La Carta: patrimonio comune di diritti
e valori
"I popoli europei, nel creare tra loro un'unione
sempre più stretta, hanno deciso di condividere un futuro di
pace fondato su valori comuni". Con queste parole inizia il preambolo
della Carta dei diritti fondamentali, adottata al Consiglio europeo
di Nizza nel dicembre 2002. Il testo, che dovrebbe essere parte integrante
della futura Costituzione dell'Unione, consacra la trasformazione della
Comunità europea, in origine di natura essenzialmente economica,
in un'Unione politica e uno spazio comune di libertà, sicurezza
e giustizia.
"Sappiano fin d'ora tutti i cittadini dell'Unione
che (...) la Carta sarà legge per il Parlamento (...). D'ora
in poi sarà il nostro riferimento per tutti gli atti del Parlamento
europeo che riguarderanno direttamente o indirettamente i cittadini
di tutta l'Unione". Tale dichiarazione, rilasciata al vertice di
Nizza dall'onorevole Nicole Fontaine, Presidente del Parlamento europeo
(1999-2001), sottolineava il carattere solenne dell'evento e della temporanea
conclusione di una lunga battaglia del Parlamento europeo, che da anni
desiderava dotare l'Unione di un catalogo di diritti e di valori comuni.
Già nel 1989 il Parlamento europeo aveva celebrato
a suo modo il bicentenario della Rivoluzione francese approvando una
"Dichiarazione dei diritti e delle libertà fondamentali".
Esisteva già un testo di riferimento per gli Stati membri del
Consiglio d'Europa e i loro cittadini: la Convenzione europea dei diritti
dell'uomo, firmata nel 1950. Si trattava tuttavia di un testo non esattamente
consono all'Unione europea, il quale oltretutto non teneva conto di
mezzo secolo di evoluzione della società europea. I progressi
tecnologici e sociali rendevano necessarie nuove modalità di
protezione dei cittadini, segnatamente nei settori delle tecnologie
dell'informazione, delle biotecnologie, della non discriminazione, del
pluralismo dei mezzi di informazione, del "buongoverno", ecc.
Inoltre, la Convenzione del Consiglio d'Europa era corredata di una
dozzina di protocolli che, a differenza della Convenzione stessa, non
erano stati ratificati da tutti gli Stati membri.
D'altra parte, i successivi trattati che avevano condotto
la Comunità europea verso un'Unione politica annoveravano sì
diversi diritti e valori ma in maniera disorganica. Risultava pertanto
opportuno raggruppare, chiarire e ammodernare tutti i suddetti riferimenti
in un testo unico e coerente, in particolare nell'ottica della futura
adesione di numerosi paesi ex comunisti all'Unione europea e a una comunità
di valori da cui erano stati esclusi per decenni. Era infine importante
dare alla Corte di giustizia delle Comunità europee la
Corte di Lussemburgo un testo di riferimento equivalente alla
Convenzione del Consiglio d'Europa, sul quale si basa la Corte europea
dei diritti dell'uomo di Strasburgo.
La prima Convenzione
È il Consiglio europeo di Colonia del giugno 1999
ad aver ritenuto che fosse giunto il momento per l'Unione di elaborare
una Carta dei diritti fondamentali che raccogliesse i diritti civili,
politici, economici e sociali dei cittadini europei: "La tutela
dei diritti fondamentali costituisce un principio fondatore dell'Unione
europea e il presupposto indispensabile della sua legittimità".
Fu allora istituita una "Convenzione", composta da 15 rappresentanti
dei capi di Stato e di governo, 30 rappresentanti dei parlamenti nazionali,
16 rappresentanti del Parlamento europeo e un rappresentante della Commissione
europea. La Convenzione era presieduta dall'ex Presidente della Repubblica
federale di Germania, Roman Herzog, e la delegazione del Parlamento
europeo dall'onorevole Íñigo Méndez de Vigo.
Il 17 dicembre 1999 Roman Herzog inaugurava i lavori:
"Noi elaboreremo un testo che non potrà considerarsi fin
dall'inizio come avente il carattere vincolante del diritto europeo
e comunitario. Ciò nonostante dobbiamo tenere costantemente presente
che la Carta che stiamo elaborando, in un futuro, e neanche troppo lontano,
dovrà assumere un carattere vincolante dal punto di vista giuridico
(
) poiché ritengo giusto elaborare un catalogo che non
debba subire tagli o revisioni allorché acquistasse carattere
vincolante."
Neanche dieci mesi più tardi, dopo sedici sedute
plenarie pubbliche in cui la società civile (sindacati, organizzazioni
non governative, ecc.) aveva potuto esprimere la propria opinione, la
Convenzione adottava il testo definitivo della Carta il 2 ottobre 2000.
Il successivo 13 ottobre la Carta era approvata dal Consiglio europeo
riunito al vertice informale di Biarritz e la sua proclamazione solenne
è avvenuta il 7 dicembre 2000 ad opera del Consiglio europeo
di Nizza.
Le richieste del Parlamento europeo
Numerosi osservatori hanno rilevato il ruolo costruttivo
e decisivo svolto dal Parlamento europeo in seno alla Convenzione, all'altezza
delle proprie ambizioni. Per i deputati, la cui stragrande maggioranza
si era espressa a favore dell'elaborazione di una Carta, si trattava
di conferire al processo di integrazione europea un fondamento etico-giuridico
più solido. Il metodo della Convenzione, aperta e trasparente,
era stato originariamente auspicato dal Parlamento europeo. La rapidità
e il buon esito dei lavori hanno rappresentato un successo per i deputati
europei, secondo cui il testo così elaborato possedeva già
una palese legittimità. Lo stesso metodo sarebbe stato d'altronde
riutilizzato nel 2002-2003 per elaborare il progetto di Costituzione.
I deputati europei sono stati tuttavia molto meno soddisfatti
della sorte riservata al testo in questione dai capi di Stato e di governo.
Era loro auspicio che la Carta fosse integrata nel trattato di Nizza
e che fosse giuridicamente vincolante per tutti gli Stati membri. "Qualsiasi
altra soluzione, a carattere meramente dichiarativo, indebolirebbe l'immagine
dell'Unione", aveva sostenuto la Presidente del Parlamento europeo,
l'onorevole Nicole Fontaine. Il Consiglio europeo di Nizza non è
invece riuscito a spingersi oltre una "dichiarazione solenne"
e la Carta è stata semplicemente allegata al nuovo Trattato,
priva di valore vincolante. Si trattava di un mezzo fallimento o di
un mezzo successo, a seconda dei punti di vista. Ma la storia non sarebbe
finita lì.
I leader europei si sono rapidamente accorti dell'occasione
mancata e delle carenze del Trattato di Nizza, non soltanto per quanto
riguarda la Carta ma anche la riforma delle istituzioni, che andavano
adeguate all'imminente allargamento dell'Unione. La questione dell'integrazione
della Carta nel Trattato e del suo status giuridico era stata rinviata
alla prossima Conferenza intergovernativa che si sarebbe tenuta di lì
a poco e che, per la prima volta, sarebbe stata preparata da una nuova
Convenzione aperta piuttosto che da una conferenza diplomatica a porte
chiuse. Conformemente ai desideri del Parlamento europeo, la nuova Convenzione
ha dato vita, nel luglio 2003, a un progetto integrale di Costituzione,
che razionalizza l'insieme dei trattati preesistenti, propone di integrare
finalmente la Carta nella Costituzione, tramite alcune modifiche, e
la rende giuridicamente vincolante.
L'anima dell'Europa
In sei capitoli, elencati in appresso, e cinquanta articoli,
la Carta del dicembre 2000 stabilisce un corpus di valori e di diritti
che i cittadini europei possono rivendicare. Si tratta, in un certo
qual modo, "dell'anima civica" della costruzione europea.
Dignità. "La dignità umana è
inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata". Così
recita il primo articolo della Carta che riconosce inoltre il diritto
alla vita e proibisce la pena capitale, la tortura, la schiavitù
e la tratta di esseri umani. Il diritto all'integrità fisica
e mentale è corredato di nuove disposizioni rese necessarie dall'evoluzione
nel campo della medicina e della biologia, in particolare il divieto
dell'eugenetica e della clonazione riproduttiva degli essere umani.
Libertà. Alle tradizionali libertà (libertà
di pensiero, di culto, di espressione, di associazione, ecc.) e al rispetto
della vita privata, si aggiungono la protezione dei dati personali,
il pluralismo dei mezzi di informazione e il diritto al lavoro (che
non implica tuttavia il diritto a un impiego). I diritti sociali rappresentavano
un'importante innovazione alquanto discussa, conclusasi spesso con formule
di compromesso intese a preservare il consenso finale sul testo.
Uguaglianza. "Tutte le persone sono uguali davanti
alla legge". Con queste parole si apre il capitolo sull'uguaglianza,
che include una serie di diritti sociali per la prima volta in un testo
globale sui diritti fondamentali e che sancisce il principio generale
della non discriminazione. Il capitolo proclama in particolare l'uguaglianza
di uomini e donne in tutti i settori, dando ampio spazio anche ai diritti
dei bambini, degli anziani e dei portatori di handicap.
Solidarietà. È la prima volta che viene
proclamata giuridicamente la nozione di solidarietà. Tale capitolo
riconosce il diritto all'informazione e alla consultazione dei lavoratori
nell'ambito dell'impresa, il diritto alla contrattazione e ad azioni
collettive (tra cui lo sciopero), il diritto di accesso ai servizi di
collocamento, la tutela in caso di licenziamento, il diritto a condizioni
di lavoro giuste ed eque, il diritto alle prestazioni previdenziali
e ai servizi di interesse economico generale, la tutela dell'ambiente
e dei consumatori. Numerosi aspetti di questo capitolo innovativo sono
stati al centro di accese discussioni, in quanto taluni Stati membri
volevano evitare che tali diritti proclamati a livello europeo interferissero
con i sistemi sociali nazionali. Ciò spiega perché alcuni
articoli presentano una formulazione talvolta ambigua e perché
alla fine della Carta sono state aggiunte talune disposizioni che limitano
gli obblighi degli Stati membri ai soli casi di trasposizione delle
disposizioni stabilite a livello comunitario, che tra l'altro sono ancora
soggette al principio dell'unanimità.
Cittadinanza. Molte delle disposizioni previste nell'ambito
di tale capitolo erano già state formulate nel trattato di Maastricht,
quali il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali
ed europee, o ancora di diritto alla protezione diplomatica e consolare.
A tali diritti si aggiungono in particolare il diritto alla "buona
amministrazione" e il diritto di accesso ai documenti.
Giustizia. Nell'ambito di tale capitolo figurano in particolare
il diritto di accesso a un giudice imparziale e la presunzione d'innocenza.
Ambito di applicazione. La Carta si conclude con disposizioni generali
che ne precisano la portata e l'ambito di applicazione. Tali disposizioni
sono state riviste dalla Convenzione sul futuro dell'Europa, allo scopo
di aggirare l'ostacolo incontrato Nizza e consentire l'integrazione
della Carta nella sua attuale forma nel futuro trattato costituzionale.
Tali diritti e principi si applicano a qualsiasi disposizione legislativa
adottata dalle istituzioni e dagli organi dell'Unione, come pure agli
Stati membri in sede di trasposizione della legislazione comunitaria.
Non si tratta assolutamente di rafforzare i poteri
dell'Unione, né di modificare l'ordinamento costituzionale interno
degli Stati membri bensì di sottometterli, nell'esercizio delle
politiche comuni, al rispetto di diritti e valori fondamentali che sono
ormai patrimonio comune di quasi mezzo miliardo di cittadini europei.
