Diritto di voto, petizioni, Mediatore
europeo: cittadinanza attiva
La cittadinanza dell'Unione è complementare alla
cittadinanza nazionale e non la sostituisce: formulato nel trattato
di Amsterdam, tale principio viene ripreso in larga misura nel progetto
di Costituzione europea elaborato dalla Convenzione. Tale cittadinanza
è venuta costituendosi nel corso dei vari trattati: il diritto
di voto alle elezioni comunali ed europee e la Carta dei diritti fondamentali
ne rappresentano due elementi fondamentali. Anche la commissione per
le petizioni del Parlamento europeo e il Mediatore europeo costituiscono
strumenti di ascolto e al servizio dei cittadini allorché questi
ultimi ritengono che i loro diritti non siano rispettati.
È stato soprattutto il trattato di Maastricht,
nel 1992, ad aver introdotto il concetto di "cittadinanza europea".
Alcuni diritti legati alla cittadinanza della Comunità esistevano
anche in precedenza, come il diritto di spostarsi e di stabilirsi liberamente
sul territorio degli Stati membri o il diritto di accesso agli impieghi
del settore pubblico purché non si trattasse di esercitare un'autorità
pubblica. Con il titolo "La cittadinanza dell'Unione", collocato
proprio all'inizio del testo, il trattato di Maastricht si spinge ben
oltre, riconoscendo il diritto di voto attivo e passivo alle elezioni
europee e comunali e il diritto alla tutela diplomatica e consolare
nei paesi terzi, in virtù della quale qualsiasi cittadino dell'UE
può beneficiare della stessa assistenza sia da parte dei rappresentanti
di altri Stati membri che dei diplomatici del proprio paese. Infine,
il trattato di Maastricht introduce il diritto di petizione e istituisce
la figura del Mediatore europeo.
Il progetto di Costituzione riprende tutti i suddetti
diritti acquisiti e li arricchisce uleriormente, in particolare inserendo
nel Trattato la Carta dei diritti fondamentali tra cui il diritto
alla buona amministrazione e proclamando, sin dall'articolo 1,
che l'Unione è "Ispirata dalla volontà dei cittadini
e degli Stati d'Europa di costruire un futuro comune". Tale principio
della doppia legittimità, quella dei cittadini e quella degli
Stati, su cui riposa l'Unione, è testimone della sua progressiva
trasformazione. Il diritto di voto e la Carta dei diritti fondamentali
sono trattati più approfonditamente in altre schede della nostra
collana. In questa sede ci si sofferma in particolare sul diritto di
petizione e sul ruolo del Mediatore europeo.
Petizioni che non restano lettera morta
I deputati, in quanto tali, sono all'ascolto dei cittadini
che li hanno eletti. Inoltre, dall'avvento del diritto di petizione,
il Parlamento europeo si è dotato di una commissione per le petizioni
il cui lavoro cresce incessantemente: nel corso dell'attuale legislatura
saranno stati battuti tutti i record con circa 6000 petizioni! Queste
ultime sono presentate da singoli cittadini o da associazioni che lamentano
una cattiva applicazione del diritto comunitario, spesso da parte degli
Stati membri. I firmatari delle petizioni possono inoltre denunciare
lacune esistenti nella legislazione europea. Va rilevato che qualsiasi
persona fisica o giuridica residente o avente la propria sede in uno
degli Stati membri gode del diritto di petizione o di adire il Mediatore
europeo, a prescindere dalla propria nazionalità.
Benché una buona parte delle suddette 6000 petizioni
non sia ricevibile o perché non conformi ai criteri previsti
o perché di competenza del Mediatore europeo molte altre
vengono invece esaminate dai deputati e finiscono per avere un impatto
concreto a vantaggio del cittadino. In una cinquantina di casi, su pressione
del Parlamento che trasmetteva le denunce pervenutegli, la Commissione
europea ha presentato ricorso dinanzi alla Corte di giustizia contro
gli Stati membri inadempienti. Più frequentemente, è bastato
un intervento presso le amministrazioni nazionali per risolvere il problema,
a vantaggio di tutti. Si è anche verificato il caso in cui una
petizione individuale ha dato vita a una nuova legislazione, applicabile
a tutti i cittadini dell'Unione.
I problemi sollevati dai cittadini nelle petizioni riguardano
soprattutto l'ambiente, la libera circolazione delle persone e delle
merci, la previdenza sociale, il riconoscimento dei diplomi e delle
qualifiche, nonché la fiscalità. Se è vero che
la maggior parte delle petizioni è presentata da singoli cittadini,
in alcuni casi vi può anche figurare un numero impressionante
di firme: ad esempio, una petizione sulla tutela e la conservazione
delle grandi scimmie ne ha raccolte ben 2 milioni!
Alcuni casi concreti
Le petizioni debbono ovviamente riguardare tematiche che
sono di competenza dell'Unione e che interessano i firmatari. Facciamo
un esempio: un cittadino britannico, che possiede una casa di campagna
in Toscana, vorrebbe disporvi di un'automobile durante le vacanze. Le
autorità italiane tuttavia autorizzano l'immatricolazione di
veicoli soltanto ai residenti permanenti. La petizione del cittadino
britannico è esaminata dal Parlamento europeo, il quale spinge
la Commissione a intervenire in quanto una siffatta situazione è
contraria ai principi della non discriminazione e della libera fornitura
di servizi. La Commissione avvia una procedura d'infrazione nei confronti
dell'Italia, che alla fine adotta una circolare volta a permettere a
tutti i cittadini dell'UE che si recano regolarmente in Italia di ottenere
l'immatricolazione di un veicolo.
Altro esempio: un cittadino irlandese si rivolge al Parlamento
europeo in quanto è in corso di realizzazione un progetto di
riassetto stradale, cofinanziato dall'Unione, senza che sia stata preventivamente
realizzata una valutazione dell'impatto ambientale (VIA). In seguito
all'intervento della commissione per le petizioni del Parlamento e della
Commissione europea, il ministro irlandese dell'Ambiente impone la realizzazione
della VIA e successivamente la rettifica del progetto in due luoghi,
in modo da ridurre l'impatto sonoro e rafforzare la sicurezza dei pedoni.
Ancora un esempio. Un cittadino tedesco è assunto
da una società multinazionale francese ma per lavorare in Germania.
Versa pertanto i propri contributi sociali in tale paese. In seguito
al fallimento dell'impresa francese, né le autorità tedesche
né quelle francesi intendono corrispondergli le indennità
cui ha diritto. Informata dal Parlamento europeo, la Commissione si
rivolge alla Corte di giustizia in quanto non esiste ancora una normativa
europea. Il firmatario della petizione riesce infine a ottenere le proprie
indennità dalle autorità francesi. E soprattutto, l'Unione
procederà successivamente a rafforzare la legislazione per tutelare
meglio i lavoratori in caso di insolvenza del datore di lavoro, in particolare
qualora si tratti di multinazionali. Il Parlamento europeo ha svolto
un ruolo fondamentale nell'elaborazione della direttiva in materia (vedasi
la nostra scheda sulla protezione dei lavoratori).
A volte le petizioni sollevano problemi di tale rilevanza
che il Parlamento si mobilita e decide di elaborare una relazione d'iniziativa
sulla questione. Ad esempio, migliaia di donne hanno firmato petizioni
in cui chiedevano il divieto delle protesi mammarie al silicone in ragione
dei gravi problemi di salute riscontrati. In una relazione approvata
nel 2001, il Parlamento, in base a uno studio scientifico, ha invitato
la Commissione europea ad occuparsi del problema. La Commissione ha
successivamente chiesto agli Stati membri di adottare misure volte ad
informare meglio le donne sui rischi di tali protesi e ad assicurare
un seguito e dei controlli per le pazienti che hanno già tali
protesi.
Il Mediatore europeo combatte la "malamministrazione"
Ove un cittadino o un'impresa ritenga che un'istituzione
o un organo della Comunità non abbia adempiuto ai propri obblighi
o si sia reso colpevole di "malamministrazione", il cittadino
o l'impresa in questione può rivolgersi al Mediatore europeo.
Si parla di "malamministrazione" allorché un organismo
pubblico agisce ignorando una norma o un principio che per esso è
obbligatorio. Può trattarsi ad esempio di discriminazione, di
assenza o rifiuto di fornire informazioni, di ritardi eccessivi o di
abuso di potere. Il Mediatore europeo tenta allora di trovare una soluzione
ai problemi del ricorrente, consulta le istituzioni interessate e informa
il Parlamento europeo.
Il Mediatore europeo, eletto dal Parlamento e avente sede
a Strasburgo, agisce in piena indipendenza e imparzialità. Nikiforos
Diamandouros ha assunto il mandato di Mediatore nell'aprile 2003, in
sostituzione del primo Mediatore europeo, Jacob Söderman. Dall'istituzione
di tale istanza con il trattato di Maastricht, il Mediatore ha ricevuto
oltre 14.000 denunce. Le sue raccomandazioni, nella maggior parte dei
casi, hanno "inchiodato" la Commissione europea, dando luogo
in alcune circostanze a congrui risarcimenti.
Il Mediatore è insomma "il cane da guardia"
della buona amministrazione e le migliaia dei suoi interventi hanno
contribuito a migliorare il funzionamento delle istituzioni e a tener
maggiormente conto degli interessi dei cittadini. Il Parlamento europeo
ha sottolineato a più riprese la necessità di elaborare
un codice di buona condotta amministrativa che sia identico, nei limiti
del possibile, per tutte le istituzioni. La maggior parte di queste
ultime ha già adottato un proprio codice di buona condotta.
