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ELEZIONI POLITICHE 9-10 APRILE 2006
Antonio di Pietro

E' nato a Montenero di Bisaccia (Campobasso) il 2 ottobre 1950.
Risiede a Curno, in provincia di Bergamo. Sposato, ha tre figli ed è nonno.
A 21 anni emigra in Germania dove lavora in una catena di montaggio di un’industria metalmeccanica e in seguito in una segheria.
Torna in Italia nel 1973 e il 19 Luglio 1978 si laurea in giurisprudenza presso l'Università degli studi di Milano con 108/110. Nel 1980, a seguito di un pubblico concorso, diventa Commissario di Polizia nel IV distretto di Milano come responsabile della Polizia giudiziaria. Nello stesso anno consegue l’abilitazione di procuratore legale per l’esercizio della professione forense.

Giunto alla Procura di Milano, si farà notare per la sua assoluta padronanza degli strumenti informatici, il che gli consentirà una notevole velocizzazione delle indagini e un efficiente collegamento dei dati processuali.

Si avvarrà di queste sue competenze per disbrigare, all'epoca di Tangentopoli, un'intensissima mole di lavoro, che lo porterà a divenire, nell'immaginario popolare, il più in vista tra i magistrati della Procura di Milano impegnati nelle inchieste sulla corruzione politica, grazie anche al suo modo di parlare popolare, con alcune flessioni ed espressioni dialettali.

Quale pubblico ministero di punta del cosiddetto "Pool Mani Pulite", composto anche da altri validissimi magistrati come Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo, ha messo sotto inchiesta per corruzione centinaia di politici locali e nazionali, tra cui alcune delle figure politiche più importanti (su tutti, Bettino Craxi).

Si pensa che sia stato lui ad inviare, nel 1994, un avviso di garanzia a Silvio Berlusconi mentre presiedeva una riunione internazionale sulla cooperazione tra forze di polizia.

Negli anni 1993 - 1994 inizieranno i guai per Antonio Di Pietro; viene accusato dal sostituto procuratore di Brescia Fabio Salamone di attività poco chiare relativamente ai suoi rapporti con l'assicuratore Giancarlo Gorrini, con l'imprenditore edile Antonio D'Adamo e col comandante della Polizia Municipale di Milano, Eleuterio Rea.
Ne uscirà pulito, ma nell'autunno del 1994, poco prima che si tenesse alla Procura di Milano l'interrogatorio del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, indagato per corruzione, si dimetterà clamorosamente dalla magistratura, per ragioni non del tutto chiarite; Di Pietro accennerà a giustificare la sua "defezione" con l'esigenza che i veleni sul suo conto non danneggiassero l'immagine della Procura di Milano.

Nel 1996 viene chiamato da Romano Prodi come ministro dei lavori Pubblici nel governo costituito dalla coalizione dell'Ulivo, vincitrice delle elezioni politiche di marzo, ma l'ex pm mantiene il ruolo soltanto per sei mesi, fino al novembre 1996, quando decide di dimettersi per chiarire la sua posizione nei confronti della Procura di Brescia, che era tornata ad accusarlo. Di Pietro manda le dimissioni via fax a Prodi, che le respinge, invitandolo a mantenere il dicastero. Ma Di Pietro non torna sui suoi passi.

Intanto si svolge il processo, che lo vede direttamente coinvolto insieme a Berlusconi, il quale torna ad accusare Di Pietro scatenando una forte bagarre. Nello stesso periodo si svolge l'intenso meeting di Castellanza (1997), organizzato dallo stesso Di Pietro per affrontare il delicato tema delle riforme istituzionali: il congresso è spunto di lunghe discussioni politiche fra i partiti.

Di Pietro "scende in campo", opera una scelta precisa di coalizione, aderendo all'Ulivo, che lo candida alle elezioni suppletive per il Senato nel novembre 1997 nel collegio senatoriale del comprensorio del Mugello, in Toscana, collegio considerato il più "rosso" d'Italia e quindi con una certa probabilità di elezione.
Di Pietro batte con una larga maggioranza i candidati del centrodestra, Giuliano Ferrara, e di Rifondazione Comunista, Sandro Curzi, conquistando il 67,3% dei voti. Diventa così senatore e, da indipendente, aderisce al gruppo misto.

Ben presto è periodo di crisi per il Governo Prodi, a causa del ritiro dell'appoggio da parte di Rifondazione Comunista. Il governo cade ad ottobre del 1998, e nel giro di poco tempo nascono nuovi movimenti, fra cui quello di spicco dei sindaci dell'Ulivo, denominato "Centocittà". Anche Di Pietro fonda un movimento, "Italia dei Valori".

All'inizio del 1999, Prodi raduna attorno a sé i suoi fedelissimi e, insieme a "Centocittà" e "Italia dei Valori", costituisce il nuovo partito dei Democratici, col simbolo dell'Asinello, di cui naturalmente entra a far parte anche Di Pietro.

Il partito debutta alle elezioni europee dello stesso anno e raggiunge risultati ragguardevoli. Dal giugno 1999 Di Pietro diventa parlamentare europeo, incarico che ricopre tutt’ora, svolgendo funzioni di Presidente di Delegazione del Parlamento europeo dapprima per le relazioni con il Sud America, poi per l’Asia centrale ed ora per il Sudafrica.
Intanto, Prodi viene designato come presidente della Commissione europea e, in vista delle successive elezioni politiche, Di Pietro sperimenta qualcosa di nuovo. Lascia l'Asinello, si allontana dalle posizioni di Prodi e dell'Ulivo e fonda ufficialmente l'Italia dei Valori come partito autonomo nel settembre 2000, con l'obiettivo di continuare la lotta contro la corruzione politica.

IdV è fuori dalla coalizione, si presenta da sola alle elezioni politiche del 2001 e consegue un risultato incoraggiante (3,9% dei voti). Le elezioni vengono vinte dalla coalizione della Casa delle Libertà, guidata da Silvio Berlusconi.

Condividendo la condizione di opposizione al governo della CdL, Italia dei Valori, col passare degli anni, intensifica nuovamente i rapporti col centrosinistra e, alla vigilia delle elezioni europee del 2004, aderisce all'appello di Prodi di presentarsi sotto un'unico simbolo di stampo riformista nel nome dell'Ulivo.

Gli alleati, tuttavia, non sono d'accordo con l'ingresso di Di Pietro (il fronte dell'opposizione è guidato dai socialisti dello Sdi). E così nasce una nuova intesa elettorale con Achille Occhetto: insieme presentano la Lista Società Civile, Di Pietro-Occhetto, Italia dei Valori.

La lista, comunque, corre regolarmente alle elezioni, ma il progetto è un fallimento: raccoglie soltanto il 2,1%. Occhetto abbandona immediatamente l'alleanza, rifiutando anche il seggio di parlamentare europeo in favore del giornalista Giulietto Chiesa e conservando quindi il suo seggio al Senato.

La candidatura alle Primarie
Prodi, in vista delle elezioni politiche del 2006, lancia l'idea delle consultazioni primarie per la scelta del candidato premier. Il progetto va in porto, le primarie si organizzano e Di Pietro presenta subito la sua candidatura.
Le primarie si sono svolte il 16 ottobre 2005 con sette candidati: Di Pietro è arrivato quarto, raccogliendo 142.143 voti (il 3,3% dei consensi), alle spalle di Romano Prodi, che ha ricevuto l'investitura di candidato premier della coalizione, di Fausto Bertinotti e Clemente Mastella.

LINK

www.antoniodipietro.com
http://www.italiadeivalori.it/

   
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