Elezioni Homepage  
ELEZIONI: NORMATIVA
Elezioni Europee
 Elezioni Politiche (Senato)
Elezioni Politiche (Camera)
Elezioni Regionali
Elezioni Provinciali
Elezioni Comunali
RISULTATI ELETTORALI
Elezioni Europee
Elezioni Politiche
Elezioni Regionali
Elezioni Amministrative
REFERENDUM
Normativa
Referendum e Risultati
INFORMAZIONI
Elezioni: Date
Elezioni: Notizie
Elezioni: Programmi
 

ELEZIONI POLITICHE 9-10 APRILE 2006
Gianfranco Fini

Gianfranco Fini è nato a Bologna il 3 gennaio 1952. Avvicinatosi alla politica di destra negli anni delle rivolte studentesche degli anni Settanta, aderì all'organizzazione studentesca del MSI, la Giovane Italia (poi confluita nel Fronte della gioventù). Nel 1971 ottiene il diploma magistrale e si trasferisce con la famiglia a Roma, dove si iscrive alla facoltà di Magistero della Sapienza e aderisce all'MSI.

Nel partito di Almirante conquista precocemente un ruolo di rilevo. Nel 1973 è responsabile della scuola del Fronte della gioventù di Roma, nel 1975 si laurea in Pedagogia; due anni dopo è Segretario Nazionale del Fronte della Gioventù ed entra nel comitato centrale del MSI-DN. Giorgio Almirante ne coglie le qualità di mediatore e lo sceglie come "delfino".
Ancora nel 1977 Fini viene assunto come giornalista praticante dal quotidiano del suo partito, il "Secolo d'Italia"; è un passaggio molto importante per Fini: vi conosce tra l'altro la futura moglie, Daniela Di Sotto, un'impiegata del giornale che sposerà nel 1988. Gianfranco Fini farà il giornalista al "Secolo" fino al 1983, l'anno dell'elezione in Parlamento. Da allora, non lascerà più la Camera: rieletto deputato nel 1987, conquista - dopo un congresso combattutissimo - la segreteria del partito sconfiggendo Pino Rauti.

Dall'ascesa alla segreteria fino a oggi il percorso del leader della destra italiana non è stato rettilineo. Tuttavia, attraverso rovesci e successi, Fini si è affermato come politico abile nell'intuire la direzione del cambiamento ed è certamente riuscito nell'impresa - vent'anni fa impensabile - di trasformare un partito di nostalgici con palesi tentazioni autoritarie, in un partito democratico di governo.

La prima segreteria fu comunque un insuccesso: Fini fu estromesso dal vertice in favore di Rauti, al quale però non arrise il destino: una serie di sconfitte elettorali che significarono per l'MSI il minimo storico dei consensi (3,9%), nel 1990-91, riportarono di nuovo Fini alla guida del partito. Da allora l'ascesa dell'astro bolognese della destra italiana non si è più arrestata. Fini continuò nell'attivismo che l'aveva contraddistinto negli anni dell'opposizione interna a Rauti. Nel 1990 aveva compiuto una missione internazionale a Baghdad, in compagnia di Jean Marie Le Pen, il leader xenofobo e ultranazionalista francese, per chiedere (e ottenere) da Saddam Hussein la liberazione di alcuni ostaggi italiani; nel 1991 - sono gli anni della guerra balcanica - Fini si reca a Belgrado per trattare con il governo serbo la questione dell'Istria e della Dalmazia, ove erano e sono presenti cospicue minoranze italiane.

La missione prioritaria di Fini è quella di far uscire il suo partito dal ghetto e ogni occasione è buona. Nelle elezioni comunali di Brescia (24 novembre 1991), Fini conquista di nuovo la ribalta: è candidato come capolista e ottiene un successo che sembra arrestare la caduta del suo partito. Contemporaneamente il segretario sostiene apertamente le istanze del Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, sul fronte del presidenzialismo e delle riforme istituzionali. Con queste scelte Fini dà inizio al processo di trasformazione (ancor più nella percezione collettiva e nella comunicazione verso l'esterno che nella sostanza) del suo partito. Le scelte sono chiare: presidenzialismo "a la Cossiga" e attaccamento ai vecchi simboli, con la candidatura alla Camera di Alessandra Mussolini, che da allora non avrà più un cognome impresentabile in politica. I risultati non tardano; alle politiche del 1992 i missini ottengono il successo che inverte definitivamente la tendenza al declino: 5,4% dei consensi, 34 seggi alla Camera e 16 seggi al Senato.

Sono gli anni di Tangentopoli e Fini cavalca il giustizialismo dilagante, proponendosi come leader di una forza politica che - da sempre estromessa dal gioco di potere, dice - non può essere accusata di corruzione; è la sorte che invece tocca al Pentapartito, che cede sotto i colpi della magistratura, appoggiata da un'opinione pubblica esasperata. È una strategia che premia gli sforzi di Fini: il suo partito prosegue nel processo di crescita. I successi alle amministrative del 1992-93 confermano la tendenza che trova un esito clamoroso nel trionfo di Reggio Calabria, città che, con Fini capolista, vede l'MSI raggiungere il 16% dei voti.
La nuova stagione segna una svolta decisiva sul finire del 1993 quando, con la trasformazione in senso maggioritario del sistema elettorale (riforma che aveva però visto Fini contrario), il partito si propone come unica alternativa moderata alle sinistre. Le elezioni comunali di Roma e Napoli sono la scena, Fini l'attore principale della destra di governo. I candidati sono Fini stesso, a Roma, e Alessandra Mussolini a Napoli. Nella capitale Fini raggiunge, nel primo turno, il 35,8 per cento e nel turno di ballottaggio il 46,9 per cento; la nipote del Duce ottenne il 31,1 al primo e il 44,4 al secondo turno. L'MSI conquista Latina, Chieti, Benevento e Caltanissetta; le grandi città sono perdute, ma la consacrazione è definitiva, tanto che persino l'ormai incombente Berlusconi prese direttamente posizione, dichiarando il suo appoggio a Fini. Fu quello, pronunciato en passant in un supermercato, l'atto di nascita pubblico per Forza Italia.

L'anno seguente, alla vigilia delle elezioni, Fini decide di trasformare l'MSI e, rinunciando alla vecchia ideologia missina, fonda Alleanza Nazionale; ne è ufficialmente eletto Presidente nello storico congresso di Fiuggi, all'inizio del 1995, che sancisce l'abbandono ufficiale delle nostalgie fasciste.
Le elezioni politiche sono alle porte, ma l'area moderata appare divisa: Berlusconi, con il suo partito appena nato, Forza Italia, è alleato della Lega Nord, dichiaratamente incompatibile con i finiani. Eppure, il 10 Marzo, avviene il miracolo: Berlusconi e Fini firmano un accordo elettorale. Le elezioni del 27-28 vedono il successo del centrodestra: la "gioisa macchina da guerra" di Achille Occhetto, leader del PDS, viene sbaragliata. Il primo esecutivo Berlusconi, però, è fragile e cade nel giro di pochi mesi.

Alle politiche del 1996 An si ripresenta con il Polo guidato ancora da Berlusconi: ma vince l'Ulivo di Romano Prodi, e il partito di Fini vede davanti a sé l'antico baratro dell'esclusione. Risultato deludente anche alle europee del 1998 quando, nel tentativo di conquistare i consensi moderati, Fini sceglie l'alleanza con Mario Segni sotto il simbolo del'elefante: An non va oltre il 10 per cento. Tuttavia, alle regionali del 2000, AN, alleata sempre con il Polo, porta Francesco Storace e Giovanni Pace alla presidenza, rispettivamente, del Lazio e dell'Abruzzo.

Nel 2001 la carriera politica di Fini giunge all'apice: la schiacciante vittoria della Casa delle Libertà (che vede tuttavia il partito riportare risultati incerti), porta il ledaer di AN a Palazzo Chigi; è vicepresidente del Consiglio, subito dietro al deus ex machina, Silvio Berlusconi.

Siamo alla cronaca, all'attualità. Seppur schiacciato dal peso elettorale e oscurato dall'impero economico del padrone di casa (delle libertà), Gianfranco Fini è ormai diventato uno statista: è vicepremier e, dal novembre 2004, ministro degli Esteri; vanta all'attivo anche uno storico viaggio in Israele, dove - era il 2003 - lui, erede ex-fascista del fascista Almirante, rese omaggio alle vittime della Shoà, presso lo Yad Vashem, il museo dell'olocausto costruito nel 1957 sul colle del ricordo, a Gerusalemme. Fu il momento della frattura storica: ammise l'orrore delle leggi razziali e strinse amicizia col popolo di Abramo.

La biografia politica di Gianfranco Fini, evoluzione intelligente e via via sempre più raffinata del giovane militante di destra che diventa statista salendo tutti i gradini del potere istituzionale, incarna ed esemplifica la trasformazione della società politica italiana. È una figura rassicurante, con una certa autonomia di giudizio e di pensiero, mostra decisione e sicurezza: lo confermano la scelta laica sul referendum sulla fecondazione assistita, la determinazione con la quale Fini ha perseguito l'approvazione della legge sulle droghe, la ricerca di un rapporto dialettico con l'opposizione.



LINK
http://www.alleanzanazionale.it/an/
   
Politica OnLine - Portale della Politica Italiana
CentroDestra OnLine
CentroSinistra OnLine
Autonomie OnLine
Accademia OnLine
Poesia OnLine - Il volo dell'Arcobaleno
© 2002-2006 Politica OnLine.net