uguali o disuguali se considerati
in relazione a tale ricerca del profitto. Ci sarà, cioè,
chi avrà di più e chi avrà di meno.
E' per questo motivo che ci saranno sempre uomini che difenderanno
le ragioni di chi avrà di più e degli altri uomini
che si schiereranno con quelli cha avranno meno.
Il progresso realizzato dalle nuove tecnologie e dalle telecomunicazioni
è qualcosa di reale.
Ci sarà, dunque, qualcuno che sarà favorevole ad esso
e qualcun altro che lo riterrà pericoloso.
Insomma, tutti le motivazioni culturali, sociali e storiche, che
hanno portato alla distinzione ( la destra da una parte, la sinistra
dall'altra ) permangono, e anzi ( in alcuni casi ) sono vieppiù
accentuate, ancora oggi.
Le disuguaglianze non hanno cessato di esistere affatto nelle società
moderne.
A tutto ciò si va naturalmente a sommare una serie di nuove
problematiche sorte dalle caratteristiche particolari della società
high-teach.
Il debito dei paesi in via di sviluppo, la competitività,
l'immigrazione verso i paesi industrializzati, i conflitti etnici:
destra e sinistra formuleranno delle soluzioni precise anche per
tali questioni.
Ma la certezza che queste due categorie politiche sussistono ancora,
il fatto più evidente, è data dalla constatazione
che le discriminazioni, le ingiustizie e le disuguaglianze non sono
cessate affatto anche oggi. Anzi, tutt'altro. Esse si sono ingrandite
ed irrobustite.
Dietro le spalle di un terzo dell'umanità che produce e sta
bene, vi sono due terzi di sfruttati, emarginati e poveri.
Il principio di uguaglianza, dunque, è facilmente applicabile.
Per cui esso ( come matrice della diade destra-sinistra ) rimane
certamente vero ancora oggi.
E possiede una sua ragion d'essere che ha assunto dimensioni planetarie.
Ad un livello più particolare il principio di uguaglianza
è applicabile, per esempio, all'inedita situazione in cui
si è venuto a trovare il lavoro.
Afferma Jeremy Rifkin: " per più di un secolo, gli economisti
hanno convenzionalmente accettato come un dato di fatto la teoria
che afferma che le nuove tecnologie fanno esplodere la produttività,
abbassano i costi di produzione e fanno aumentare l'offerta di beni
a buon mercato; questo, in conseguenza, migliora il potere d'acquisto
, espande i mercati e genera più occupazione. Tale assunto
ha fornito il supporto razionale sul quale si sono fondate le politiche
economiche di tutte le nazioni industrializzate. Questa logica sta
conducendo a livelli mai registrati finora di disoccupazione tecnologica"
. A ciò si aggiungano le nuove caratteristiche di flessibilità
e mobilità che ha assunto il lavoro nell'era globale. Da
tutto quanto questo: nasce una nuova categorie sociali, i veri paria
della globalizzazione. Uomini senza un lavoro stabile, persone che
vivono dei sussidi della disoccupazione, lavoratori che non si radicano
in nessun tessuto sociale e culturale, gente che non è in
possesso di nessuna competenza particolare o, semplicemente, di
quella richiesta dalla nuova economia. Il principio di uguaglianza
ha dunque, oggi, delle motivazioni molto forti per esistere ancora.
Non sono finite le disuguaglianze fra gli uomini; destra e sinistra
possono, dunque, fronteggiarsi ancora come una volta.
Ma quali soluzioni esse forniranno alla realtà attuale ?
Come, destra e sinistra, interpreteranno il principio di uguaglianza
oggi ?
Conclusione.
Imprenditore, lavoro e capitale: i fattori della produzione regolano
l'accesso alla centrale operativa di ogni impresa capitalista e
forniscono al capitalismo stesso gli strumenti per la propria espansione.
Il muovo capitalismo globale si sviluppa tramite un reticolo di
nodi il cui accesso è regolato dall'immissione di un certo
stock di competenza. Con l'avvento della nuova figura sociale del
tecnocrate ( alle dipendenze del sistema informatizzato ) anche
il ruolo classico dell'imprenditore è cambiato. Il lavoro,
per parte sua, muta ogni giorno in quantità e qualità.
Il capitale, inoltre, va smaterializzandosi e va facendosi possibilità
di godere un servizio.
Imprenditore, lavoro e capitale, cioè, nell'era della globalizzazione
non sono più gli stessi. Con i tre fattori della produzione
mutati, il capitalismo globale si trova di fronte anche, ovviamente,
una produzione del tutto diversa.
Essa sposta il suo asse dall'universo dei beni a quello dei servizi
( dapprima alle imprese e , poi, al consumatore ). " Sebbene
" servizi " sia una definizione imprecisa, sfuggente e
aperta alle interpretazioni più disparate, generalmente include
le attività economiche che non comportano la produzione o
la costruzione di qualcosa di materiale, che sono transitorie e
consumate nel momento stesso in cui vengono prodotte, fornendo un
valore intangibile " afferma Rifkin. Che così continua:
" i servizi non si qualificano come proprietà. Sono
immateriali e intangibili; vengono eseguiti e somministrati, non
prodotti; non possono essere posseduti, accumulati e lasciati in
eredità. I prodotti vengono venduti, i servizi resi disponibili.
In un'economia di servizi è il tempo a essere trasformato
in merce, non lo spazio o le cose " . La vita economica e sociale
dell'uomo appare, oggi, slegata da qualsiasi considerazione geografica
( il nuovo capitalismo è molto più legato alla possibilità
di accesso a segmenti di esperienza che alla materialità
delle merci ). Che ragion d'essere ha dunque lo Stato oggi ? I governi
di tutto il mondo hanno cominciato una deregulation. Vendono ( al
miglior offerente ) le proprie infrastrutture di telecomunicazione
e di trasmissione via etere, lasciando che siano, poi, le leggi
economiche a decidere chi sarà connesso al ciberspazio degli
scambi commerciali. Ma già a partire dalla fase del capitalismo
maturo si verificò, da parte degli Stati, un certo intervento
a sostegno dell'iniziativa privata.
Ciò non accadde nell'Inghilterra della Rivoluzione Industriale
ma bensì in Belgio, Francia, Stati Uniti e Germania. Il capitalismo,
da sistema economico emergente, venne inglobato dentro le istituzioni
politiche di ogni stato. Molte leggi si adeguarono ai suoi meccanismi.
Molte norme, codici e regolamenti nacquero a tutelare i soggetti
economicamente più svantaggiati del nuovo sistema.
Il capitalismo divenne, così, una faccenda quotidiana, una
faccenda con la quale milioni uomini e donne erano chiamati a misurarsi
nel corso della loro vita. Per via dell'ammontare degli stipendi,
delle tasse da pagare, del lavoro che ciascuno era chiamato a svolgere,
del costo delle merci acquistabili dai rivenditori, ciascuno era
costretto a fare i conti col capitalismo.
Nel corso del XIX° sec., gli Stati divennero nazioni. Le nazioni
tentarono, anch'esse, di inglobare dentro se il capitalismo, che
era ormai quello dei cartelli e dei trusts. Con la la globalizzazione
il capitalismo è divenuto un fenomeno sociale che coinvolge
menti e interessi di ogni parte del mondo. Le nazioni, per parte
loro, non paiono più avere i mezzi per istituzionalizzare
questo capitalismo lanciato su orbite planetarie.
La destra e la sinistra hanno ancora il principio di uguaglianza.
Ma che ruolo possono assumere, oggi, nei confronti del sistema globale
della modernità ?
Per destra e sinistra avrà, comunque, un senso preciso porsi
le tre domande classiche che ciascuno si pone quando si tratta dell'uguaglianza.
Uguaglianza sì, ma: 1) tra chi ?, 2) in che cosa ? e 3) in
base a quale criterio ?
Dice Luciano Gallino: " Col termine di globalizzazione ci si
riferisce al fatto che negli ultimi decenni del Novecento lo spazio
del mercato sembra aver raggiunto i confini demografici e territoriali
del mondo" . Il mercato è per tutti e ovunque, oggi.
Esso è dominato dalle multinazionali. Che sono controllate
da fattori di produzione inediti. In base ai quali producono una
determinata tipologia di beni.
Questi non sono più beni di consumo di massa ( cibo, vestiario,
ecc. ) ma dei servizi non strettamente necessari e comprensibili
( per quanto riguarda la loro utilità immediata ).
Il capitalismo della globalizzazione ha come centro un mercato che
è mutato nella sua natura e che è più fluido
rispetto al passato. I suoi meccanismi sfuggono spesso a considerazioni
di natura materiale o economica. La modernità si presenta,
oggi, sotto l'aspetto dell'immateriale.
Dunque oggi, per la destra e per la sinistra di ogni nazione, è
più che mai necessario un confronto ed una riflessione sul
capitalismo di tipo globale che è in atto.
Ovvero: il mercato è ovunque, non si può sfuggire
al mercato: occorre, dunque, pensare in maniera nuova proprio questo
mercato.
Ma il mercato è uno spazio ideale. Esso non esiste fisicamente
da qualche parte. Riflettere sul mercato è, in una certa
misura, riflettere sull'immateriale cioè sull'invisibile,
sull'astratto, su quello che non c'è.
Tale riflessione è necessaria. E' il fatto della globalizzazione
stessa che spinge a questa riflessione.
Ma altri fattori vi contribuiscono. Anzitutto: il mercato non è
solo un fatto economico. Esso stigmatizza forme di pensiero, strutture
e paradigmi che non sono solamente economici, ma che fanno parte
del ( molto più generale ) tipo di esistenza concreta condotta
da ogni uomo. Oggi, il mercato muove le coscienze. Ma le coscienze,
a loro volta, muovono il mercato.
L'economia occupa ancora uno dei quadrati che racchiudono le diverse
attività umane. Ma prima dell'economia c'è lo stesso
uomo. Che agisce, produce, vive, sogna e spera realizzandosi nella
stessa economia ( come nella scienza, nell'arte, nella tecnica,
ecc. ).
Esso, dunque, occupa tutti i quadrati.
" Mentre i nuovi movimenti migratori ridefiniscono continuamente
la composizione delle cittadinanze, l'accelerazione della circolazione
dei simboli e delle informazioni nei circuiti delle telecomunicazioni
globali esercita una potente pressione in direzione dell' omologazione
dei comportamenti e degli "immaginari", ponendo in discussione
" identità " e " culture " consolidate.
E lo straordinario sviluppo della cibernetica e dell'informatica
determina la formazione di nuovi spazi potenzialmente ´
sconfinati ` , rendendo possibile un'inedita libertà di comunicazione
[e] modificando le forme stesse dell'esperienza e della percezione
" . Una riflessione sul nuovo capitalismo globale ( che sovrintende
a tutto questo processo ) deve, perciò, essere fatta. L'economia
deve, cioè, tornare ad essere centrale nel dibattito politico.
La destra e la sinistra hanno, oggi, questo compito storico. Con
la globalizzazzione si realizza un fatto prima di tutto spaziale
che si muove lungo direttrici di natura economica. Ma l'estensione
spaziale di qualcosa porta con se, anche, l'annichilimento delle
caratteristiche particolari dei luoghi a cui quella cosa si estende
oltre che una maggiore vicinanza di tutto con tutto. Il mondo si
restringe e si uniforma. Il fatto che un capitalismo di tipo nuovo
faccia il suo ingresso in determinate nazioni, per la prima volta
nella loro storia, porta con se la necessità di una destra
e di una sinistra. Nelle nazioni dove già il capitalismo
c'era, e che hanno visto accelerarsi i suoi processi, destra e sinistra
se lo ritrovano, ora, davanti mutato per come è. Tutte le
nazioni, inoltre, hanno una politica internazionale. Che non potrà
non tener conto dei processi di globalizzazione.
Che esista un fenomeno planetario quale il capitalismo delle multinazionali
è motivo da affrontare in sede di dibattito politico internazionale.
Trattandosi di un fenomeno che interessa tutto il mondo, ogni governo
nazionale se ne dovrà occupare, quanto meno incidentalmente.
E ancora: le dinamiche dell'economia globale immettono sul mercato
una stessa merce X, dappertutto. La televisione annuncia a tutto
il mondo i prodigi di X. Milioni di persone acquistano X.
Ed instaurano, fra loro, determinate strategie comportamentali in
cui sono presenti ( ne sono, anzi, la causa ) quelle dinamiche globali.
Si sviluppa, poi, in tempo reale e quasi automaticamente un tam
tam ( sociale, mediatico e globale ) fra tutte le persone che sono
venute in contatto con X.
Viene universalmente riconosciuto, dunque, che X è una merce
davvero prodigiosa.
La multinazionale che aveva messo X sul mercato, per soddisfare
l'accresciuta domanda, produce uno stock maggiormente grande di
X. Così, tutto il processo ha di nuovo inizio, in un cerchio
che tende ad allargarsi ad ogni giro di più.
Dunque, destra e sinistra si troveranno davanti una società
in cui dei meccanismi di questo tipo saranno fortemente presenti.
L'estensione spaziale di una cosa porta con se, inoltre, anche un
mutamento dei concetti stessi di spazialità e di spazio.
Ma lo spazio è, e rimane, sempre il luogo in cui la politica
(al pari di ogni altra attività umana ) ha fissato le sue
leggi.
Destra e sinistra ( entità spaziali per loro natura ) dovranno,
quindi, confrontarsi anche con questo nuovo spazio ristretto che
avranno di fronte.
Il capitalismo ovunque esteso non si risolve, comunque, solo in
una mera conquista di nuovi spazi. Esso diventa, anche, più
potente in se e per se.
Destra e sinistra dovranno guadagnare a se anche questa particolare
potenza.
L'Europa ed il mondo, in conclusione, hanno oggi un sistema economico
solo: esso è il capitalismo della globalizzazione .
Ogni destra e ogni sinistra devono cominciare a ragionarci sopra.
E devono saper proporre dei programmi politici ad hoc.
Oggi, tutta la produzione è cambiata. L'economia si attivizza
sempre più. Destra e sinistra devono studiare un approccio
anche verso le acquisizioni di questa nuova economia.
Il capitalismo è mutato.
Multinazionali, new economy, industria del divertimento, mass media,
network, reti, digitale, robotica, cibernetica, informatica, elettronica,
servizi: la scienza, precipitata nella tecnologia, descrive il perimetro
intero della società. Il quale si condensa in un microcircuito
fatto di silicio.
Il razionalismo transita, ora, dalla sua fase definitoria e logico-formale
attraverso quella algebrico-matematica per arrivare a quella, attuale,
di tipo simbolico-astratto.
Ad ogni autostrada informatica viene veicolato un determinato scambio
simbolico che consente l'accesso alle reti. Più che mai astratto
è il mercato. Per definizione, astratte sono le reti ( delle
relazioni, dei contatti e dei rapporti ). Astratta è la new
economy. E astratte sono le comunicazioni fra i diversi nodi delle
reti.
Ma, destra e sinistra si definiscono, esse stesse, sulla base di
un assunto del tutto ideale, cioè astratto.
Ovvero: sul principio di uguaglianza.
La destra dice che gli uomini sono più diseguali che uguali;
il contrario viene detto dalla sinistra. Ma, con il lavoro, divenuto
oggi mobile e flessibile, con le prestazioni ( sicurezza e sanità,
ad esempio ) erogate dai governi che devono sottostare a rigorosi
vincoli finanziari, con le imprese che sono costrette a compiere
un poderoso sforzo di adattamento per rimanere competitive in un
mercato globale ( sforzo che richiede l'investimento di nuove energie,
frutto di uno studio attento dei fenomeni globali, ed uno sforzo,
sempre continuo, per rimanere al passo con i tempi ), con la disoccupazione
che diviene ogni giorno più elevata e con le istituzioni
dello stato che, ogni giorno, devono raggiungere nuovi livelli di
efficienza e capacità innovativa, le condizioni in cui si
viene a trovare la società, nel suo complesso, sono diverse
rispetto a quelle del passato.
La globalizzazzione richiede, infatti, un mercato che si specializza
ed un lavoro che non è più stabile come una volta.
A livello più generale, inoltre: nascono nuove sacche di
emarginazione, il tempo diviene una merce ambita per ciascuno, la
società si spettacolarizza, nuovi conflitti di natura etnica
bussano alle porte, l'omologazione a modelli acquisiti dall'alto
si fa, ad ogni ora, più pressante.
Destra e sinistra hanno, dunque, davanti un mondo in evoluzione.
E si tratta di un mondo dentro al quale queste due categorie mantengono
un proprio ruolo.
Ma esso è anche un mondo che si fa sempre più astratto
e ( in alcuni casi ) incomprensibile.
Il capitalismo planetario lo sta conducendo, adesso, verso un futuro
che appare ogni istante più incerto.
Ma il grumo irriducibile ( da cui germogliarono destra e sinistra
) era un principio del tutto astratto. Dunque, compito perspicuo
della destra e della sinistra ( una volta che si siano poste davanti
alle dinamiche della globalizzazione ) sarà quello di formulare
una semplice domanda. Chi sono gli uguali e chi i disuguali relativamente
alle mutate condizioni in cui, oggi, si è venuta a trovare
la società ?
Per rispondere a tale domanda occorrerà ad esse, dunque,
il più alto livello di astrazione che sia loro possibile.
Ossia: proprio quello fornitogli dal principio di uguaglianza (
che le forma ).
Ogni caratteristica della società globale dovrà essere
scandagliata.
Ecco alcuni esempi. 1) La logica universale del sistema capitalistico
è, anche nell'epoca della globalizzazione, quella di realizzare
un profitto. Una prima ( generalissima ) distinzione fra gli esseri
umani della globalizzazione potrebbe, quindi, essere quella fra
chi, all'interno delle dinamiche economiche, riesce a realizzare
un profitto e chi non vi riesce. Il principio di uguaglianza, a
suddivisione avvenuta, potrà essere, dunque, applicato a
tali categorie.
Destra e sinistra difenderanno le ragioni ora degli uni ora degli
altri.
La destra tenderà a privilegiare le ragioni dei ricchi e
dei vincitori della globalizzazione, la sinistra, verrà incontro
alle problematiche dei poveri e degli sconfitti. 2) Il libero mercato
non risolve l'individuo in tutta la sua complessità e personalità.
Esiste una parte dell'esistenza di ognuno che ognuno gestisce a
suo modo e indipendentemente da dinamiche economiche. Di fronte
a ciò: la destra privilegerà le ragioni del libero
mercato ( a scapito di quelle dei singoli ), la sinistra, invece,
porrà l'accento maggiormente sul valore irriducibile della
singola persona piuttosto che su paradigmi economici. 3) Fra un
compratore e un venditore, lo scambio di proprietà cede il
posto a un ingresso ( temporaneo ) che viene negoziato tra un client
e un server. In base a tale ingresso, ci sarà chi avrà
di più ( in termini di possesso ) e chi avrà di meno.
La destra porterà avanti le ragioni di questi nuovi proprietari
dell'immateriale, la sinistra, quelle di coloro che non avranno
accesso a tale acquisizione. 4) La condizione per essere connessi
alle reti è il possesso o meno di una certa competenza. Ciò
fa nascere una suddivisione tra chi possiede e chi non possiede
tale requisito. La destra farà proprie le ragioni di coloro
che avranno acquisito un surplus di competenza, la sinistra starà
dalla parte degli esclusi dal meccanismo pedagogico dell'acculturazione
. E così via . Il principio di uguaglianza sarà declinato
per tutte le situazioni in cui la globalizzazione genera motivi
di suddivisione, di risentimento e di rivendicazione. Destra e sinistra
dovranno solo fare proprie le ragioni degli uni o degli altri.
Il mercato, dunque, oggi è globale. C'è chi dice:
" viva il mercato ", c'è chi dice: " a morte
il mercato ". Per tutti la regola, in ogni caso, è confrontarsi
e comprendere i meccanismi del mercato. Qualsiasi democrazia moderna
deve avvertire, dentro se, l'obbligo ( anche morale ) di fare i
conti con un'economia che ha assunto il volto, sempre più
aggressivo, di un capitalismo ormai senza limiti che tende ad andare
oltre anche ai più antichi valori umani.
Sembra che quella logica della ricerca del profitto a tutti i costi
( propria già del primo capitalismo ) voglia sorpassare non
solo le norme dell'etica, ma anche i più comuni principi
della civile convivenza e, forse, anche della stessa vita. E' come
se quello slancio vitale che aveva caratterizzato, fin da subito,
il primo capitalismo si fosse, oggi, arrotolato su se stesso ed
allargato a tal punto da minacciare persino la sua origine e se
stesso.
Pur di soddisfare un'emozione, la stessa natura viene manipolata
e sconvolta.
Si potrebbe anche dire che con l'avvento del virtuale stia iniziando
a realizzarsi l'ultima di quelle fini che il millennio appena superato
ha portato con se. La fine della realtà.
Se il mercato è qualcosa di astratto, il principio di uguaglianza
lo è pure. Ma le condizioni sociali in cui viene a trovarsi
ogni singola persona nella globalizzazzione sono qualcosa di concreto.
E' su di esse che si giocherà, ancora una volta, la partita
fra la destra e la sinistra.
Il capitalismo è divenuto immateriale nella globalizzazione.
Se la destra e la sinistra riusciranno a stargli dietro, sarà
solo a causa di quel loro grumo irriducibile, la cui diversa interpetrazione
le divide. Tale grumo è anch'esso astratto. I tipi ideali
hanno raggiunto la catena di montaggio; la politica si vuole misurare
con i suoi archetipi. Ciò è accaduto perché
la fine delle ideologie non ha fatto finire per nulla le idee. La
sfida della modernità è, dunque quella fra chi, in
futuro, sarà uguale nelle possibilità di accesso e
connessione alle reti della produzione e chi non lo sarà.
La stessa produzione ( col mutare dei tre fattori che la costituiscono
) ha reso difficile questo accesso.
Se destra e sinistra sapranno rispondere al meglio alla domanda
posta da questa rinnovata uguaglianza ( e disuguaglianza ) ecco
che allora esse potranno, in futuro, costituire un'alternativa possibile
ed effettuale. La riflessione sul capitalismo è certo necessaria
ma non basta. La società può anche essere vista olisticamente
come un tutto, oppure come se fosse composta di parti individuali
( alla maniera riduzionista). Conservazione e progresso, poi, sono
sempre alle porte La destra e la sinistra dovranno anche fare,
perciò, i conti con il peso del loro passato e del loro avvenire.
E con i singoli uomini.
Ognuno di essi avrà le proprie particolarità. Ogni
società, poi, fa storia a se. Pure su questa storia, destra
e sinistra, dovranno discutere. E con il sistema delle relazioni
internazionali.
Ma soprattutto dovranno decidere cosa fare ed agire senza stare
a pensarci due volte riguardo a tutti gli sconfitti della globalizzazione.
Essi spunteranno fuori, come funghi, dai moderni centri di stoccaggio
delle scorie industriali di ogni azienda ed impresa diffusa ( ormai
) per i quattro angoli angoli del globo. Costoro saranno il problema
più urgente che destra e sinistra avranno da affrontare.
Si tratta di una realtà che non ammette deroghe. La sopravvivenza
stessa dell'Occidente civile dipende dalla soluzione del problema
che questi uomini e queste donne pongono con la loro stessa esistenza.
Altrimenti: il prezzo da pagare sarà troppo alto. E' lo stesso
destino dell'ecosistema quello che, qui, è in gioco.
Ancora una volta il futuro dipenderà oltre che da un certo
numero di nuove condizioni per le uguali possibilità di ciascuno,
anche da una maggiore ripartizione della ricchezza.
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Gianfranco Cordì è nato a Locri ( RC ) l'8 Maggio
1970. Laureato in filosofia con una tesi su " Ipotesi e limiti
nell'epistemologia di Karl R. Popper ", attualmente è
dottorando di ricerca in " Pensiero politico ed istituzioni
nelle società mediterranee " presso l'Università
di Catania. La sua tesi di laurea è stata pubblicata su www.swif.it,
del laboratorio di Epistemologia informatica del dipartimento di
Scienze Filosofiche dell'Università degli Studi di Bari (
23/05/2005 ). Sempre della sua tesi di laurea, una sintesi è
stata pubblicata sulla rivista della Società Italiana di
Filosofia Politica www.sifp.it
( 17/05/2005 ).
Ha pubblicato il saggio " Sinistra e destra di fronte alla
globalizzazione " su " L'unità del pensiero ",
in www.unitapensiero.com ( 09/2005) ed il saggio " Globalizzazione e politica "
su " Società e conflitto " ( n° 29/32, gennaio
2004- dicembre 2005 ), in www.cooperweb.it/societaeconflitto/.