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Le
regole del gioco
Un sistema complicato, una gara lunghissima.
Arrivare alla Casa Bianca costa, tempo e denaro.
La campagna elettorale è lunga ed estenuante,
le prove che gli aspiranti presidenti devono affrontare
sono tante e il sistema è complicato. Innanzi
tutto non sono i partiti a scegliere il candidato,
ma gli elettori. Le regole per la consultazione variano.
I singoli stati indicono, in tempi diversi, le elezioni
primarie oppure tengono delle assemblee elettive,
i caucus. In entrambi i casi lo scopo è quello
di individuare un delegato che possa rappresentare
il partito nel faccia a faccia finale. La prima delle
primarie spetta, per tradizione, al New Hampshire
e avrà luogo il prossimo 27 gennaio. Il primo
caucus si tiene invece, sempre per tradizione, il
19 dello stesso mese in Iowa.
Questi due appuntamenti hanno un'importanza fondamentale,
non solo perché sono il primo passo verso l'elezione
presidenziale, ma perché di fatto chi non vince
in almeno uno dei due stati è destinato a non
arrivare in fondo alla corsa a eliminazione. Con un'unica
eccezione: Bill Clinton. Nel 1992 perse da una parte
e dall'altra, ma alla fine, la storia insegna, arrivò
dove voleva arrivare. Di qui in poi i giochi sono
aperti. Stato dopo stato, votazione dopo votazione,
le teste dei più deboli cadono e rimangono
solo i cavalli vincenti. Inutile dire che la corsa
il prossimo anno interesserà quasi esclusivamente
i democratici, visto che nessuno osa opporsi a George
W. Bush.
Nei caucus gli elettori non hanno in mano alcuna
scheda, semplicemente si ritrovano, discutono e fanno
sapere quale candidato del proprio partito preferiscono.
Nelle primarie, invece, ci si ritrova di fronte a
un seggio, ma non tutte funzionano allo stesso modo.
In alcuni stati i votanti ricevono tutte le schede
(quelle per i Democratici e quelle per i Repubblicani)
e poi ne infilano nell'urna soltanto una, in altri
devono manifestare con un certo anticipo (variabile)
da che parte stanno, in altri ancora devono dichiarare
per chi vogliono votare prima di entrare in cabina.
Detto questo, al momento della verità, e cioè
quando ci si ritroverà a mettere la crocetta
per determinare chi sarà il presidente degli
Stati Uniti (il 2 novembre 2004), l'elettore sarà
libero di scegliere chi preferisce: un democratico,
un repubblicano, un verde o un indipendente.
Una volta superato l'enorme scoglio dei caucus e
delle primarie, i partiti si riuniscono, organizzano
grandi e colorate convention, normalmente nei mesi
estivi che precedono le votazioni finali di novembre,
e in quell'occasione dichiarano al mondo chi sarà
ufficialmente il loro candidato. Dopo di che vincerà
il migliore, almeno si spera, non prima di essersi
destreggiato tra innumerevoli bagni di folla, strette
di mano, visite in ospedali, scuole e quartieri disagiati.
Ma soprattutto non prima di aver partecipato a un
paio di faccia a faccia con il concorrente, in televisione.
In America nessuno rifiuta il confronto.
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