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PROGRAMMI ELETTORALI - ELEZIONI EUROPEE 2004
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ELEZIONI EUROPEE 2004: PROGRAMMI ELETTORALI - PAESE NUOVO

Elezioni Europee 2004: Programmi Elettorali - Paese Nuovo
 

Manifesto della DEMOCRAZIA CRISTIANA per le elezioni europee 12-13 giugno 2004

1. Il Parlamento Europeo che sarà eletto il prossimo 13 giugno completerà la realizzazione dell Unione Europea. Un traguardo storico è orami conseguito. La casa comune europea , secondo la felice espressione del Santo Padre, Giovanni Paolo II, che agli inizi sembrò essere soltanto il sogno sbocciato tra le immani rovine del secondo conflitto mondiale nel cuore di alcuni grandi statisti democratico-cristiani, Alcide De Gasperi, Robert Shuman, Konrad Adenauer, Jean Monnet, realizzata la moneta comune, l euro, dovrà darsi un unica politica estera, un'unica politica di difesa, un unica politica di giustizia, un unica politica di sostegno allo sviluppo. Un vero e proprio stato federale si deve costruire anche con l adozione di una Costituzione e con l estensione dell Unione ai paesi che chiedono di farne parte. La Democrazia Cristiana -- che dell Europa unita ha fatto da sempre la sua bandiera -- ritiene fermamente che l Italia debba impegnarsi con tutte le sue migliori energie per affrontare e risolvere le contraddizioni e i problemi che si sono evidenziati e che richiamano la diretta responsabilità di tutti i convinti europeisti.

2. Il completamento dell Unione europea imbocca la dirittura d arrivo in una fase di grande instabilità mondiale. Si è aperta nel mondo una nuova drammatica divisione tra il Nord e il Sud, tra i paesi poveri e i paesi ricchi. E c è chi spinge perché si schiuda anche un conflitto -- i cui esiti morali prima che materiali sarebbero disastrosi -- tra religioni. La morte per fame, il sottosviluppo, le stragi di bambini, la carenza di acqua, cibo e medicine, le migrazioni bibliche, interessano, come un sisma globale, interi continenti ed hanno uno dei loro più pericolosi epicentri nei paesi del Nord-Africa che si affacciano sul Mediterraneo. Questi angoscianti problemi non interpellano soltanto la nostra coscienza, ma ci riguardano direttamente. Superato l equilibrio dualistico fondato sul terrore del conflitto atomico, instauratosi dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, un nuovo ordine globale non potrà stabilirsi unilateralisticamente e in assenza di un ruolo attivo dell Europa. Il conflitto israeliano-palestinese, che si trascina endemicamente da oltre mezzo secolo. La gravissima crisi irachena, ben lontana da un accettabile soluzione. I tanti focolai di conflitti nel terzo e nel quarto mondo e nell Europa dell Est. La disumana minaccia del terrorismo, che grava come un ipoteca sulla vita di tutti. Sono questi gli aspetti più drammatici delle terribili difficoltà del nostro tempo, delle gravissime minacce che la convivenza tra i popoli e la pace stanno conoscendo. La Democrazia Cristiana italiana resta convinta -- fedele all insegnamento delle Encicliche Pacem in terris di Giovanni XIII, Populorum Progressio di Paolo VI e dell instancabile accorata predicazione di Giovanni Paolo II che hanno dato voce alle più alte speranze dell umanità -- che la pace è la sola risposta possibile per i problemi del mondo del terzo millennio. Lavorare per la pace si può e si deve. Lavorare per lo sviluppo dei popoli si può e si deve. E l Italia può avere, nell edificazione della pace e di un consorzio umano più giusto, un grande ruolo da estendere a tutta l Europa, come hanno dimostrato Amintore Fanfani, Aldo Moro, Giorgio La Pira con le loro concrete azioni. E certamente importante -- come ha chiesto il Papa -- ricordare nella Costituzione Europea le radici cristiane del Continente. Ma è ancora più importante che il richiamo al cristianesimo si traduca concretamente nella costruzione di un Europa solidale al suo interno e con tutti i popoli, amica degli USA, protagonista attiva della costruzione della pace.

3. L Europa dei popoli, solidale e pacifica, si costruisce, innanzi tutto credendoci fermamente e, in secondo luogo con la paziente ricerca di tutte le compatibilità e con la generosa offerta di tutte le opportunità. In questo contesto, la tendenza a restringere lo sguardo alla propria realtà territoriale è gravemente miope. Il localismo -- che è la risposta di alcune aree economicamente forti, non soltanto italiane, ai problemi che emergono-- denuncia, in realtà, il timore di non saper tenere un passo adeguato ai tempi. L aprioristica difesa di alcune posizioni acquisite è, di tutta evidenza, un errore, al quale non si pone riparo sposando per l intero paese un aggressivo contrattualismo. La difesa degli interessi italiani è sacrosanta. Ma essa può e deve essere ricercata proprio all interno del processo di costruzione dell Unione Europea e non al di fuori -- o peggio ancora -- contro l integrazione. Non è solo l Italia ad attraversare gravi difficoltà nel processo di crescita economica e persino nel mantenimento dei livelli raggiunti. Tutti gli Stati membri dell Unione denunciano difficoltà più o meno della stessa intensità, come effetto di una grave recessione mondiale intervenuta dopo l attacco terroristico negli USA dell 11 settembre 2001, ma anche dell impetuosa concorrenza, portata in particolare dai paesi asiatici sullo scenario del commercio globale. La conseguenza più allarmante di tale situazione è il tasso di disoccupazione che non interessa più le regioni meno sviluppate dei paesi che fanno parte dell Unione, come in Italia il Mezzogiorno, ma l intero Continente. Regredire, anche solo parzialmente dall Unione, collocarsi tra gli euro scettici, imboccare la strada di intese bilaterali con gli USA, sarebbe scegliere per il velleitarismo, aggravando questa situazione, piuttosto che migliorarla. E la stessa Unione Europea che deve ripensare le sue politiche di sviluppo, manovrando, se necessario, anche sui parametri di adesione, per investire nella ricerca, nelle infrastrutture, nei beni culturali, nei beni ambientali e paesaggistici. Il ritardo che rispetto a questi obiettivi denunciano ancora intere aree come quella del nostro Mezzogiorno e dei nuovi paesi che entreranno a far parte dell Unione è, a tali fini, una grande opportunità per dare un senso concreto alla nuova giovinezza dell Europa .

4. La Democrazia Cristiana italiana è consapevole dei grandi meriti storicamente acquisiti, insieme ai partiti di ispirazione cristiana che hanno operato e operano nel Continente, nella costruzione dell Unione Europea. Da ultimo, non si può non ricordare il grandissimo contributo dato all Europa dal grande democristiano Helmut Kohl. Tuttavia la Democrazia Cristiana non sollecita il voto degli italiani sulla base degli indiscutibili meriti storici. Né nasconde le difficoltà che sono intervenute all interno del Partito Popolare Europeo. Il PPE ha operato una politica di apertura nei confronti di partiti di tradizione non democratico-cristiana. Una scelta condivisibile e condivisa, in ragione della natura laica dell azione politica, richiamata fin nel nome popolare del partito secondo l insuperata lezione di don Luigi Sturzo. Tuttavia, non si può non notare come questo processo sia stato da alcuni interpretato soltanto in chiave difensiva nei confronti del PSE a prezzo di un evidente snaturamento della fisionomia ideale popolare . Per questo, in Italia non è la stessa cosa votare per uno dei partiti che fanno parte del PPE, piuttosto che per un altro. Alcuni di essi hanno scelto di annacquare l identità, fino a confondersi all interno di un indistinta formazione di cultura liberal-democratica, altamente rispettabile ma certamente diversa dalla proposta democratico-cristiana. Altri non si collocano in linea di coerenza con le scelte europeistiche della Democrazia Cristiana europea, sono chiaramente condizionati da pelose prudenze neo-isolazionistiche, non hanno lavorato e promettono di non lavorare senza riserve per l ulteriore sviluppo dell Unione. La Democrazia Cristiana italiana verrebbe meno al suo dovere se non dicesse, alto e forte, che la politica italiana, negli ultimi anni, non tiene ferma in Europa la giusta rotta. La Democrazia Cristiana italiana chiede, pertanto, un voto come risultato di una scelta politica consapevole, nel solco della tradizione europeistica italiana per costruire, insieme a tutti gli altri partiti continentali schiettamente democraticocristiani, un avvenire solidale.

Approvato all unanimità dalla Direzione Nazionale della Democrazia Cristiana
in data 6 Aprile 2004 su proposta del Segretario politico Giuseppe Pizza.

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