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Elezioni U.S.A. 2004 - Elettori ed Eletti

Mentre in Italia ogni individuo maggiorenne ha diritto al voto, negli Usa, perché questo diritto possa essere concretamente esercitato, ci si deve iscrivere alle "liste elettorali", il che consente materialmente di votare.Al momento dell'inclusione nelle liste il cittadino può dichiararsi "democratico", "repubblicano" o "indipendente", la qual cosa avrà importanza nella partecipazione al voto nel corso delle primarie "chiuse", ovvero nella scelta del candidato all’interno del proprio partito riservata agli iscritti stessi. In tutta la storia delle elezioni presidenziali, ben poche volte e solo in caso di grande contrapposizione, come per esempio tra Kennedy e Nixon nel 1960, il numero degli elettori effettivamente recatisi alle urne ha superato il 60% degli aventi diritto e tale situazione, lungi dall'essere vissuta come sintomo di "protesta" popolare, è, invece, vista come segno di accondiscendenza e di assenso alle decisioni altrui.
IL PARLAMENTO - Il Congresso degli Stati Uniti, ovvero il Parlamento, è formato dalle due assemblee elettive nazionali: la Camera, costituzionalmente considerata organo rappresentativo del popolo nella sua totalità, ed il Senato, espressione, invece, dei singoli Stati membri. La votazione, fissata ogni biennio in novembre, prevede sempre il rinnovo totale della Camera dei Rappresentanti nonché quello di un terzo del Senato.

I DEPUTATI - I rappresentanti (deputati, nel nostro gergo politico) sono eletti in collegi uninominali ripartiti in ragione del numero degli abitanti di ciascuno Stato quale risulta dall'ultimo censimento. Ad ogni Stato ne è garantito almeno uno. Il mandato è limitato a due anni, il che costringe i membri della Camera ad essere in perenne campagna elettorale, sottoposti come sono a rinnovo sia in concomitanza con le elezioni presidenziali, sia con quelle di "medio termine" (che si svolgono a metà del mandato presidenziale). Gli elettori sono gli stessi per tutte e due le Camere (coloro che le leggi ritengono maggiorenni), mentre i candidati rappresentanti devono avere almeno venticinque anni, essere cittadini degli Stati Uniti da almeno sette e risiedere, al momento del voto, nello Stato che rappresentano. Per la durata del mandato è fatto loro divieto (e, naturalmente, anche ai senatori) di ricoprire cariche dipendenti dal Governo centrale.

I SENATORI - I membri del Senato sono divisi in tre classi, di numero pressoché uguale, in modo da consentirne il rinnovo per un terzo ogni biennio. In origine, la Costituzione prevedeva che fossero designati dalle assemblee locali di ciascuno Stato. Solo a seguito dell'entrata in vigore di uno specifico Emendamento costituzionale (1913), si arrivò all'elezione diretta. Particolari regole prescrivono i requisiti richiesti: l'età minima è di trent'anni, la cittadinanza deve essere posseduta da almeno nove e la residenza nello Stato che si intende rappresentare deve sussistere al momento dell'elezione. I membri del Senato sono eletti in ragione di due per ciascuno Stato e restano in carica sei anni. Essendo cinquanta gli Stati, sono ovviamente cento i senatori che si riuniscono sotto la presidenza del vice presidente federale in carica, quando i rappresentanti eleggono, di contro, un proprio presidente chiamato "speaker", scelto invariabilmente nelle fila del partito di maggioranza.

Il voto alle donne, una storia recente

Nel gennaio del 1918, il Senato degli Stati Uniti d'America approvava, con la prescritta maggioranza dei due terzi dei presenti, il diciannovesimo Emendamento costituzionale che poneva termine, dopo settant'anni, alla lunga lotta condotta dalle suffragette americane per ottenere il diritto di voto. L'Emendamento di cui si parla così recitava: "Il diritto di voto conferito ai cittadini degli Stati Uniti non potrà essere negato o limitato dagli Stati Uniti o da uno degli Stati in considerazione del sesso". La nuova disposizione, per il vero, entrò definitivamente in funzione solo il successivo 26 agosto 1920, quando il Tennessee, secondo la procedura richiesta dalla Carta costituzionale, la ratificò, ultimo tra gli Stati.

NESSUNA LIMITAZIONE - Da allora, le donne americane ottennero (peraltro, precedute da poche altre fra cui le neozelandesi e le australiane) di poter votare senza alcuna limitazione. In realtà, si può dire che fu la prima guerra mondiale ad imprimere una improvvisa accelerazione alla questione e a portare alla vittoria il movimento suffragista. Infatti, quando Woodrow Wilson era entrato alla Casa Bianca il 4 marzo 1913 - dopo avere sconfitto Theodore Roosevelt e William Taft l'anno precedente - per prima cosa, aveva respinto un altro Emendamento inteso a dare il voto alle donne sostenendo che dovevano essere i singoli Stati dell'Unione e non il governo federale a controllare e decidere il diritto di voto. Un po' meno di cinque anni dopo, però, quando i soldati americani cominciarono a morire in Europa, tutto cambiò e, improvvisamente, lo stesso Wilson - confermato alla Casa Bianca nel 1916 - fu autore di una inattesa apparizione al Senato per appoggiare proprio l'approvazione di quello che diventerà il diciannovesimo Emendamento.

IN GUERRA - Il presidente, nell'occasione, disse ai senatori che, da quando la nazione era entrata nel conflitto, le donne partecipavano a pieno titolo alla guerra per difendere la democrazia, per cui era necessario "metterle sul piano di parità non solo per le sofferenze ma anche per quanto riguardava diritti e privilegi". Il suffragio femminile era uno dei principali obiettivi propostisi dalle donne della borghesia americana fin dalla celebre riunione di Seneca Falls (località dello Stato di New York), tenutasi nel 1848, quando venne sottoscritta una famosa "Dichiarazione dei diritti". Il manifesto allora approvato, redatto per la maggior parte da Elizabeth Stanton, affermava con molta audacia, visti i tempi, che "la storia dell'umanità è una storia di sopraffazioni dell'uomo nei confronti della donna tutte dirette a stabilire una tirannia assoluta su di essa". La Stanton e le sue amiche domandavano molto più del suffragio e cioè "una completa uguaglianza politica ma anche sociale ed economica, il rovesciamento del patriarcato e una radicale trasformazione delle relazioni tra i sessi, dal voto alla famiglia". Nel corso della seconda metà dell'Ottocento l'avanzata dei sostenitori dei diritti delle donne fu lenta, tanto che il quindicesimo Emendamento costituzionale, approvato il 30 marzo 1870, che pure mise fine alla discriminazione razziale in materia di suffragio, non menzionò neppure la discriminazione sessuale! La lotta (che rifuggì dai metodi violenti delle suffragette inglesi) fu portata avanti dal 1890 dalla Associazione Nazionale Americana per il Suffragio, nata dalla fusione di due altre organizzazioni, la più antica delle quali - fondata due decenni prima - era guidata da Anna Howard Shaw e da Carrie Chapman Catt.