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Il
Partito repubblicano fu fondato nel 1854 a Jackson
da un gruppo di dissidenti democratici e whigs uniti
dall'opposizione alla schiavitù e alla politica
dei partiti di provenienza giudicata troppo conciliante
verso il Sud. I repubblicani, inoltre, fin dalle origini,
furono contrari a qualsiasi concessione ai diritti
dei singoli Stati che ritenevano dovessero essere
subordinati ai supremi interessi dell'Unione. Il primo
candidato del partito alle elezioni presidenziali
fu, nel 1856, John C. Fremont, facilmente sconfitto
da James Buchanan. Ma già nel 1860, Abraham
Lincoln, grazie alle divisioni del partito democratico
e all'appoggio massiccio degli Stati del Nord, colse
una inattesa vittoria. Emerso dominatore dalla guerra
civile, il partito repubblicano attrasse nella sua
orbita l'oligarchia finanziaria e industriale. Tra
il 1868 e il 1932 si affermò quattordici volte
su sedici elezioni presidenziali. Subite due scissioni
- una prima, più grave, nel 1912, che gli costò
la White House, quando una fazione progressista guidata
dall'ex presidente Theodore Roosevelt lasciò
il partito ed una seconda, meno significativa, nel
1924 - nel 1932 il partito perse la Casa Bianca e
subì un più che ventennale declino.
Tornò al potere nel 1952 con il generale Eisenhower
e negli ultimi cinquant'anni ha occupato lo scranno
presidenziale per ben tre decenni. Tradizionalmente
su posizioni conservatrici in politica economica,
escluso fino a Nixon dal voto del Sud e da quello
degli immigrati, il partito repubblicano (il cui simbolo
è l'Elefante), pur conquistando spesso la presidenza,
è stato, in questo secolo, quasi sempre minoritario
al Congresso, anche se oggi così non è.
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