ELEZIONI EUROPEE 2004:
PROGRAMMI ELETTORALI - PRI I LIBERAL SGARBI
Elezioni Europee 2004: Programmi Elettorali
- PRI I Liberal Sgarbi
Scelgo
di partecipare alle elezioni europee perché non devo
fare accordi con nessuno e sono da sempre convinto che l'unica
espressione di voto democratico sia la scelta distinta e
indipendente che consente il sistema di voto proporzionale.
Non credo che a Sinistra ci sia la "vita", anche
se non vedo prospettive vitali nel Centro-Destra, ma non
intendo fare aperture prospettiche come Pannella o trasmigrazioni
come Pomicino. Sto dove sono sempre stato, dove mi indicano
le mie idee sulla bellezza, sulla civiltà, sulla
giustizia. Come sempre, prima e dopo Berlusconi. Non ho
alcuna intenzione di andare con Prodi, ma ho detto che,
per la difesa dei beni culturali, farei anche il ministro
dell'Ulivo, non diversamente da come fece Umberto Veronesi
il Ministro della Sanità. Vedo il nostro patrimonio
artistico e monumentale aggredito da un cancro con una pericolosa
prospettiva di metastasi, senza spiragli di miglioramento.
Sento l'urgenza di arrestare la catastrofe, che è
tutta nella incapacità, nella ignoranza e nella viltà
degli uomini. La bellezza è fragile, minacciata e
malata. Per questo urge un "partito della bellezza",
tradurre in azione politica i principi e le denunce di Italia
Nostra. Questa l'idea, che non appartiene né alla
Destra né alla Sinistra, come la guerra contro il
cancro, o la battaglia contro il fumo. Aggiungo che non
mi piace essere, e non vorrei in alcun modo apparire, titolare
di una qualsivoglia posizione antiberlusconiana. Troppo
facile e anche inutile. Io sono entrato in Parlamento prima
di Berlusconi, e ho difeso principi e valori nei quali credevo
indipendentemente da lui. Non gli devo niente e non ho niente
contro di lui. Sono notoriamente capace di tutto, ma non
intendo condividere l'astio, il biasimo degli avversari
e le facili critiche degli alleati di Berlusconi. Constato
che la sua rinuncia a idee e a uomini capaci di sostenerle
gli è dannosa e gli fa perdere consensi. Nient'altro.
Ho sempre difeso i deboli, non comincerò ad attaccarli
ora. Non devo e non voglio punire nessuno, voglio semplicemente
difendere i valori in cui credo e la bellezza del mio Paese.
Un paese sfigurato, appunto. Per questo, a Berlusconi (non
a Prodi) dico: "Amicus Plato sed magis amica veritas".
Obiettivo e finalità del Partito della Bellezza è
la difesa integrale del patrimonio archeologico, artistico,
architettonico, monumentale, ambientale, librario, archivistico,
teatrale, fotografico, cinematografico italiano, inteso
come stratificazione di storia e di memoria, contro ogni
falsa idea di progresso. La inaudita violenza patita, e
ancora minacciata, senza pietà, a intere aree e a
paesaggi come a singoli edifici, affidati a improvvidi restauratori,
non può essere più a lungo tollerata da cittadini
che abbiano a cuore la difesa della loro civiltà
in tempo di pace, ma sottoposta a un attacco impietoso di
forze armate contro la bellezza, di cospiratori alla conquista
di un patrimonio ineguagliabile, non per possederlo, ma
per distruggerlo. E' arrivato il momento di acquistare compiuta
coscienza della importanza di ogni reliquia, alla quale
provvedere con ogni cura per la sua conservazione, giacché
ogni volta che si è creduto di migliorare o di modernizzare
si è perduto il sapore dei luoghi, la loro verginità,
la loro individualità. E, ciò che è
più grave e più evidente, il loro valore,
anche materiale. Quando un luogo è stato contaminato,
quando l'antico è stato sostituito dal moderno si
è perduto per sempre quel bene prezioso che nasce
dalla congiunzione tra la creazione della natura e dell'uomo
e il tempo. Il Partito della Bellezza chiede ai cittadini
di rivendicare con orgoglio la proprietà della polis
sottraendola alle mani di amministratori senza scrupoli
che, in modo arbitrario, decidono orrori irreparabili senza
avere alcuna coscienza estetica, ritenendosi padroni e non
custodi della eredità della storia che, nelle loro
mani, si dissolve. Per questo la benemerita azione delle
associazioni culturali in difesa del patrimonio monumentale,
per non disperderne il valore, anche economico, non può
restare uno spunto volontaristico e di impotente indignazione,
ma deve diventare un impegno politico, militante, attivo.
Gli incredibili episodi, sommamente emblematici, della gibbosa
aberrazione di Piazza Montecitorio, stupefacente testimonianza
di prepotenza nel luogo dove si sono fatte le leggi per
impedirla, e dell'abbattimento del contenitore dell'Ara
Pacis, contro cui ora si alzano cori di proteste da parte
dei cittadini, sono solo due delle innumerevoli occasioni
di violenza al patrimonio, compiute anche per l'impotenza
di chi aveva le idee e le giuste convinzioni per impedirli,
ma non il potere. La minaccia ai parchi, alle coste, alle
montagne, all'acustica dei teatri, alle piante, agli intonaci,
ad ogni cosa che è fragile, che sembra più
facile sostituire con le modeste invenzioni del debole pensiero
di progettisti frustrati che infieriscono contro giardini,
pavimenti di chiese, prospetti di edifici, centri storici,
non ci può trovare impotenti. Occorre acquistare
coscienza politica della straordinaria identità culturale
dell'Italia la cui vocazione alla bellezza è un bene
primario che non si può consentire di disperdere.
I cittadini devono, insieme alla coscienza, avere anche
gli strumenti per garantirsi contro i barbari, nei consigli
comunali, nelle regioni, nel parlamento nazionale. Sembra
incredibile aver dovuto assistere, e continuare ad assistere,
impotenti alla dispersione sistematica, alla cinica manomissione
di beni indisponibili, con la serena distruzione di architetture
e di spazi della città e della natura, come se potessimo
disporre di un dipinto di Giotto o di una scultura di Michelangelo
per graffiarli o amputarli, quando non rifarli dopo averli
distrutti. Il Partito della Bellezza guarda con profonda
delusione alla totale carenza di consapevolezza di questi
temi nei programmi dei partiti politici di destra e di sinistra,
in una inaccettabile sottovalutazione di ciò che
appare agli occhi del mondo, e nella coscienza critica di
una piccola parte, non un ingombrante fardello di faticosa
manutenzione, ma la variegata dimostrazione di ciò
che, ancora oggi, rende l'Italia la prima potenza al mondo
per la sua eredità culturale. E che non si tratti
di beni obsoleti è dimostrato dalla costante presenza
di oggetti e dipinti italiani nei principali musei del mondo,
senza che per questo sia stata completamente spogliata la
nostra nazione. Noi abbiamo un altissimo dovere davanti
alla storia e alle generazioni future. E non possiamo disporre
o lasciare disporre di questo patrimonio senza regole certe,
che devono entrare nella politica come è avvenuto,
per la difesa dell'ambiente, con il movimento dei Verdi.
Per questo il Partito della Bellezza nasce perché
la bellezza sia inevitabile e la sua difesa ineluttabile.
Naturalmente se questa priorità è la stessa
ragione di essere, lo specifico operativo, del movimento
politico, non possiamo disgiungere questa battaglia per
la bellezza da una battaglia per le libertà, contro
ogni inquisizione, contro il costante tentativo di ridurre
le interpretazioni del mondo a un pensiero unico, senza
spirito critico, senza libertà di parola. Anche questo
è un problema culturale, come lo sono le emergenze
sanitarie, la necessità di garanzie per la salute
in una più alta dimensione spirituale. E ancora,
il Partito della Bellezza,, perseguendo, in uno, il Bene
e il Bello, intende agire per una riforma non velleitaria
della istruzione, stabilendo, in modo ordinato, i principi
di formazione alla bellezza, come etica dell'individuo e
abito mentale. Invertire il pernicioso principio degenerativo
per cui è bello ciò che piace, ristabilendo
la necessità di valori estetici universali, come
non è lecito consentire ad ogni malato di discutere
i metodi della sua cura. Occorre ristabilire principi e
valori non discutibili in una perfetta coincidenza di etica
e di estetica. Occorre essere intransigenti. Ogni concessione
alla mediocrità, ogni tolleranza sono una minaccia
alla sopravvivenza dell'unico mondo reale che è il
mondo interiore, consentendo all'ignoranza e alla disinvoltura
di disperdere ciò che è di tutti, come se
qualcuno potesse strappare i fogli della Bibbia di Borso
d'Este, o avvolgere tabacco nelle pagine dei Canti di Leopardi.
Questo avviene ogni giorno del patrimonio monumentale e
ambientale, e non potremo accettare che passino altri giorni
senza armarci per impedirlo. E dunque, in tempo di pace,
sia guerra alla stupidità e alla mediocrità
e a chi distrugge con la leggerezza e con la presunzione
di costruire un futuro migliore, senza rispetto per la storia,
per la tradizione, per la memoria.