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Gianfranco Fini è nato a Bologna il 3 gennaio
1952. Avvicinatosi alla politica di destra negli anni delle rivolte
studentesche degli anni Settanta, aderì all'organizzazione studentesca
del MSI, la Giovane Italia (poi confluita nel Fronte della gioventù).
Nel 1971 ottiene il diploma magistrale e si trasferisce con la
famiglia a Roma, dove si iscrive alla facoltà di Magistero della
Sapienza e aderisce all'MSI.
Nel partito di Almirante conquista precocemente
un ruolo di rilevo. Nel 1973 è responsabile della scuola del Fronte
della gioventù di Roma, nel 1975 si laurea in Pedagogia; due anni
dopo è Segretario Nazionale del Fronte della Gioventù ed entra
nel comitato centrale del MSI-DN. Giorgio Almirante ne coglie
le qualità di mediatore e lo sceglie come "delfino".
Ancora nel 1977 Fini viene assunto come giornalista praticante
dal quotidiano del suo partito, il "Secolo d'Italia"; è un passaggio
molto importante per Fini: vi conosce tra l'altro la futura moglie,
Daniela Di Sotto, un'impiegata del giornale che sposerà nel 1988.
Gianfranco Fini farà il giornalista al "Secolo" fino al 1983,
l'anno dell'elezione in Parlamento. Da allora, non lascerà più
la Camera: rieletto deputato nel 1987, conquista - dopo un congresso
combattutissimo - la segreteria del partito sconfiggendo Pino
Rauti.
Dall'ascesa alla segreteria fino a oggi il percorso
del leader della destra italiana non è stato rettilineo. Tuttavia,
attraverso rovesci e successi, Fini si è affermato come politico
abile nell'intuire la direzione del cambiamento ed è certamente
riuscito nell'impresa - vent'anni fa impensabile - di trasformare
un partito di nostalgici con palesi tentazioni autoritarie, in
un partito democratico di governo.
La prima segreteria fu comunque un insuccesso:
Fini fu estromesso dal vertice in favore di Rauti, al quale però
non arrise il destino: una serie di sconfitte elettorali che significarono
per l'MSI il minimo storico dei consensi (3,9%), nel 1990-91,
riportarono di nuovo Fini alla guida del partito. Da allora l'ascesa
dell'astro bolognese della destra italiana non si è più arrestata.
Fini continuò nell'attivismo che l'aveva contraddistinto negli
anni dell'opposizione interna a Rauti. Nel 1990 aveva compiuto
una missione internazionale a Baghdad, in compagnia di Jean Marie
Le Pen, il leader xenofobo e ultranazionalista francese, per chiedere
(e ottenere) da Saddam Hussein la liberazione di alcuni ostaggi
italiani; nel 1991 - sono gli anni della guerra balcanica - Fini
si reca a Belgrado per trattare con il governo serbo la questione
dell'Istria e della Dalmazia, ove erano e sono presenti cospicue
minoranze italiane.
La missione prioritaria di Fini è quella di far
uscire il suo partito dal ghetto e ogni occasione è buona. Nelle
elezioni comunali di Brescia (24 novembre 1991), Fini conquista
di nuovo la ribalta: è candidato come capolista e ottiene un successo
che sembra arrestare la caduta del suo partito. Contemporaneamente
il segretario sostiene apertamente le istanze del Presidente della
Repubblica, Francesco Cossiga, sul fronte del presidenzialismo
e delle riforme istituzionali. Con queste scelte Fini dà inizio
al processo di trasformazione (ancor più nella percezione collettiva
e nella comunicazione verso l'esterno che nella sostanza) del
suo partito. Le scelte sono chiare: presidenzialismo "a la Cossiga"
e attaccamento ai vecchi simboli, con la candidatura alla Camera
di Alessandra Mussolini, che da allora non avrà più un cognome
impresentabile in politica. I risultati non tardano; alle politiche
del 1992 i missini ottengono il successo che inverte definitivamente
la tendenza al declino: 5,4% dei consensi, 34 seggi alla Camera
e 16 seggi al Senato.
Sono gli anni di Tangentopoli e Fini cavalca il
giustizialismo dilagante, proponendosi come leader di una forza
politica che - da sempre estromessa dal gioco di potere, dice
- non può essere accusata di corruzione; è la sorte che invece
tocca al Pentapartito, che cede sotto i colpi della magistratura,
appoggiata da un'opinione pubblica esasperata. È una strategia
che premia gli sforzi di Fini: il suo partito prosegue nel processo
di crescita. I successi alle amministrative del 1992-93 confermano
la tendenza che trova un esito clamoroso nel trionfo di Reggio
Calabria, città che, con Fini capolista, vede l'MSI raggiungere
il 16% dei voti.
La nuova stagione segna una svolta decisiva sul finire del 1993
quando, con la trasformazione in senso maggioritario del sistema
elettorale (riforma che aveva però visto Fini contrario), il partito
si propone come unica alternativa moderata alle sinistre. Le elezioni
comunali di Roma e Napoli sono la scena, Fini l'attore principale
della destra di governo. I candidati sono Fini stesso, a Roma,
e Alessandra Mussolini a Napoli. Nella capitale Fini raggiunge,
nel primo turno, il 35,8 per cento e nel turno di ballottaggio
il 46,9 per cento; la nipote del Duce ottenne il 31,1 al primo
e il 44,4 al secondo turno. L'MSI conquista Latina, Chieti, Benevento
e Caltanissetta; le grandi città sono perdute, ma la consacrazione
è definitiva, tanto che persino l'ormai incombente Berlusconi
prese direttamente posizione, dichiarando il suo appoggio a Fini.
Fu quello, pronunciato en passant in un supermercato, l'atto di
nascita pubblico per Forza Italia.
L'anno seguente, alla vigilia delle elezioni,
Fini decide di trasformare l'MSI e, rinunciando alla vecchia ideologia
missina, fonda Alleanza Nazionale; ne è ufficialmente eletto Presidente
nello storico congresso di Fiuggi, all'inizio del 1995, che sancisce
l'abbandono ufficiale delle nostalgie fasciste.
Le elezioni politiche sono alle porte, ma l'area moderata appare
divisa: Berlusconi, con il suo partito appena nato, Forza Italia,
è alleato della Lega Nord, dichiaratamente incompatibile con i
finiani. Eppure, il 10 Marzo, avviene il miracolo: Berlusconi
e Fini firmano un accordo elettorale. Le elezioni del 27-28 vedono
il successo del centrodestra: la "gioisa macchina da guerra" di
Achille Occhetto, leader del PDS, viene sbaragliata. Il primo
esecutivo Berlusconi, però, è fragile e cade nel giro di pochi
mesi.
Alle politiche del 1996 An si ripresenta con il
Polo guidato ancora da Berlusconi: ma vince l'Ulivo di Romano
Prodi, e il partito di Fini vede davanti a sé l'antico baratro
dell'esclusione. Risultato deludente anche alle europee del 1998
quando, nel tentativo di conquistare i consensi moderati, Fini
sceglie l'alleanza con Mario Segni sotto il simbolo del'elefante:
An non va oltre il 10 per cento. Tuttavia, alle regionali del
2000, AN, alleata sempre con il Polo, porta Francesco Storace
e Giovanni Pace alla presidenza, rispettivamente, del Lazio e
dell'Abruzzo.
Nel 2001 la carriera politica di Fini giunge all'apice:
la schiacciante vittoria della Casa delle Libertà (che vede tuttavia
il partito riportare risultati incerti), porta il ledaer di AN
a Palazzo Chigi; è vicepresidente del Consiglio, subito dietro
al deus ex machina, Silvio Berlusconi.
Siamo alla cronaca, all'attualità. Seppur schiacciato
dal peso elettorale e oscurato dall'impero economico del padrone
di casa (delle libertà), Gianfranco Fini è ormai diventato uno
statista: è vicepremier e, dal novembre 2004, ministro degli Esteri;
vanta all'attivo anche uno storico viaggio in Israele, dove -
era il 2003 - lui, erede ex-fascista del fascista Almirante, rese
omaggio alle vittime della Shoà, presso lo Yad Vashem, il museo
dell'olocausto costruito nel 1957 sul colle del ricordo, a Gerusalemme.
Fu il momento della frattura storica: ammise l'orrore delle leggi
razziali e strinse amicizia col popolo di Abramo.
La biografia politica di Gianfranco Fini, evoluzione
intelligente e via via sempre più raffinata del giovane militante
di destra che diventa statista salendo tutti i gradini del potere
istituzionale, incarna ed esemplifica la trasformazione della
società politica italiana. È una figura rassicurante, con una
certa autonomia di giudizio e di pensiero, mostra decisione e
sicurezza: lo confermano la scelta laica sul referendum sulla
fecondazione assistita, la determinazione con la quale Fini ha
perseguito l'approvazione della legge sulle droghe, la ricerca
di un rapporto dialettico con l'opposizione.
LINK
http://www.alleanzanazionale.it/an/ |