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PROGRAMMI ELETTORALI - ELEZIONI EUROPEE 2004
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ELEZIONI EUROPEE 2004: PROGRAMMI ELETTORALI - SOCIALISTI UNITI PER L'EUROPA

Elezioni Europee 2004: Programmi Elettorali - Socialisti Uniti per L'Europa
 

Il nostro Paese si trova di fronte ad una alternativa: o finalizza la politica economica al raggiungimento di uno sviluppo economico elevato, equilibrato e sostenibile oppure è destinato a percorrere il sentiero indesiderato di una rapida recessione. In un mondo globalizzato una terza via non esiste. Il galleggiamento a crescita zero non è possibile. Ciascun paese o si rinnova con continuità per adeguarsi, partecipando quindi da protagonista allo sviluppo mondiale, o, tardando a rinnovarsi, rischia di essere tagliato fuori in tempo reale dai mercati e di subire un rapido declino. Le priorità delle scelte devono essere rigorosamente fissate in relazione all’obiettivo "sviluppo". L’azione deve essere in grado di coniugare le riforme per il rinnovamento strutturale con quelle di sostegno all’economia. Le une e le altre, attuate isolatamente, sono infatti condizioni necessarie per la crescita, ma non sufficienti. Per condurre la nostra economia lungo il sentiero dello sviluppo entrambi gli interventi devono essere attuati simultaneamente e in modo coordinato con quelli degli altri paesi dell’Unione Europea. Il ruolo delle istituzioni europee è fondamentale a questo fine. Esse devono creare le condizioni per stimolare, favorire e sostenere i cambiamenti necessari. Le sfide della globalizzazione Negli ultimi dieci anni lo scenario mondiale è profondamente mutato. Le grandi economie sono divenute più aperte al commercio mondiale; i costi di trasporto si sono ridotti, favorendo un crescente flusso di scambi di beni e servizi; lo sviluppo delle tecnologie ha consentito di avere rapidamente ed efficientemente informazioni, documenti, notizie, contatti da una parte all’altra del mondo; i mercati finanziari sono divenuti strettamente integrati; i paesi europei si sono uniti per avere un unico e grande mercato, con una moneta unica; nuovi paesi sono comparsi sulla scena mondiale; nuove aree di mercato si sono sviluppate. In questo scenario lo sviluppo economico può essere ottenuto solo se si realizza il "nuovo obiettivo strategico" indicato nell’Agenda di Lisbona concordata nel Consiglio Europeo nel marzo del 2000, che è quello di avere un sistema economico competitivo, dinamico, moderno e fondato sulla conoscenza. L’Italia insieme agli altri paesi europei deve muoversi secondo questi orientamenti in modo prioritario. I punti critici dell’economia italiana Nell’ultimo decennio l’economia italiana è cresciuta a tassi modesti e negli ultimi due anni ha sperimentato una stagnazione. Il gap di crescita rispetto agli altri paesi europei ed alle altre grandi economie industrializzate, con poche eccezioni, è stato notevole. Il rallentamento è stato dovuto principalmente: a) al deterioramento della competitività, che, in un sistema sempre più globalizzato, ha avuto effetti negativi particolarmente marcati sulla produzione e sulle esportazioni; b) alle politiche restrittive per il risanamento della finanza pubblica, che sono state attuate al fine di consentire l’ingresso del nostro Paese nell’Unione Monetaria Europea (Trattato di Maastricht e PSC) e che hanno tolto risorse agli interventi per lo sviluppo (infrastrutture, spese per lo sviluppo, ecc.).
La bassa crescita ha peggiorato la competitività dell’Italia ed ha reso più difficile il rispetto del vincolo di bilancio stabilito negli accordi Europei, innescando un circolo vizioso che ha esplicato i suoi effetti sia sull’offerta sia sulla domanda. Le carenze dal lato dell’offerta Sono molteplici e riguardano diversi aspetti dell’attività produttiva del nostro Paese. Innanzitutto la disponibilità di fattori produttivi, soprattutto per quanto riguarda i lavoratori con alta qualificazione, è minore di quella di altri paesi; le tecnologie utilizzate nei processi produttivi e l’organizzazione d’impresa sono in molti casi meno efficienti rispetto alle più moderne economie; i costi di produzione sono spesso più elevati di quelli dei nostri concorrenti. In particolare la bassa crescita della produttività dei fattori è dovuta principalmente: · alla carenza di investimenti in capitale umano. Le strutture universitarie e della ricerca hanno preparato una modesta quota di ricercatori qualificati e di ingegneri; sono mancati interventi di riqualificazione della forza lavoro (es.training); · alla modesta spesa per la ricerca pubblica e privata (in % del PIL). al limitato ammontare di investimenti fissi incorporanti innovazioni di processo. Gli investimenti in Information and Communication Tecnology (ICT) sono risultati molto più contenuti che negli Stati Uniti e nelle altre grandi economie europee; · agli esigui sforzi per l’innovazione di prodotto. La qualità dei prodotti non ha subìto miglioramenti significativi, soprattutto
relativamente ai nostri concorrenti; · alla troppo lenta introduzione di miglioramenti organizzativi, effettuati anche attraverso scorpori o integrazioni di settori di imprese o altri interventi al fine di rendere l’attività produttiva più flessibile ed efficiente; · alla mancanza di interventi di ampliamento e di mantenimento delle infrastrutture dei trasporti. Le dimensioni della rete stradale, di quella autostradale e di quella ferroviaria sono rimaste pressoché immutate rispetto a quelle degli anni settanta; è aumentata la congestione derivante dall’aumento del traffico, ed è aumentato il divario rispetto alla disponibilità di infrastrutture degli altri paesi; · ad ostacoli e strozzature nella produzione e nella distribuzione di risorse energetiche con la creazioni di disagi crescenti per gli imprenditori utenti.


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