
Nato il 9 agosto 1939 a Scandiano (Reggio Emilia) Nel 1969 a Bologna
sposa Flavia Franzoni, professoressa nella facoltà di Scienze Politiche
dell'Università di Bologna. Dal matrimonio sono nati due figli.
E' nonno di due nipotine. Dopo la maturità classica al Liceo Ariosto
di Reggio Emilia si laurea in Giurisprudenza, all’Università Cattolica
di Milano, discutendo una tesi sul protezionismo nello sviluppo
dell’industria italiana con Siro Lombardini.
Si specializza alla London School of Economics
sotto la supervisione di Basil Yamey, titolare della cattedra di
Industrial Economics. Nel 1963 diventa assistente di Beniamino Andreatta
alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Bologna, professore
associato nel 1966 e infine professore ordinario, tenendo la cattedra
di Economia politica e industriale (dal 1971 al 1999). È stato anche
visiting professor presso la Harvard University e presso lo Stanford
Research Institute.
Dal 1974 al 1978 presiede la Società Editrice
Il Mulino. Nel 1982 diventa direttore delle riviste "Energia"
e "L'Industria".
Ministro dell’Industria dal novembre 1978 al marzo
1979 nel quarto governo Andreotti.
Nel 1981 fonda Nomisma, che si è affermata come
una delle principali società italiane di studi economici e consulenza
e sino al 1995 ne presiede il Comitato scientifico. Per molti
anni, accanto a collaborazioni con riviste specializzate e con
alcuni dei più importanti quotidiani italiani come editorialista,
ha diretto l’Industria-Rivista di economia e politica industriale.
Nel 1982 diventa presidente dell'Iri, l’Istituto
per la Ricostruzione Industriale, il più grande gruppo industriale
del Paese, dove rimane per sette anni, riuscendo a riportare in
utile i conti dell'ente. La prima stagione di Romano Prodi all'Iri
termina nel 1989, quando finisce quella che è stata definita "l'era
dei professori" (nello stesso periodo l'Eni era guidata da Franco
Reviglio). Lo stesso Prodi definirà la sua esperienza all'Iri
"il mio Vietnam".
In quegli anni sono state molte le battaglie che
il professore ha dovuto ingaggiare con la politica, specialmente
sul fronte delle privatizzazioni, con qualche vittoria (Alfasud)
e qualche sconfitta (la Sme, la cui vendita a Carlo De Benedetti,
allora proprietario della Buitoni, venne bloccata dal Governo
Craxi).
Alla fine però Prodi riuscì a far passare i conti del gruppo da
un passivo di 3.056 miliardi di lire (di inizio gestione) ad un
utile di 1.263 miliardi.
Lasciato l'Iri Prodi torna ad occuparsi di università
e di Nomisma, il centro studi che aveva fondato nel 1981. Nel
1992 conduce su RaiUno il programma televisivo “Il tempo delle
scelte”, una serie di sei lezioni sull’economia.
La sua assenza dalla scena pubblica non dura molto: nel 1993 torna
alla presidenza dell'Iri, chiamato dal Governo Ciampi a sostituire
il dimissionario Franco Nobili. Si tratta questa volta di una
permanenza breve (un anno) nel corso della quale Prodi avvia il
programma di privatizzazioni: l'Iri cede prima il Credito Italiano,
poi la Banca commerciale e avvia la procedura di cessione delle
attività agro-alimentari (Sme) e di quelle siderurgiche.
Dopo la vittoria elettorale del Polo nel 1994,
Prodi va dal nuovo presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
e si dimette lasciando la presidenza dell'Iri a Michele Tedeschi.
Nel febbraio 1995 fonda la coalizione dell'"Ulivo", che lo ha
designato come suo candidato alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri in occasione delle elezioni politiche. Prodi inizia la
lunga campagna elettorale in pullman che porterà alla vittoria
della coalizione di centro-sinistra e alla sua nomina a capo del
Governo nell'aprile del 1996.
Rimane a capo dell'esecutivo fino all'ottobre
1998, quando Fausto Bertinotti, in disaccordo sulla legge finanziaria
proposta dal professore, provoca la crisi di governo. In extremis
Armando Cossutta e Oliviero Diliberto cercano di salvare il Governo
Prodi staccandosi da Rifondazione comunista e fondando i Comunisti
italiani. Per un solo voto Prodi viene sfiduciato. Circa un anno
dopo nel settembre 1999, Prodi viene nominato presidente della
Commissione europea. Il mandato è scaduto il 31 ottobre 2004.
Sono stati gli anni dell’Euro, dell’Allargamento, della Costituzione
europea, ma soprattutto come Prodi stesso scrive nel suo blog
(www.romanoprodi.it) del rafforzamento di
un’idea condivisa di unità europea.
Dall'inizio del 2005 Prodi è tornato ad affrontare
le difficili acque della politica italiana.
A un anno di distanza il centro-sinistra ha organizzato (per la
prima volta in Italia) delle elezioni primarie, rivolte a militanti
e simpatizzanti dello schieramento, per eleggere il leader della
coalizione. Oltre 4 milioni di italiani hanno partecipato e Romano
Prodi ha raccolto oltre il 70% dei consensi: sarà quindi lui a
guidare il centro-sinistra alle elezioni del 2006.
A chi lo definisce "mortadella" risponde: "E'
un grande cibo, fatto di materiale povero ma buonissimo, ha sempre
nutrito generazioni di lavoratori, la classe operaia.... "
Principali pubblicazioni
Modello di sviluppo di un settore in rapida crescita: l'industria
della ceramica per l'edilizia, Franco Angeli, Milano, 1966 (fra
i primissimi saggi sull’argomento)
Concorrenza dinamica e potere di mercato. Politica industriale
e fusioni d'impresa, Franco Angeli, Milano, 1967
La diffusione dell'innovazione nell'industria italiana, Il Mulino,
Bologna, 1973
Sistema economico e sviluppo industriale in Italia, Il Mulino,
Bologna, 1973
" Italy", in Big Business and the State: Changing Relations in
Western Europe, ed. R. Vernon, Harvard University Press, Cambridge
Mass., 1974
" Le trasformazioni dei modi di produrre e delle dimensioni delle
imprese", in Quali imprese e quali uomini per la società degli
anni '80, ed. C. Pastore, Milano, 1977
" Un diverso modello per uscire dalla crisi", in Industria in
crisi: soluzione nazionale o europea?, ed. F. Grassini, Franco
Angeli, Milano, 1978
" Italia" in L'intervento pubblico nell'industria: Un'analisi
comparata, ed. R. Vernon, Il Mulino, Bologna, 1978
Per una riconversione e ristrutturazione dell'industria italiana,
Il Mulino, Bologna, 1980
" La crisi delle partecipazioni statali: Conseguenze economiche
di faticosi processi di decisione", L'Industria, n. 1, 1990
" La dimensione economica dei nuovi equilibri europei" (discorso
di inaugurazione dell'anno accademico 1989-90, Università di Bologna),
L'Industria, n. 1, 1990
" C'è un posto per l'Italia fra i due capitalismi?", Il Mulino,
n. 1, 1991
" Una crisi non solo politica: L'industria italiana a rischio",
Il Mulino, n. 5, 1991
" Modello strategico per le privatizzazioni", Il Mulino, n. 5,
1992
Il tempo delle scelte, Il Sole 24 Ore Libri, Milano, 1992 (II
edizione 1995)
" Privatizzazioni e sviluppo delle piccole e medie imprese: Due
grandi occasioni per rifondare la politica industriale in Italia",
Rivista di politica economica, X (ottobre 1992), in collaborazione
con Daniele de Giovanni
" La società istruita. Perché il futuro italiano si gioca in classe",
Il Mulino, n. 2, 1993
" Istituzioni economiche, istituzioni politiche", Il Mulino, n.
6, 1995, in collaborazione con Franco Mosconi
Governare l'Italia, Manifesto per il cambiamento, Donzelli, Roma,
1995
L'Italia che vogliamo, Donzelli, Roma, 1995
Il capitalismo ben temperato, Il Mulino, Bologna, 1995
Economia e istituzioni nella società di fine secolo, in collaborazione
con Franco Mosconi, in "Cambiamento delle istituzioni e nuovo
sviluppo in Italia e in Europa", ed. P. Bianchi, supplemento alla
rivista L'Industria, Il Mulino, Bologna, 1996
Un'idea dell'Europa, Il Mulino, Bologna, 1999 (edizione inglese:
“Europe as I see it”, Blackwell/Polity, Oxford, 2000 – edizione
spagnola “Una idea de Europa”, Alianza Editorial, Madrid, 2000
– edizione rumena “O viziune asupra Europei”, Plural, Bucarest,
2001– edizione serba “Moja Evropa”, BMG, Belgrado, 2002 – edizione
ucraina, KIC, Kiev, 2002).
SITI CORRELATI
http://www.fabbricadelprogramma.it/
http://www.governareper.it/
http://www.unioneweb.it/
europa.eu.int
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