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E' nato a Montenero di Bisaccia (Campobasso) il 2
ottobre 1950.
Risiede a Curno, in provincia di Bergamo. Sposato, ha tre figli
ed è nonno.
A 21 anni emigra in Germania dove lavora in una catena di montaggio
di un’industria metalmeccanica e in seguito in una segheria.
Torna in Italia nel 1973 e il 19 Luglio 1978 si laurea in giurisprudenza
presso l'Università degli studi di Milano con 108/110. Nel 1980,
a seguito di un pubblico concorso, diventa Commissario di Polizia
nel IV distretto di Milano come responsabile della Polizia giudiziaria.
Nello stesso anno consegue l’abilitazione di procuratore legale
per l’esercizio della professione forense.
Giunto alla Procura di Milano, si farà notare
per la sua assoluta padronanza degli strumenti informatici, il
che gli consentirà una notevole velocizzazione delle indagini
e un efficiente collegamento dei dati processuali.
Si avvarrà di queste sue competenze per disbrigare,
all'epoca di Tangentopoli, un'intensissima mole di lavoro, che
lo porterà a divenire, nell'immaginario popolare, il più in vista
tra i magistrati della Procura di Milano impegnati nelle inchieste
sulla corruzione politica, grazie anche al suo modo di parlare
popolare, con alcune flessioni ed espressioni dialettali.
Quale pubblico ministero di punta del cosiddetto
"Pool Mani Pulite", composto anche da altri validissimi magistrati
come Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo, ha messo sotto inchiesta
per corruzione centinaia di politici locali e nazionali, tra cui
alcune delle figure politiche più importanti (su tutti, Bettino
Craxi).
Si pensa che sia stato lui ad inviare, nel 1994,
un avviso di garanzia a Silvio Berlusconi mentre presiedeva una
riunione internazionale sulla cooperazione tra forze di polizia.
Negli anni 1993 - 1994 inizieranno i guai per
Antonio Di Pietro; viene accusato dal sostituto procuratore di
Brescia Fabio Salamone di attività poco chiare relativamente ai
suoi rapporti con l'assicuratore Giancarlo Gorrini, con l'imprenditore
edile Antonio D'Adamo e col comandante della Polizia Municipale
di Milano, Eleuterio Rea.
Ne uscirà pulito, ma nell'autunno del 1994, poco prima che si
tenesse alla Procura di Milano l'interrogatorio del Presidente
del Consiglio Silvio Berlusconi, indagato per corruzione, si dimetterà
clamorosamente dalla magistratura, per ragioni non del tutto chiarite;
Di Pietro accennerà a giustificare la sua "defezione" con l'esigenza
che i veleni sul suo conto non danneggiassero l'immagine della
Procura di Milano.
Nel 1996 viene chiamato da Romano Prodi come ministro
dei lavori Pubblici nel governo costituito dalla coalizione dell'Ulivo,
vincitrice delle elezioni politiche di marzo, ma l'ex pm mantiene
il ruolo soltanto per sei mesi, fino al novembre 1996, quando
decide di dimettersi per chiarire la sua posizione nei confronti
della Procura di Brescia, che era tornata ad accusarlo. Di Pietro
manda le dimissioni via fax a Prodi, che le respinge, invitandolo
a mantenere il dicastero. Ma Di Pietro non torna sui suoi passi.
Intanto si svolge il processo, che lo vede direttamente
coinvolto insieme a Berlusconi, il quale torna ad accusare Di
Pietro scatenando una forte bagarre. Nello stesso periodo si svolge
l'intenso meeting di Castellanza (1997), organizzato dallo stesso
Di Pietro per affrontare il delicato tema delle riforme istituzionali:
il congresso è spunto di lunghe discussioni politiche fra i partiti.
Di Pietro "scende in campo", opera una scelta
precisa di coalizione, aderendo all'Ulivo, che lo candida alle
elezioni suppletive per il Senato nel novembre 1997 nel collegio
senatoriale del comprensorio del Mugello, in Toscana, collegio
considerato il più "rosso" d'Italia e quindi con una certa probabilità
di elezione.
Di Pietro batte con una larga maggioranza i candidati del centrodestra,
Giuliano Ferrara, e di Rifondazione Comunista, Sandro Curzi, conquistando
il 67,3% dei voti. Diventa così senatore e, da indipendente, aderisce
al gruppo misto.
Ben presto è periodo di crisi per il Governo Prodi,
a causa del ritiro dell'appoggio da parte di Rifondazione Comunista.
Il governo cade ad ottobre del 1998, e nel giro di poco tempo
nascono nuovi movimenti, fra cui quello di spicco dei sindaci
dell'Ulivo, denominato "Centocittà". Anche Di Pietro fonda un
movimento, "Italia dei Valori".
All'inizio del 1999, Prodi raduna attorno a sé
i suoi fedelissimi e, insieme a "Centocittà" e "Italia dei Valori",
costituisce il nuovo partito dei Democratici, col simbolo dell'Asinello,
di cui naturalmente entra a far parte anche Di Pietro.
Il partito debutta alle elezioni europee dello
stesso anno e raggiunge risultati ragguardevoli. Dal giugno 1999
Di Pietro diventa parlamentare europeo, incarico che ricopre tutt’ora,
svolgendo funzioni di Presidente di Delegazione del Parlamento
europeo dapprima per le relazioni con il Sud America, poi per
l’Asia centrale ed ora per il Sudafrica.
Intanto, Prodi viene designato come presidente della Commissione
europea e, in vista delle successive elezioni politiche, Di Pietro
sperimenta qualcosa di nuovo. Lascia l'Asinello, si allontana
dalle posizioni di Prodi e dell'Ulivo e fonda ufficialmente l'Italia
dei Valori come partito autonomo nel settembre 2000, con l'obiettivo
di continuare la lotta contro la corruzione politica.
IdV è fuori dalla coalizione, si presenta da sola
alle elezioni politiche del 2001 e consegue un risultato incoraggiante
(3,9% dei voti). Le elezioni vengono vinte dalla coalizione della
Casa delle Libertà, guidata da Silvio Berlusconi.
Condividendo la condizione di opposizione al governo
della CdL, Italia dei Valori, col passare degli anni, intensifica
nuovamente i rapporti col centrosinistra e, alla vigilia delle
elezioni europee del 2004, aderisce all'appello di Prodi di presentarsi
sotto un'unico simbolo di stampo riformista nel nome dell'Ulivo.
Gli alleati, tuttavia, non sono d'accordo con
l'ingresso di Di Pietro (il fronte dell'opposizione è guidato
dai socialisti dello Sdi). E così nasce una nuova intesa elettorale
con Achille Occhetto: insieme presentano la Lista Società Civile,
Di Pietro-Occhetto, Italia dei Valori.
La lista, comunque, corre regolarmente alle elezioni,
ma il progetto è un fallimento: raccoglie soltanto il 2,1%. Occhetto
abbandona immediatamente l'alleanza, rifiutando anche il seggio
di parlamentare europeo in favore del giornalista Giulietto Chiesa
e conservando quindi il suo seggio al Senato.
La candidatura alle Primarie
Prodi, in vista delle elezioni politiche del 2006, lancia l'idea
delle consultazioni primarie per la scelta del candidato premier.
Il progetto va in porto, le primarie si organizzano e Di Pietro
presenta subito la sua candidatura.
Le primarie si sono svolte il 16 ottobre 2005 con sette candidati:
Di Pietro è arrivato quarto, raccogliendo 142.143 voti (il 3,3%
dei consensi), alle spalle di Romano Prodi, che ha ricevuto l'investitura
di candidato premier della coalizione, di Fausto Bertinotti e
Clemente Mastella.
LINK
www.antoniodipietro.com
http://www.italiadeivalori.it/
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