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SPECIALE PARLAMENTO EUROPEO

Lottare insieme contro il crimine organizzato

La scomparsa delle frontiere interne dell'Unione europea ha dinamizzato il commercio, l'industria e la libertà di movimento dei cittadini europei. Tuttavia, ciò ha anche aperto nuove opportunità per la criminalità organizzata, che intende sfruttare a modo suo l'apertura interna dell'Unione per delle attività illecite, dei nuovi metodi per il riciclaggio del denaro sporco e il traffico di organi, ma anche per sottrarsi alla giustizia. In questi casi, vi è un abuso della libertà e si deve fare tutto il possibile per contrastare questo effetto perverso.

Per la lotta al riciclaggio di denaro sporco l'Unione europea dispone di due strumenti legislativi decisivi. Il primo, già trasposto nella legislazione nazionale, ha l'obiettivo di impedire le frodi nel settore finanziario. Il secondo è teso a sviluppare la cooperazione tra le autorità doganali per ostacolare operazioni finanziarie illegali.

Per proteggere il sistema finanziario dalle transazioni illegali, l'UE ha reso più severi alcuni punti essenziali della direttiva anti-riciclaggio applicata dal 1991. Il nuovo quadro legislativo non mira a colpire solo il riciclaggio di denaro sporco connesso al traffico di stupefacenti, ma anche qualsiasi altra sua forma e, in particolare, quello finalizzato al finanziamento del terrorismo. Inoltre, a differenza della precedente, la nuova direttiva amplia il gruppo dei professionisti – agenti immobiliari, notai o rivenditori di beni di lusso – che deve rendere conto della propria attività qualora sussista il sospetto che un cliente abbia fatto ricorso ai loro servizi per riciclare denaro sporco. Come previsto dall'accordo raggiunto nel corso della procedura di conciliazione, i professionisti saranno liberi di portare o meno a conoscenza dei propri clienti l'avvenuta comunicazione alle autorità di queste informazioni.

In merito alla controversa questione dell'inviolabilità del segreto professionale degli avvocati, i deputati hanno accolto con favore l'accordo raggiunto in sede di conciliazione, in base al quale esso continuerà ad essere garantito fatti salvi i casi in cui il legale sia a conoscenza di una operazione di riciclaggio di fondi.

Intercettare il denaro sporco alla frontiera

Strettamente legato alla direttiva già entrata in vigore è il progetto di un'altra normativa antiriciclaggio, che mira ad integrare la direttiva, potenziando la collaborazione tra le autorità doganali alle frontiere esterne dell'UE. Un sistema finanziario più trasparente non è infatti sufficiente ad impedire il transito quotidiano oltre i confini della Comunità di ingenti somme di denaro – o beni di valore – di dubbia provenienza. La direttiva-quadro proposta dalla Commissione prevede che chiunque si appresti a lasciare o ad entrare nello spazio doganale dell'Unione abbia l'obbligo di dichiarare per iscritto se è in possesso di denaro contante pari o superiore a 15.000 euro.

Secondo i deputati europei il semplice obbligo di dichiarazione non è sufficiente poichè sussiterebbe la possibilità di non presentare alcuna dichiarazione, di falsificarla o suddividere la somma per trasportarla in diversi viaggi. Pertanto, intendono dare agli Stati membri la possibilità di raccogliere le informazioni sui movimenti di denaro importanti tramite una procedura di notifica. Tale procedura, alternativa all'obbligo di dichiarazione, prevede che su domanda delle autorità doganali siano notificate le somme di denaro in contante pari o superiori a 15.000 euro e che il viaggiatore sia tenuto a giustifiare la loro provenienza e la loro destinazione. Per i deputati europei, questa possibilità offerta agli Stati membri di optare per una della due procedure implica di legiferare per mezzo di una direttiva e non di un regolamento.

Peraltro, i deputati ritengono che la somme di denaro così requisite non possano essere trattenute, in principio, per più di tre giorni feriali. Se previsto dalla legislazione nazionale, gli Stati membri possono prorogare tale periodo fino ad un mese, ma per una volta sola. Le informazioni così raccolte dalle autorità doganali debbono essere inserite in una banca dati dell'Ufficio europeo di polizia, Europol. Questi dati, tuttavia, potranno essere utilizzati esclusivamente nella quadro dellla lotta contro il riciclaggio di capitali.

Una decisione del Consiglio, inoltre, obbliga gli Stati membri a migliorare lo scambio di informazioni tra le unità di informazione finanziaria incaricate di sorvegliare le transazioni sospette o curiose. Qualora venisse confermato il sospetto che l'obiettivo di una transazione è il riciclaggio di capitali provenienti da attività illecite, queste unità potranno intervenire più tempestivamente.

Fermare il traffico internazionale di organi e tessuti umani

Il traffico di organi e tessuti umani costituisce una forma di tratta degli esseri umani. Per le organizzazioni criminali si tratta di un'attività molto lucrativa praticata a livello internazionale. L'Unione si è impegnata fermamente nella lotta contro questa grave forma di violazione dei diritti umani e della dignità umana. In base ad una decisione quadro in cantiere, gli Stati dell'Unione saranno obbligati a sanzionare i reati connessi al traffico di organi e tessuti umani. Tra questi reati, oltre al prelievo e alla vendita, figura anche qualsiasi forma di aiuto fornita per il trasporto, l'esportazione, l'importazione e lo stoccaggio di organi.

Il trapianto di organi e tessuti assume carattere illecito se delle persone sono spinte o obbligate a cedere ad esempio un rene, oppure se si sfrutta la miseria economica delle vittime offrendo un prezzo attraente in cambio dell'organo. Lo stesso vale se si ricorre al ricatto o se sono asportati organi di persone defunte senza che queste, quando erano in vita, abbiano dato il proprio consenso alla donazione.

Con il chiaro assenso espresso a favore del progetto di elaborare una decisione-quadro contro il traffico di organi e tessuti umani, il Parlamento europeo ha manifestato in modo inequivocabile la propria posizione sull'argomento. I deputati, tuttavia, hanno sollecitato alcune sostanziali modifiche. Secondo loro il testo deve fare un chiaro riferimento al rischio rappresentato dal traffico di organi per la salute pubblica. Infatti essi ritengono che le persone alle quali sono prelevati organi a seguito di pressioni di natura psicologica o economica o addirittura di violenze, non dispongono di nessuna informazione affidabile riguardo ai rischi per la salute ai quali vanno incontro. Inoltre, il beneficiario di organi così ottenuti si espone a enormi rischi per la sua salute, se non a un esito letale.

Per non gettare discredito sui trapianti di organi e tessuti in generale, i deputati insistono sulla necessità che la prevista decisione-quadro faccia sempre riferimento al commercio illegale di organi e tessuti, per far sì che risulti chiara la differenza rispetto al sistema legale dei trapianti. Tuttavia, il traffico illecito smetterà di essere redditizio per le organizzazioni criminali solamente quando una quantità sufficiente di organi e tessuti da trapianto sarà disponibile per via legale. Ecco perché l'intento dei deputati è quello di far crescere tra i cittadini europei la propensione a donare i propri organi. Per raggiungere tale scopo suggeriscono di lanciare campagne di sensibilizzazione su tutto il territorio dell'Unione. Il provvedimento è attualmente in attesa di una decisione finale del Consiglio e i deputati auspicano che gli Stati membri recepiscano nell'ordinamento nazionale la decisione quadro entro la fine del 2004, al più tardi.

Il mandato d'arresto europeo

Che si tratti di riciclaggio di denaro sporco, di tratta degli esseri umani, di traffico di organi o di terrorismo, il mandato d'arresto europeo, in vigore dal gennaio 2004, mira a semplificare ed accelerare le procedure di estradizione di sospetti e criminali. Gli annosi ritardi di un tempo dovuti talvolta al mancato riconoscimento reciproco delle decisioni delle autorità giudiziarie dei singoli Stati dell'UE, talvolta alla complessità e alle lungaggini delle procedure di estradizione, sembrano destinati in tal modo a diventare un ricordo. Al loro posto subentra una procedura uniforme per tutta l'Unione.

Dall'entrata in vigore della decisione-quadro, il mandato d'arresto europeo si applica agli imputati condannati da un tribunale a una pena di almeno quattro mesi di reclusione nonché ai sospettati di reati per i quali è prevista una pena detentiva di almeno un anno. Il mandato d'arresto europeo riguarda un elenco di 32 reati penali, tra cui figurano il terrorismo e la tratta di esseri umani, il sequestro di persona e la rapina a mano armata, la violenza carnale e la xenofobia. Le autorità giudiziarie di ogni Stato membro hanno l'obbligo di riconoscere qualsiasi mandato d'arresto spiccato da un altro paese dell'Unione - salvo un minimo di controlli - e di procedere all'estradizione del ricercato al più tardi entro 90 giorni dalla data dell'arresto.

Dal primo gennaio 2004 tale decisione quadro è stata trasposta nell'ordinamento nazionale da Belgio, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Svezia e, tra i nuovi Stati membri, solo dall'Ungheria. Per gli altri nuovi Stati membri, il termine prescritto coincide con quella dell'adesione, e cioè il primo maggio 2004.


 


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