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ELEZIONI POLITICHE 9-10 APRILE 2006
Romano Prodi

Nato il 9 agosto 1939 a Scandiano (Reggio Emilia) Nel 1969 a Bologna sposa Flavia Franzoni, professoressa nella facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Bologna. Dal matrimonio sono nati due figli. E' nonno di due nipotine. Dopo la maturità classica al Liceo Ariosto di Reggio Emilia si laurea in Giurisprudenza, all’Università Cattolica di Milano, discutendo una tesi sul protezionismo nello sviluppo dell’industria italiana con Siro Lombardini.

Si specializza alla London School of Economics sotto la supervisione di Basil Yamey, titolare della cattedra di Industrial Economics. Nel 1963 diventa assistente di Beniamino Andreatta alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Bologna, professore associato nel 1966 e infine professore ordinario, tenendo la cattedra di Economia politica e industriale (dal 1971 al 1999). È stato anche visiting professor presso la Harvard University e presso lo Stanford Research Institute.

Dal 1974 al 1978 presiede la Società Editrice Il Mulino. Nel 1982 diventa direttore delle riviste "Energia" e "L'Industria".

Ministro dell’Industria dal novembre 1978 al marzo 1979 nel quarto governo Andreotti.

Nel 1981 fonda Nomisma, che si è affermata come una delle principali società italiane di studi economici e consulenza e sino al 1995 ne presiede il Comitato scientifico. Per molti anni, accanto a collaborazioni con riviste specializzate e con alcuni dei più importanti quotidiani italiani come editorialista, ha diretto l’Industria-Rivista di economia e politica industriale.

Nel 1982 diventa presidente dell'Iri, l’Istituto per la Ricostruzione Industriale, il più grande gruppo industriale del Paese, dove rimane per sette anni, riuscendo a riportare in utile i conti dell'ente. La prima stagione di Romano Prodi all'Iri termina nel 1989, quando finisce quella che è stata definita "l'era dei professori" (nello stesso periodo l'Eni era guidata da Franco Reviglio). Lo stesso Prodi definirà la sua esperienza all'Iri "il mio Vietnam".

In quegli anni sono state molte le battaglie che il professore ha dovuto ingaggiare con la politica, specialmente sul fronte delle privatizzazioni, con qualche vittoria (Alfasud) e qualche sconfitta (la Sme, la cui vendita a Carlo De Benedetti, allora proprietario della Buitoni, venne bloccata dal Governo Craxi).
Alla fine però Prodi riuscì a far passare i conti del gruppo da un passivo di 3.056 miliardi di lire (di inizio gestione) ad un utile di 1.263 miliardi.

Lasciato l'Iri Prodi torna ad occuparsi di università e di Nomisma, il centro studi che aveva fondato nel 1981. Nel 1992 conduce su RaiUno il programma televisivo “Il tempo delle scelte”, una serie di sei lezioni sull’economia.
La sua assenza dalla scena pubblica non dura molto: nel 1993 torna alla presidenza dell'Iri, chiamato dal Governo Ciampi a sostituire il dimissionario Franco Nobili. Si tratta questa volta di una permanenza breve (un anno) nel corso della quale Prodi avvia il programma di privatizzazioni: l'Iri cede prima il Credito Italiano, poi la Banca commerciale e avvia la procedura di cessione delle attività agro-alimentari (Sme) e di quelle siderurgiche.

Dopo la vittoria elettorale del Polo nel 1994, Prodi va dal nuovo presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e si dimette lasciando la presidenza dell'Iri a Michele Tedeschi.
Nel febbraio 1995 fonda la coalizione dell'"Ulivo", che lo ha designato come suo candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri in occasione delle elezioni politiche. Prodi inizia la lunga campagna elettorale in pullman che porterà alla vittoria della coalizione di centro-sinistra e alla sua nomina a capo del Governo nell'aprile del 1996.

Rimane a capo dell'esecutivo fino all'ottobre 1998, quando Fausto Bertinotti, in disaccordo sulla legge finanziaria proposta dal professore, provoca la crisi di governo. In extremis Armando Cossutta e Oliviero Diliberto cercano di salvare il Governo Prodi staccandosi da Rifondazione comunista e fondando i Comunisti italiani. Per un solo voto Prodi viene sfiduciato. Circa un anno dopo nel settembre 1999, Prodi viene nominato presidente della Commissione europea. Il mandato è scaduto il 31 ottobre 2004. Sono stati gli anni dell’Euro, dell’Allargamento, della Costituzione europea, ma soprattutto come Prodi stesso scrive nel suo blog (www.romanoprodi.it) del rafforzamento di un’idea condivisa di unità europea.

Dall'inizio del 2005 Prodi è tornato ad affrontare le difficili acque della politica italiana.
A un anno di distanza il centro-sinistra ha organizzato (per la prima volta in Italia) delle elezioni primarie, rivolte a militanti e simpatizzanti dello schieramento, per eleggere il leader della coalizione. Oltre 4 milioni di italiani hanno partecipato e Romano Prodi ha raccolto oltre il 70% dei consensi: sarà quindi lui a guidare il centro-sinistra alle elezioni del 2006.

A chi lo definisce "mortadella" risponde: "E' un grande cibo, fatto di materiale povero ma buonissimo, ha sempre nutrito generazioni di lavoratori, la classe operaia.... "

Principali pubblicazioni
Modello di sviluppo di un settore in rapida crescita: l'industria della ceramica per l'edilizia, Franco Angeli, Milano, 1966 (fra i primissimi saggi sull’argomento)
Concorrenza dinamica e potere di mercato. Politica industriale e fusioni d'impresa, Franco Angeli, Milano, 1967
La diffusione dell'innovazione nell'industria italiana, Il Mulino, Bologna, 1973
Sistema economico e sviluppo industriale in Italia, Il Mulino, Bologna, 1973
" Italy", in Big Business and the State: Changing Relations in Western Europe, ed. R. Vernon, Harvard University Press, Cambridge Mass., 1974
" Le trasformazioni dei modi di produrre e delle dimensioni delle imprese", in Quali imprese e quali uomini per la società degli anni '80, ed. C. Pastore, Milano, 1977
" Un diverso modello per uscire dalla crisi", in Industria in crisi: soluzione nazionale o europea?, ed. F. Grassini, Franco Angeli, Milano, 1978
" Italia" in L'intervento pubblico nell'industria: Un'analisi comparata, ed. R. Vernon, Il Mulino, Bologna, 1978
Per una riconversione e ristrutturazione dell'industria italiana, Il Mulino, Bologna, 1980
" La crisi delle partecipazioni statali: Conseguenze economiche di faticosi processi di decisione", L'Industria, n. 1, 1990
" La dimensione economica dei nuovi equilibri europei" (discorso di inaugurazione dell'anno accademico 1989-90, Università di Bologna), L'Industria, n. 1, 1990
" C'è un posto per l'Italia fra i due capitalismi?", Il Mulino, n. 1, 1991
" Una crisi non solo politica: L'industria italiana a rischio", Il Mulino, n. 5, 1991
" Modello strategico per le privatizzazioni", Il Mulino, n. 5, 1992
Il tempo delle scelte, Il Sole 24 Ore Libri, Milano, 1992 (II edizione 1995)
" Privatizzazioni e sviluppo delle piccole e medie imprese: Due grandi occasioni per rifondare la politica industriale in Italia", Rivista di politica economica, X (ottobre 1992), in collaborazione con Daniele de Giovanni
" La società istruita. Perché il futuro italiano si gioca in classe", Il Mulino, n. 2, 1993
" Istituzioni economiche, istituzioni politiche", Il Mulino, n. 6, 1995, in collaborazione con Franco Mosconi
Governare l'Italia, Manifesto per il cambiamento, Donzelli, Roma, 1995
L'Italia che vogliamo, Donzelli, Roma, 1995
Il capitalismo ben temperato, Il Mulino, Bologna, 1995
Economia e istituzioni nella società di fine secolo, in collaborazione con Franco Mosconi, in "Cambiamento delle istituzioni e nuovo sviluppo in Italia e in Europa", ed. P. Bianchi, supplemento alla rivista L'Industria, Il Mulino, Bologna, 1996
Un'idea dell'Europa, Il Mulino, Bologna, 1999 (edizione inglese: “Europe as I see it”, Blackwell/Polity, Oxford, 2000 – edizione spagnola “Una idea de Europa”, Alianza Editorial, Madrid, 2000 – edizione rumena “O viziune asupra Europei”, Plural, Bucarest, 2001– edizione serba “Moja Evropa”, BMG, Belgrado, 2002 – edizione ucraina, KIC, Kiev, 2002).

SITI CORRELATI
http://www.fabbricadelprogramma.it/
http://www.governareper.it/
http://www.unioneweb.it/
europa.eu.int

 
   
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