Difesa dei diritti fondamentali
L'Unione europea si fonda sui diritti umani, sulle libertà
pubbliche e sullo Stato di diritto, eppure sono regolarmente denunciate
violazioni di tali diritti in tutta Europa. I deputati al Parlamento
europeo ritengono che sia loro dovere, in qualità di rappresentanti
eletti dei cittadini, di contribuire a far sì che qualsiasi inosservanza
delle libertà civili da parte delle istituzioni dell'UE o degli
Stati membri non passi sotto silenzio. Un'arma di rilievo in loro possesso
è la relazione annuale del Parlamento sul rispetto dei diritti
fondamentali nell'Unione europea.
Sebbene le violazioni dei diritti umani siano spesso viste
come un problema tipico dei paesi non democratici, oggi si nota in Europa
un minore autocompiacimento a seguito delle denunce di maltrattamenti
e decessi in stato di detenzione preventiva, di violenze contro le donne
e i bambini e di maltrattamenti ai danni di richiedenti asilo e immigrati.
Mentre in passato tali problemi erano lasciati ai governi nazionali,
l'UE sta ora iniziando a metterli in luce.
Graduali progressi in materia di diritti fondamentali
Il Trattato del 1957 che istituisce la Comunità
europea non prevedeva disposizioni sui diritti fondamentali, lasciando
la competenza in materia alla Corte europea dei diritti dell'uomo di
Strasburgo, un organo completamente distinto dalla Comunità europea.
Nel corso degli anni la Comunità europea ha comunque formulato
una serie di dichiarazioni sui diritti fondamentali e la giurisprudenza
della Corte di giustizia di Lussemburgo ha stabilito norme in materia
di tutela dei diritti umani.
La situazione è mutata profondamente con il trattato
di Amsterdam del 1999 che ha posto le basi per atti legislativi sulla
lotta contro taluni tipi di discriminazione, ad esempio quella fondata
sul sesso, la razza, la religione o le convinzioni personali, la disabilità,
l'età e l'orientamento sessuale.
La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,
promulgata nel 2000, ha stabilito per la prima volta una lista completa
di diritti fondamentali per i cittadini dell'UE. La Carta è stata
inserita nel Trattato di Nizza sotto forma di allegato privo di potere
vincolante, ma il Parlamento europeo ha da allora insistito affinché
essa fosse integrata nella nuova Costituzione europea, che darà
alla Carta forza di legge. A partire dal 1999, il Consiglio dei ministri
redige una relazione annuale sui diritti umani all'interno e all'esterno
dell'Unione europea.
Riflettori puntati sugli Stati membri
Sebbene il Parlamento non abbia poteri legislativi in
materia di diritti umani e libertà pubbliche in Europa, esso,
in qualità di forum democratico, può servirsi della propria
capacità di persuasione, della sua forza morale e della luce
della pubblicità per compiere progressi in questo campo. I deputati
europei approvano spesso risoluzioni sui diritti umani e, da dieci anni,
adottano una relazione annuale sul rispetto delle libertà fondamentali
nell'UE. Pur riflettendo le preoccupazioni dei deputati europei, tali
relazioni possono anche costituire una risposta alla relazione del Consiglio
e prendono ormai la Carta come punto di riferimento.
Le relazioni annuali del Parlamento offrono la possibilità
di esaminare la situazione generale dei diritti umani e delle libertà
pubbliche nell'UE e contengono un'analisi della legislazione in vigore
e delle politiche che potrebbero essere intraprese in futuro a livello
europeo. Esse consentono inoltre ai deputati di rivolgere critiche,
e talvolta elogi, a singoli Stati membri.
A nessun paese è stata risparmiata la gogna. Nel
1999 il Parlamento ha constatato che undici dei quindici Stati membri
erano accusati da Amnesty International di violazioni gravi e meno gravi
dei diritti umani. Tra le questioni messe in luce negli ultimi cinque
anni, la Grecia è stata condannata per l'ingiusto trattamento
riservato agli obiettori di coscienza al servizio militare. L'Italia
è stata rimproverata per i numerosi casi giudiziari che non sono
stati conclusi entro termini ragionevoli. Il sovraffollamento delle
carceri è stato denunciato nel Regno Unito, in Portogallo, Belgio,
Italia e Francia. A Germania, Danimarca, Francia, Italia e Irlanda è
stato chiesto con insistenza di riconoscere il diritto di sciopero ai
dipendenti della funzione pubblica. D'altro canto, il riconoscimento
dei diritti dei transessuali in Finlandia e l'istituzione del matrimonio
omosessuale in Belgio sono stati oggetto di lode, come pure le campagne
condotte in molti paesi contro gli stereotipi anti-islamici e antisemiti
a seguito degli attentati dell'11 settembre 2001.
Difendere i deboli
Oltre a concentrarsi sulle carenze di questo o quello
Stato membro, il Parlamento ritiene essenziale chiedere l'adozione di
politiche a livello europeo laddove reputa che si tratti della soluzione
migliore. Ogni anno circa 500 000 donne dei paesi dell'Europa centrale
e orientale sono condotte nell'UE e vendute per essere avviate alla
prostizione. I deputati hanno chiesto una politica europea contro il
traffico di esseri umani, proponendo la concessione di permessi di soggiorno
di breve durata alle vittime dei trafficanti che cooperano con le autorità.
Anche il trattamento dei rifugiati e degli immigrati preoccupa
il Parlamento, che ha ripetutamente invocato una politica europea comune
in materia di asilo. I deputati europei hanno altresì condannato
qualsiasi forma di discriminazione, compresa quelle ai danni di omosessuali
e minoranze etniche, in particolare i Rom, e si si sono spesso pronunciati
a favore dei diritti dei bambini, degli anziani e dei disabili.
Un'altra questione è la libertà di espressione
e di informazione, in considerazione della crescente concentrazione
nel settore dei media. I deputati al Parlamento europeo hanno chiesto
l'istituzione di un mercato europeo dei mezzi d'informazione - disciplinato
da norme comunitarie - per rimediare alle crescenti disparità
tra le legislazioni nazionali e preservare la libertà di informazione.
Dopo l'11 settembre 2001 i membri del Parlamento hanno
condannato senza riserve il terrorismo, pur precisando che le misure
atte a prevenirlo e punirlo devono rispettare lo Stato di diritto. Essi
hanno inoltre cercato di salvaguardare la riservatezza dei dati personali
dinanzi alle richieste degli USA di ottenere dati sui passeggeri dei
trasporti aerei.
Infine, su proposta del Parlamento, la Commissione ha
istituito nel settembre 2002 una rete di esperti indipendenti di diritti
fondamentali che è stata invitata a preparare una relazione annuale
sull'applicazione della Carta negli Stati membri.
