Un'Unione più grande e più
forte
Il Big Bang è vicino. Il 1° maggio 2004 l'Unione
europea dei quindici acquisterà in un colpo solo dieci nuovi
membri: Repubblica Ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria,
Malta, Polonia, Slovenia e Slovacchia. Questo evento storico ha luogo
appena un anno dopo l'approvazione da parte del Parlamento dell'adesione
di questi paesi, che ha spianato la strada alla relativa ratifica da
parte dei Parlamenti nazionali di tutti i 25 Stati membri.
Dal 1997, il Parlamento europeo ha monitorato attentamente e controllato
i negoziati con i candidati all'adesione UE, nonché i progressi
da essi fatti, insistendo sempre affincé l'adesione di ogni paese
fosse fondata sul merito e non sulla sola buona volontà. Ciò
significava che, in teoria, alcuni paesi avrebbero potuto aderire prima
di altri. Nello stesso tempo, il Parlamento si è adoperato per
fare in modo che i candidati risultassero tutti ammissibili, fornendo
aiuti finanziari e tecnici, senza lesinare critiche se necessario e
incoraggiamenti ove era possibile. Il 9 aprile 2003, è stato
lieto di concludere che i dieci paesi candidati con i quali si erano
chiusi i negoziati avevano sufficientemente riformato i propri sistemi
politici, giudiziari ed economici, rendendo possibile la loro adesione.
Pertanto il quesito se questi paesi dovessero aderire
all'UE gradualmente o tutti insieme è stato risolto a favore
di un Big Bang. Tuttavia, per garantire che i paesi di adesione rimanessero
in carreggiata senza riposare sugli allori ottenuti con l'approvazione,
il Parlamento ha incluso nel trattato di adesione delle "clausole
di salvaguardia". Queste ultime, consentirebbero l'applicazione
di sanzioni a quei paesi che non avessero recepito la normativa UE entro
il maggio 2004. Ad esempio sarebbe possibile introdurre un divieto alle
esportazioni di carne qualora un paese omettesse di applicare le norme
sanitarie sui macelli.
La strada verso l'adesione
Dopo la caduta del muro di Berlino del 1989, la UE ha
subito allacciato relazioni diplomatiche con i paesi dell'Europa centrale
ed orientale. Negli anni '90 ha concluso accordi di associazione con
dieci di questi paesi e, nel 1993, in una riunione al Vertice di Copenaghen,
i capi di governo della UE hanno fatto un decisivo passo avanti verso
l'attuale ampliamento, decidendo che i paesi associati dell'Europa centrale
ed orientale che lo volessero, potevano diventare membri dell'Unione
europea. In questo vertice furono stabiliti inoltre i criteri per aderire
all'UE, i cosiddetti criteri di Copenaghen. Essi richiedono istituzioni
stabili che garantiscano la democrazia, lo stato di diritto, i diritti
dell'uomo e il rispetto delle minoranze; l'esistenza di un'economia
di mercato funzionante in grado di affrontare le pressioni concorrenziali
e le forze di mercato all'interno della UE; la capacità di assumere
gli obblighi dell'adesione, inclusa l'osservanza degli obiettivi dell'unione
politica, economica e monetaria. nonché il riassetto delle strutture
amministrative in modo da poter applicare efficacemente le legislazione
UE.
Nel marzo 1998 fu presa la decisione di dare inizio ai
negoziati di adesione con sei paesi: Cipro (che nel frattempo aveva
fatto domanda di adesione), la Repubblica Ceca, l'Estonia, l'Ungheria,
la Polonia e la Slovenia. Malta aveva ripresentato la sua domanda di
adesione nell'ottobre 1998. Da quell'anno in poi la Commissione ha pubblicato
regolarmente relazioni sullo stato di avanzamento riguardanti tutti
i paesi candidati. Nella riunione al Vertice di Helsinki del dicembre
1999 i capi di governo decidevano di avviare ulteriori negoziati di
adesione con la Romania, la Slovacchia, la Lettonia, la Lituania, la
Bulgaria e Malta, riconoscendo formalmente la Turchia quale paese candidato.
Infine al Vertice di Copenaghen del dicembre 2002 è stato deciso
di concludere negoziati di adesione con Cipro, la Repubblica Ceca, l'Estonia,
l'Ungheria, la Lettonia, la Lituania, Malta, la Polonia, la Slovacchia
e la Slovenia. Si sarebbero continuati i negoziati con la Romania e
la Bulgaria per preparare questi due paesi per l'adesione nel 2007.
La decisione sull'apertura dei negoziati con la Turchia è stata
rinviata al dicembre 2004.
Esame del Parlamento
Il Parlamento europeo ha monitorato da vicino il processo
di ampliamento. Nel 1998 ha nominato un relatore per ogni paese candidato.
Ogni anno i deputati nominati hanno redatto una relazione in base alle
relazioni sull'avanzamento pubblicate dalla Commissione e alle proprie
conclusioni. Essi hanno visitato regolarmente i paesi candidati, hanno
svolto missioni per raccogliere dati incontrando uomini politici, organizzazioni
non governative, sindacati ed esponenti di altri settori. A partire
dal 1999 hanno presentato una volta all'anno le proprie relazioni al
Parlamento in seduta plenaria. Il Parlamento quindi, adottando le pertinenti
risoluzioni, riconosceva gli eventuali progressi effettuati e indicava
i punti deboli dove era necessario impegnarsi maggiormente. Nel corso
degli anni, i settori che hanno destato maggiori preoccupazioni sono
stati quelli relativi alla tutela delle minoranze, come i rom e gli
omosessuali, la lotta alla corruzione e al crimine organizzato, la tratta
di esseri umani e la protezione dell'ambiente.
La maggior parte dei paesi candidati non ha avuto bisogno
di essere molto incoraggiata per quanto riguardava i sistemi politici
ed economici. Tuttavia il Parlamento ha continuamente fatto pressione
sui vari paesi affinché prendessero le misure necessarie. Ad
esempio ha spinto Malta ad applicare adeguatamente la legislazione europea
sulla protezione dell'ambiente e sulla conservazione della natura. I
deputati inoltre avevano espresso preoccupazioni in merito alle diversità
di opinioni del governo e dell'opposizione maltese sull'adesione alla
UE, questione risolta una volta per tutte con un referendum svolto a
Malta. La Slovenia era stata invitata a prendere misure che consentissero
l'adeguato funzionamento del mercato interno europeo. Cipro rappresentava
un caso speciale vista la divisione tra la parte di lingua greca e la
parte di lingua turca. Sebbene il Parlamento abbia sempre sottolineato
che l'adesione di Cipro non sarebbe dipesa dalla soluzione del problema
della divisione dell'isola, esso ha fatto pressioni sulle comunità
cipriote, greca e turca e sui governi greco e turco per raggiungere
un accordo.
Le Repubbliche baltiche di Estonia, Lettonia e Lituania
si sono rapidamente conformate ai criteri politici ed economici europei,
ma il Parlamento ha chiesto a tutti e tre i paesi di adottare misure
più energiche contro la corruzione. L'Estonia e la Lettonia sono
state sollecitate più volte a migliorare l'integrazione e la
protezione delle minoranze russe, cosa che in particolare l'Estonia
ha fatto rapidamente. Tuttavia proprio l'Estonia ha avuto bisogno di
altre pressioni per agire nel settore della protezione ambientale. La
Lituania è stata sollecitata ad eliminare la discriminazione
esistente nei confronti degli omosessuali e affrontasse più seriamente
il problema della tratta delle donne.
La Repubblica Ceca, l'Ungheria e la Polonia sono state
sollecitate a prendere iniziative più vigorose per combattere
il turismo sessuale, la prostituzione minorile e la tratta delle donne.
Anche l'Ungheria e la Repubblica Ceca sono state invitate ad eliminare
le discriminazioni contro i rom e introducessero programmi di integrazione
a loro favore. Preoccupazioni in altri due settori della Repubblica
Ceca riguardavano la sicurezza della centrale nucleare Temelin e la
scarsa volontà di abrogare i decreti "Benes", che legittimavano
l'espulsione della minoranza etnica tedesca dopo la seconda guerra mondiale.
Il governo ceco ha fatto sforzi particolari per allineare la centrale
nucleare ai criteri di sicurezza europei con l'aiuto dell'UE e ha fatto
importanti concessioni per diminuire l'impatto dei decreti Benes.
All'Ungheria sono stati richiesti miglioramenti nel settore
della protezione ambientale. Un'altra preoccupazione specifica era costituita
da una legge extraterritoriale sulle minoranze ungheresi residenti in
paesi vicini: a seguito delle critiche espresse dal Parlamento europeo,
tale legge è stata modificata da un governo successivo.
La Polonia presentava taluni importanti problemi economici.
Il Parlamento aveva sottolineato l'esigenza di privatizzare le sue grandi
imprese statali, specie nei settori dell'acciaio, dell'energia, della
chimica, delle armi, dello zucchero e delle distillerie. Inoltre è
stato chiesta unarevisione complessiva del settore farmaceutico, che
occupava il 27% della popolazione attiva, rispetto ad una media UE pari
ad appena il 5%. Un problema serio era rappresentato dall'enclave russa
di Kaliningrado, ma i negoziati con il governo russo hanno consentito
una soluzione soddisfacente che permette ai cittadini russi di transitare
facilmente per il territorio UE.
All'inizio la Slovacchia sembrava troppo debole per soddisfare
i criteri in campo politico. Il governo dell'epoca, di cui era Primo
Ministro Meciar, non sembrava fare abbastanza nel settore delle riforme
democratiche, ma dopo le elezioni generali del settembre 1998 la Slovacchia
ha progredito rapidamente. I punti deboli sottolineati in seguito dal
Parlamento riguardavano principalmente il trattamento della minoranza
rom, la sicurezza delle centrali nucleari di Bohunice e Mochovce, il
cui smantellamento è previsto per il 2006 e il 2008, e l'esigenza
di lottare contro la corruzione e il crimine organizzato.
Dieci paesi hanno avuto il via libera
L'ultima relazione del Parlamento sui vari paesi candidati
è stata presentata il 9 aprile 2003. Il Parlamento è stato
lieto di concludere che tutti i paesi candidati hanno fatto grandi sforzi
per risolvere i problemi evidenziati negli ultimi anni e ha deciso di
dare il via libera all'adesione di ognuno dei dieci paesi candidati
con i quali i negoziati erano stato completati. Ai sensi dell'articolo
49 del trattato UE, l'adesione di ogni nuovo paese richiede l'assenso
del Parlamento a maggioranza assoluta (cioè 314 voti su 626).
Successivamente, il 14 aprile, il Consiglio Affari generali - i ministri
degli Esteri UE - ha approvato all'unanimità un singolo trattato
di adesione. Una volta ricevuto il via libera del Parlamento e del Consiglio
il trattato di adesione era pronto per la ratifica, nella sua totalità,
da parte dei parlamenti dei quindici Stati membri attuali e dei dieci
paesi di adesione. Tutti i nuovi paesi, tranne Cipro, hanno svolto un
referendum sull'adesione alla UE, da cui è risultato che una
stragrande maggioranza della popolazione è favorevole all'adesione.
Fondi sufficienti per i paesi dell'adesione
Al momento di dare il proprio assenso all'adesione di
dieci nuovi paesi il Parlamento si è assicurato che ci sarebbero
stati fondi sufficienti nel bilancio UE, a seguito di un serio contrasto
con il Consiglio dei ministri. Tale contrasto è sorto dopo che
il Consiglio aveva deciso, senza chiedere l'accordo del Parlamento,
di includere nello stesso Trattato di adesione fondi di bilancio limitati
per i dieci paesi dell'adesione. Il Parlamento ha ritenuto che ciò
rappresentasse una violazione dei propri poteri di bilancio, oltre che
di una discriminazione tra nuovi e vecchi paesi membri.
Una settimana prima del voto del 9 aprile, è stato
raggiunto un accordo su una dichiarazione del Consiglio secondo la quale
esso avrebbe rispettato i diritti di bilancio del Parlamento, non soltanto
per il bilancio relativo ai prossimi tre anni fino al 2006, ma anche
per la futura pianificazione di bilancio di lungo termine dal 2007 in
poi, nel quadro delle prospettive finanziarie. Tuttavia il Parlamento
desiderava applicare immediatamente i propri poteri di bilancio e aumentare
di 600 milioni di euro la dotazione per le politiche interne fino al
2007. I deputati europei ritenevano tale importo necessario per finanziare
adeguatamente l'ampliamento. Dopo difficili negoziati, la delegazione
del PE è riuscita ad ottenere 540 milioni di euro, cioè
il 90% di quanto aveva chiesto.
Il Consiglio inoltre ha dichiarato formalmente che non
vi sarebbero state discriminazioni contro i nuovi Stati membri e che
i finanziamenti necessari per la Turchia, che è stata accettata
quale paese candidato, sarebbero stati prelevati dal bilancio concernente
la strategia di preadesione piuttosto che dal bilancio di politica estera,
lasciando quindi più fondi disponibili per quest'ultimo.
I vantaggi dell'ampliamento
Nonostante tutto il lavoro richiesto, il Parlamento ha
sempre vigorosamente sostenuto la causa dell'ampliamento, tenuto conto
dei vantaggi politici, economici e culturali che esso offre. La diffusione
della pace, della stabilità e della prosperità in Europa
promuoverà la sicurezza di tutti i suoi popoli, mentre l'estensione
del mercato UE - che già conta 370 milioni di cittadini - ad
altri 100 milioni di persone appartenenti ad economie in rapida crescita
darà impulso alla crescita economica e creerà, così,
posti di lavoro sia nei nuovi che nei vecchi Stati membri. La qualità
della vita per i cittadini in tutta l'Europa aumenterà visto
che i nuovi membri adotteranno le politiche UE per la protezione ambientale
e la lotta contro il crimine, la droga e l'immigrazione clandestina.
L'arrivo di nuovi Stati membri arricchirà l'UE apportando una
maggiore diversità culturale e consentendo una migliore comprensione
degli altri popoli. L'ampliamento rafforzerà il ruolo dell'Unione
sulla scena mondiale, nella politica estera e di sicurezza, nella politica
commerciale e in altri settori di interesse globale.
Peraltro, taluni vantaggi già si vedono. Nell'Europa
centrale ed orientale sono emerse democrazie stabili, dotate di istituzioni
democratiche e che professano un maggiore rispetto delle minoranze.
Secondo la Commissione europea, le riforme economiche effettuate in
questi paesi hanno portato a tassi elevati di crescita economica (superiore
a quelli della UE) e a migliori prospettive occupazionali. Questo processo
è stato aiutato e incoraggiato dalla prospettiva dell'adesione
all'UE e dall'aiuto finanziario comunitario. Il risultato è che
l'Unione beneficia di scambi crescenti con questi paesi (il surplus
commerciale era pari a 17 miliardi di euro nel 2000) che ha generato
occupazione e crescita nei vecchi Stati membri.
