Nella carica di Presidente degli Stati Uniti, grosso modo, coincidono e si uniscono i poteri che in Italia sono divisi tra il presidente della Repubblica e quello del Consiglio. Il solo importante limite è quello della impossibilità per il capo di Stato americano di avanzare direttamente proposte di legge essendo tale prerogativa propria dei membri del Congresso, senatori e deputati. Sui quali, peraltro, egli può agire per ottenere che avanzino progetti legislativi a lui graditi (il mezzo tecnico più frequentemente usato a tale riguardo è quello di indirizzare specifici messaggi ai due rami del Parlamento).
L'ELEZIONE - L'elezione ha luogo in novembre. L'entrata in carica è fissata al 20 gennaio dell'anno seguente (fino alla prima elezione di Franklin Delano Roosevelt - 1932 - l'insediamento avveniva, invece, il 4 marzo).
MANDATO - Il mandato è per un quadriennio e, cioè, "a termine", il che preclude la possibilità di una sfiducia da parte del Congresso (altra cosa è l'impeachment).
RIELEZIONE - Un presidente non può essere rieletto per più di una volta e ciò a seguito di un Emendamento costituzionale adottato nel 1951, suscessivo alla quadruplice rielezione di F.D. Roosevelt. Il quale, primo ed unico, aveva osato contravvenire, riproponendosi una terza e poi, addirittura, una quarta volta, alla disposizione consuetudinaria dettata da George Washington che, rifiutando una terza nomina, aveva dichiarato che nessun uomo avrebbe dovuto occupare quella carica per più di otto anni.
I POTERI - Questi i principali poteri presidenziali.
Il presidente:
- in materia internazionale negozia e stipula i trattati con il consenso di almeno due terzi del Senato;
- in materia legislativa gode del potere di raccomandazione o "impulso" (attraverso il messaggio sullo stato dell'Unione o specifici messaggi ad hoc) e del potere di veto;
- nomina i funzionari federali con il necessario consenso del Senato;
- ha il comando delle Forze Armate;
- in casi eccezionali, può esercitare poteri straordinari.
Poteri del vicepresidente
Nelle Convenzioni i partiti sono chiamati a scegliere il candidato alla vice presidenza, carica di non poco conto, sia per ragioni costituzionali (è il naturale successore del presidente in caso di morte o dimissioni e presiede di diritto il Senato, anche se vota solo in situazioni di parità), sia per motivazioni squisitamente partitiche, perché il suo nominativo, la sua provenienza politica e geografica sono assai importanti per il completamento della squadra (ticket) da mettere in campo.
LE PRIMARIE - Tutto discende dal risultato delle primarie e dei caucus che hanno preceduto le convenzioni, perché se il candidato presidente è dotato di un buon numero di delegati la scelta in merito alla vice presidenza è praticamente di sua esclusiva competenza. Se, invece, la Convenzione ha operato al di là e al di fuori dei risultati elettorali preliminari, la decisione sarà presa dai boss che controllano l'apparato. In un caso come nell'altro, comunque, il candidato alla vice presidenza sarà di centro se l'aspirante presidente è collocato a destra o a sinistra dello schieramento politico; dovrà essere del Sud se l'altro è del Nord; dovrà rappresentare le istanze popolari se il leader è borghese o viceversa, alla ricerca del mix migliore da proporre all'elettorato.
LUNGA STORIA - Nella ormai lunga storia degli Stati Uniti d'America, in molte occasioni (ben otto causa mortis ed una per dimissioni) il vice è subentrato nella massima carica istituzionale e non sempre si è dimostrato all'altezza della situazione. Se ciò è avvenuto e se ben pochi dei vice presidenti si ricordano per qualcosa di rimarchevole è anche perché difficilmente il candidato alla presidenza accetta di mettersi accanto individui di grande personalità che ne possano oscurare la fama, preferendo normalmente figure mediocri o di scarso peso, per quanto rappresentative di una qualche istanza, sociale o geopolitica che sia. Nella leggenda americana il vice presidente è "colui che vive ad un battito di cuore dal potere" (ed il cuore che batte e che si può fermare è, ovviamente, quello del presidente), mentre, nella vita di tutti i giorni, la sua è "la carica più priva di potere reale degli interi Stati Uniti". |